Prima Pagina | L'opinione | ATO unico regionale dei rifiuti: un punto di partenza

ATO unico regionale dei rifiuti: un punto di partenza

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
ATO unico regionale dei rifiuti: un punto di partenza

Il 14 novembre ho scritto un articolo come reazione “istintiva” a notizie di stampa circa le intenzioni del Presidente della Giunta Regionale riguardo all’ATO unico regionale dei rifiuti; non me ne pento, anche perché la maggior parte delle cose dette sono ancora valide, ma questo è il momento di riaprire il dibattito senza pregiudizi.

 

Premessa

Nella seduta pomeridiana del 13 dicembre  del Consiglio regionale, è stata presentata una relazione dell’Assessore all’’Ambiente e difesa del suolo sul tema dell’ATO regionale dei rifiuti. L’ascolto della registrazione del dibattito consiliare è stato estremamente interessante, in particolare ho apprezzato l’intervento del Presidente della Giunta, che ho trovato estremamente chiaro, puntuale, aperto alla discussione e pieno di contenuti da me condivisi, cioè un ottimo strumento di lavoro da cui partire; mi rimangono dei dubbi, ma siamo solo all’inizio.

Provo ad analizzare alcuni passaggi di questo intervento.

L’ATO unico regionale

Le motivazioni addotte dal Presidente sono sostanzialmente due; la prima è la responsabilità giuridica, in quanto, con la cancellazione delle Provincie, la responsabilità della pianificazione impiantistica è passata alla Regione; la seconda è più pratica, in quanto si ritiene che gli impianti presenti siano troppi e che il “localismo” tenda alla loro conservazione. Riporto alcuni passaggi dell’intervento.

Alcune affermazioni sul metodo

Credo che questo argomento sia da valutare insieme, attentamente, mi auguro senza strumentalizzazioni..”

“.. non faccio a testate dal punto di vista ideologico..”

“.. non penso a rivoluzioni, penso ad un piano che abbia delle tabelle di marcia piuttosto precise, quindi, senza voler imporre nulla a nessuno, perché poi ci sono ruoli diversi tra noi e i Comuni, i Comuni hanno questa materia nelle loro mani, l’ATO è uno strumento dei Comuni, ….

Condivido tutto pienamente.

Alcune affermazioni sul merito

“.. ridurre il numero delle discariche e ridurre anche il numero degli impianti di incenerimento..”

“.. passaggio di competenza dalle Provincie alle Regioni per quanto riguarda anche la localizzazione degli impianti..”

“.. io sono personalmente convinto che l’eccesso di offerta di impianti di smaltimento mantiene alta la percentuale di rifiuti che finiscono in questi impianti.. “

“ .. l’idea di procedere ad una programmazione regionale può in effetti alleggerire il numero degli impianti presenti sul territorio ..”

“.. i rifiuti (n.d.r.: gli utili delle aziende possedute) sono entrati nei bilanci dei Comuni ..”

“ ..l’idea di procedere ad una programmazione di carattere regionale, può in effetti alleggerire il numero degli impianti presenti nel territorio ..”

La volontà di riduzione degli impianti che viene espressa non può che essere condivisa, apprezzata e sostenuta.  Ho però qualche dubbio che l’assioma “riducendo il numero degli impianti se ne riduce il fabbisogno  possa funzionare “(io ho percepito ovviamente che si intenda ridurre la capacità complessiva di smaltimento del sistema e non che si intenda ridurre il numero degli impianti, ma aumentandone la potenza complessiva); qualche considerazione:

