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La certezza del diritto vacilla, la libertà di espressione arranca dietro Burkina Faso e Botswana, la magistratura impera.

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La certezza del diritto vacilla, la libertà di espressione arranca dietro Burkina Faso e Botswana, la magistratura impera.

Nonostante viviamo in un paese ipernormato, nonostante la camera dei deputati abbia approvato la riforma della diffamazione (che invece è ferma da anni in Senato che non ha alcuna fretta, né voglia di lavorare) è ancora la Cassazione che prima si fa le leggi e poi le applica. Parrebbe un abominio giuridico e una violazione di tutti i principi della separazione dei poteri, osservava Nicolò Amato in un suo saggio su Bettino Craxi. Ma tant’è !  

Smentendo se stessa, e tutte le precedenti sentenze che sancivano il contrario, l’amministratore di un sito è responsabile dei commenti dei lettori, anche di quelli non anonimi, e rischia quindi una condanna per diffamazione, quando è dimostrabile che l’amministratore stesso sia a conoscenza della presenza di quel commento.

Il pensiero corre veloce al blog di Beppe Grillo, dove gli insulti sono ordinaria amministrazione. Nel caso particolare, il diffamato è Carlo Tavecchio (e a pensare male si fa peccato mortale...), presidente della Figc, per un commento pubblicato nel 2009 sul sito Agenziacalcio.it, che per questa vicenda è stato anche oscurato.

L’amministratore dovrà pagare 60 mila euro a Tavecchio, per "concorso in diffamazione". La Corte lo ha condannato “per concorso”, perché il gestore doveva sapere dell'esistenza di quel commento, dato che il suo autore aveva preventivamente mandato una mail contenente il certificato penale di Tavecchio.

l gestori dunque, secondo la nuova moda giurisprudenziale, saranno costretti a scegliere tra una condanna o la censura preventiva, togliendo una possibilità di espressione agli utenti, con grave danno alla libertà di parola.  

Ma non basta: da ora in poi bisognerà doversi preoccupare anche dei commenti che gli utenti mettono sotto un nostro post Facebook: dal momento che il social network trasmette notizia esplicita dei commenti, come si potrà invocare la “non conoscenza”?

La considerazione che segue la sentenza (e la voglia di lavorare dei nostri senatori), è che questa pone automaticamente l’Italia sotto scacco nei confronti della giustizia dell’unione: la Corte europea dei diritti dell'Uomo, a febbraio del 2016 infatti, aveva stabilito che condannare i gestori di siti per i commenti anonimi degli utenti, significa "violare un diritto fondamentale dell'umanità: la libertà d'espressione".

Che dire? La certezza del diritto vacilla, la libertà di espressione arranca dietro Burkina Faso e Botswana (che ci hanno sorpassati) la magistratura impera.   

Personalmente valuterò caso per caso… 


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