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Una nazione smemorata.

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Una nazione smemorata.

Eroi e drammi nazionali dimenticati.

"Non vi dimenticheremo." Quante volte abbiamo sentito questa frase uscire dalla infame bocca di rappresentanti delle istituzioni nazionali per poi scoprire che era solo una nuova menzogna.
Le indagini con immagini che alcune reti televisive hanno mostrato nelle ultime settimane circa le zone terremotate del centro Italia hanno portato alla luce come numerosi italiane ed italiani sono lasciati soli ad affrontare le difficoltà sorte dopo le scosse dell'agosto e dell'ottobre 2016.
Che vergogna, una evidente e storica incapacità ad organizzare, al di là delle chiacchere, le doverose opere di sostegno che sono invece affidate ai volontari che si trovano a supplire alle mancanze del governo centrale e periferico.
Un penoso funzionamento delle istituzioni giudiziarie ed investigative che non arrivano a stabilire la verità in episodi tragici della nostra recente realtà cui si unisce la incapacità di offrire un adeguato sostegno economico alle persone che hanno subito perdite.
Vi ricordate il disastro ferroviario di alcuni mesi fa in Puglia? Allora fu Renzi a dire "Non vi dimenticheremo". Tuttora famiglie che attendono risarcimenti, feriti che devono provvedere alle cure per proprio conto e con le proprie tasche, morti che chiedono giustizia: passata la festa gabbato lo santo è lo sport nazionale italiano, altro che il gioco del pallone.
Vedi le polemiche sulle sentenze del disastro ferroviario di Viareggio: volevano fosse stata colpa dei morti d'essere morti, non rompessero più le scatole, polemiche sulla condanna a Moretti.
Episodi che hanno coinvolto intere popolazioni spariti dai libri di storia e dalla memoria.
 
In questo periodo ci sarebbero le celebrazioni dei 100 anni dalla prima guerra mondiale che noi italiani dovremmo chiamare la quarta guerra di indipendenza. Celebrazioni scomparse dall'orizzonte, l'oblio si impossessa nuovamente di episodi che devono invece fare parte del nostro patrimonio individuale e collettivo. Qualche settimana fa all'Accademia Petrarca si è ricordato come Cesare Battisti, figura chiave nella lotta per l'irredentismo nazionale, fosse passato anche ad Arezzo nelle settimane precedenti l'entrata in guerra per parlare agli aretini. Dopo la sua iniqua morte per mano del boia giunto da Vienna a sopprimere quel prigioniero considerato traditore, ad Arezzo venne pure stampato dall'accademia un numero speciale a ricordo della visita aretina; oggi con lui abbiamo dimenticato gli altri seicentomila morti pei combattimenti e per le condizioni disumane nelle montuose zone di confine tra il Veneto e l'Adriatico in nome dei territori irredenti. Una guerra che ha prodotto milioni di invalidi e feriti, non facciamo neanche l'onore di mantenere puliti i monumenti in ricordo del loro sacrificio. Insieme a Cesare Battisti fu catturato e giustiziato in maniera atroce e vile il suo commilitone Fabio Filzi, istriano come lo era Nazario Sauro, pure giustiziato dopo la cattura a Pola nel 1916. Gli ultimi due venivano da terre irridente, sotto il dominio austroungarico, Fiume con Istria e Dalmazia. Un territorio che sin dai tempi dell'impero romano poi per secoli nella repubblica veneziana si sentiva parte della comunità italiana. Luoghi che sarebbero stati teatro della più infamante vergogna della repubblica italiana, luoghi di grande dolore per oltre 300.000 italiane e italiani di ogni età, costretti ad abbandonare i propri luoghi ed i propri averi nel secondo dopoguerra. Un atto vergognoso e criminale che aveva Togliatti, il “migliore” e storico segretario del partito comunista, fra i suoi principali registi. I partigiani slavi hanno compiuto stragi, omicidi, stupri, reati di ogni genere contro quella popolazione (italiana) che risiedeva nella zona da sempre. Scomparsi, interrati o uccisi nelle foibe, parola da allora simbolo della sofferenza di migliaia di famiglie: sono oltre 10.000 gli italiani “infoibati” per mano dei comunisti slavi di Tito, spalleggiati dai comunisti alla Togliatti.
Tito fu insignito quale cavaliere di gran croce decorato di gran cordone, nel 1969, presidente Saragat. La repubblica italiana ha premiato un criminale di guerra per atti contro italiani.
Ci volle l'allora presidente Ciampi, che nel 2004 istituì il 10 febbraio quale giornata della memoria intitolata alle foibe, per rendere onore a quelle vittime con la concessione della medaglia d'oro alla memoria di una ragazza profanata, a ricordo delle vittime.
Quel Ciampi che ha preso le parti anche dei militari internati in Germania per non aver aderito al nazi fascismo o dei caduti di Cefalonia o dei dispersi in Russia. Uccisi per la divisa italiana.
Territori italiani svuotati, Trieste invasa dai titini, poi zona libera divisa in A e B, Gorizia come Berlino (con muro e mitragliatrici), 300.000 italiani costretti all'esodo e a vivere come sfollati dopo aver perso tutto quello che avevano, per fare un favore all'internazionale comunista. Genti che per volere di Togliatti dovevano essere trattate come “paria”, dimenticati e separati. Italiani difficilmente colpevoli dei reati compiuti dall'esercito italiano nei Balcani negli anni dell'occupazione fascista, ma Togliatti invece d'andare a cercare i responsabili, quale ministro della giustizia propose e firmò l'amnistia a favore di tutti i fascisti, preferì privare la gente comune di tutto, molto spesso anche della vita. Non erano comunisti.
Anche di questo si è parlato alla Petrarca, ma non ce l'ho fatta a seguire tutto il racconto di una persona che ha vissuto l'esodo sulla propria pelle: mi sono vergognato di essere italiano, come mi vergogno quando vedo le immagini di certe aree terremotate o dei lunghissimi e spesso inutili processi di tanti stragi che hanno coinvolto il nostro paese.
La memoria non va di moda; ora è un inutile orpello o peso. Invece è nostra. E di chi ha dato tutto o subìto tutto affinché noi potessimo stare qui al calduccio.
Scusate la retorica, ma io non ci sto a dimenticare. Spesso neanche riesco a perdonare.
 
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