  • da punto di vista industriale un impianto si chiude se non serve più, perciò la mia linea guida è: “affamiamo” gli impianti di smaltimento, aumentando la differenziata e questi non serviranno più, quindi li potremo chiudere
  • la riduzione della quantità di rifiuto da smaltire è il mano ai Sindaci, non alla Regione; sono i Sindaci che decidono quali sistemi di raccolta usare e quali obiettivi di RD raggiungere
  • se si prende a rifermento l’ATO sud,   8 Sindaci di Comuni sede di impianto rappresentano il 64,7% del peso in Assemblea  e solo 29,4% della popolazione; fintanto che questi saranno i rapporti di forza, fatico a pensare che le cose possano cambiare anche se si passa da 3 ATO ad uno solo
  • mi è poco chiaro quali siano gli strumenti  legislativi con cui la Regione o tanto meno l’ATO unico possano fare chiudere gli impianti; ma questo è un tema che debbo approfondire
  • infine, avere pochi impianti significa anche spostare i rifiuti da dove vengono prodotti a dove vengono smaltiti con conseguenti maggiori costi di trasporto ed inquinamento; è un tema da prendere in considerazione, anche perché in passato si era ritenuto che la dimensione ottimale fosse l’area provinciale, con la collaborazione delle provincie limitrofe dove necessario.

 

L’Osservatorio

Dice il Presidente: “ La mia opinione, che propongo anche questa al dibattito, è che noi ci si doti di uno strumento ancora più penetrante per quanto riguarda le direttive che noi diamo ai nostri Piani per i rifiuti, cioè noi dobbiamo sapere, ad esempio, se il costo che il cittadino paga per il servizio è congruo rispetto al servizio che riceve; noi dobbiamo dotarci, a mio parere, attraverso l’Osservatorio, di un set di indicatori che ci consentano di dire al Sindaco e al Cittadino: il tuo servizio sta in una media alta rispetto a situazioni analoghe …..”

Assolutamente d’accordo che questo sia un fondamentale strumento di cui dotarsi, anche perché risulta indipendente da chi eroga il servizio e dalla organizzazione degli ATO.

Vorrei aggiungere però un mio desiderio, anche se guarda al passato. Io continuo a sognare che un giorno qualcuno ci spieghi nel dettaglio la ragione per cui associando 6 aziende che svolgevano un’attività ad un costo accettato dai Sindaci, si ottiene aumento rilevante dei  costi all’istante zero, cioè senza una variazione significativa dei servizi, di cui tutti i Sindaci si lamentano. A titolo di esempio l’aumento del costo del servizio per il Comune di Arezzo  è stato all’istante zero del  8,17%.

Rifiuti industriali

Il Presidente ha trattato anche questo tema, con riferimento sia ai cosiddetti assimilati, che a quelli industriali in senso stretto, ipotizzando anche che questi ultimi possano essere oggetto del Piano regionale. Temi interessanti e affermazioni condivise ma non direttamente pertinenti al tema dell’ATO unico, quindi non li tratterò.

 

Cosa fare

I Sindaci

 I Sindaci dovrebbero accogliere l’invito del Presidente della Giunta Regionale a trattare la proposta di ATO unico regionale senza pregiudizi, ma fornendo contributi critici perché si possano effettivamente raggiungere obiettivi di riduzione della capacità di smaltimento degli impianti  della Regione, garantendo l’autosufficienza.

La Giunta regionale

L’Assessore all’Ambiente e difesa del suolo dovrebbe sviluppare il progetto di ATO unico ad un livello di dettaglio tale da dare risposta anche ai miei dubbi, ma, cosa più importante, anche esplicitando e discutendo i principi generali su cui il Sistema di gestione dei rifiuti si deve basare.

Il sottoscritto

Cercherò di seguire l’evolversi di questo progetto, sperando, da cittadino,  di avere gli strumenti per farlo.

 

Franco Romagnoli

 

P.S. per i lettori “affezionati”

Il colibrì ha tentato di “volare” nell’Assemblea dell’ATO Toscana sud del 5 dicembre, ma l’Assemblea non glielo ha concesso (solo due voti  favorevoli); suppongo sia stato considerato un gesto troppo irrituale e comunque la dichiarazione di voto negativa del Presidente dell’Assemblea non lo ha aiutato. Poco male, il colibrì ha inviato il testo del discorso,  (4 suggerimenti di trasparenza e uno di riduzione costi per le aziende) a tutti i Sindaci dell’ATO; uno ha risposto: il colibrì lo considera un successo. 

[Il mancato intervento è leggibile, aprendolo alla voce allegati in alto a destra NDR]

 

 

 

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

4.00