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Lettera: mio padre morto senza un perchè...

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Lettera: mio padre morto senza un perchè...

Rilanciamo il grido disperato di un figlio che ha visto il padre spegnersi in 5 giorni, mentre tutte le diagnosi parlavano di normale decorso. Non conosciamo i fatti, ma saremmo molto curiosi di conoscere la versione dell'azienda sanitaria




"Morire per malasanità!...... Gli errori non devono rimanere impuniti.

Mio padre Tavarnesi Osvaldo, vero personaggio carismatico ed amato del comune di Lucignano, vulcanico ideatore di molte iniziative nel paese, autore di due libri, giornalista per alcuni quotidiani locali e di testate on line, è morto per malasanità il giorno 12 dicembre 2015.

In questi 12 mesi noi familiari abbiamo cercato di preservare la salute psico/fisica di tutti i membri dopo tale shock, cercando di tutelare in primis mia madre ed i nipotini, ma abbiamo e stiamo ancora soffrendo con riservatezza.
Ci siamo ancora più uniti nonostante l'immenso vuoto derivato dalla mancanza di nostro babbo, facendoci forza tra di noi, ma da SUBITO, già poche ore dopo la sua morte, ci siamo attivati per ottenere GIUSTIZIA, senza divulgare tutto ciò, per non incorrere in possibili inquinamenti di prove nelle cartelle cliniche richieste e per non intralciare e rallentare il buon avanzamento delle prime fasi della denuncia.

Ottenere Giustizia!!!!!! Per gli evidenti errori commessi nei 2 ospedali di SIENA e Nottola.

Ottenere Giustizia!!!!!! Perché siamo entrati in 14 gg 8 volte in pronto soccorso, e tutte le volte hanno errato la valutazione dello stato della malattia adottando una condotta negligente, dicendoci e ridicendoci anche in modo maleducato, senza alcun rispetto, che tutto era sotto controllo e che anche quando a noi la situazione sembrava aggravarsi, per loro era il normale percorso della malattia.

Adesso io voglio GIUSTIZIA e che siano riconosciute le responsabilità della prof.ssa Bocchia dell'ospedale di Siena, della dott.ssa Zampone dell'ospedale di Siena, dei medici che hanno gestito il ricovero a Nottola degli ultimi 5 gg e che anche in fase di trasferimento ad Arezzo, ritenevano, dopo consulto con Siena, che lo stato di salute di mio padre non fosse grave.

Ho letto negli occhi del medico che lo aveva trasportato con l'ambulanza da Nottola ad Arezzo, il suo imbarazzo nel vederlo morire poco dopo che era arrivato.
Quell'imbarazzo dello stesso dottore era ancora più evidente davanti alle domande della dott.ssa dell'ospedale di Arezzo, che aveva cercato di tutto per rianimare mio babbo senza riuscirci, e che si chiedeva come fosse possibile che la situazione fosse così precipitata dopo che i contatti con Nottola non avevano ancora una volta avvertito, ne documentato, della gravità dello stato di salute.

Chi mi ridarà adesso mio padre? Il marito a mia madre? il nonno ai nostri figli?

Forse la dottoressa, pardon la professoressa (visto che ci teneva molto che non sbagliassimo) Bocchia? Che riporto fedelmente, quanto da lei scritto nel foglio di uscita alla prima visita, "non ritengo al momento necessario un ricovero.", rimandandolo al giorno dopo, per una visita ambulatoriale nel reparto di ematologia, giorno dopo nel quale, la stessa professoressa riscontrava una leucemia linfatica cronica, rassicurandoci perché asseriva fosse tra tutte, la malattia meno grave (chiamandola leucemia degli anziani) e stimando che non necessitasse di nessuna terapia ne farmaco, tanto che scriveva di tornare il 17 dicembre per controlli, non ritenendo ancora una volta di ricoverarlo, e non facendogli fare altre analisi più approfondite e prelievi di midollo che sono consigliati in questi casi.
Tengo a precisare che mio padre è morto il 12 dicembre e che alla visita del 17 dicembre non ci è arrivato.

Forse ci ridarà nostro padre tale dott.ssa Zampone? Che da subito in modo arrogante senza alcun tatto e senza alcuna professionalità ha snobbato lo stato di salute di mio padre, confermando più volte, ripeto "in modo arrogante", che nostro padre non era in pericolo di vita e che nulla volevano dire i globuli bianchi raddoppiati in soli due giorni.

Purtroppo di questa illustre dott.ssa mi torna anche in mente, che neppure sia venuta a parlarci e neppure abbia visitato mio padre, dopo che avevamo passato la notte del 7 dicembre al Pronto Soccorso di Siena, arrivati con l'ambulanza d'urgenza con medico a bordo da Nottola dove avevano per la prima volta valutato seria la situazione di mio padre.
Non solo non lo ha visitato, ma forse, ha visionato i pochi esami fatti da Nottola, dopo di che ha ritenuto bene di rispedirlo nello stesso Nottola senza neppure parlarci e spiegarci la situazione.
Così, io e mia sorella siamo andati a cercarla in reparto, dove ci ha risposto stizzita ed in modo sfuggevole, indicandoci l'orologio nel segno di sbrigarci perché aveva casi URGENTI, che nostro babbo non era a rischio di vita, che la situazione non era cambiata, ma che era il normale sviluppo della malattia.
Anche nel susseguirsi della degenza di nostro padre a Nottola, i medici facevano riferimento a Siena alla dott.sa Zampone nel guidarli nelle cure, così che l'assurdo si ripete anche la mattina del giorno 12, dopo che l'ospedale di Nottola interpellandola, dietro nostri timori nel vedere peggiorare nostro padre, indicava di portarlo lunedì 14 a Siena per una nuova visita in reparto. (Mio padre è morto il 12 dicembre)

Sono impresse nella mia mente le ultimi due notti che per mio padre sono state di sofferenza, e le ha affrontate con la sua consueta dignità, ma il nostro rammarico è quello di non aver saputo che sarebbe morto e di non averlo neppure potuto salutare,..... chissà quante cose ci avrebbe voluto dire se solo avesse saputo che la situazione era grave.
Ma, per sapere che la situazione è grave, qualcuno ce lo avrebbe dovuto dire! I medici forse?

Avremmo potuto fargli vedere i nipoti, fargli fare una cura per il dolore......Troppe ingiustizie subite, sembra impossibile che l'incompetenza e la negligenza di chi doveva essere professionista e gestire al meglio il proprio lavoro, si sia sfogata tutta insieme contro di noi.

Da subito mi sono mosso per vie legali, ho relazioni tecniche di professori specializzati in ematologia e di medico legale, che attestano gli evidenti errori di valutazione e di condotta dei dottori, argomentate dalle cartelle cliniche e non da nostre sensazioni o spinte emotive.
Sono ansioso di sapere se avremo giustizia!
Dovrò continuare a credere nella giustizia? O come per la sanità dovrò ricredermi ed accettare che anche la giustizia non funziona?
Staremo a vedere, ma io, mia sorella, non molliamo.
Certo è, che non mi fido più dei medici e degli ambienti sanitari e questa mia caduta di fiducia condiziona anche le scelte per i miei figli, perché mi domando se posso affidarli alle loro cure nel caso ne avrò bisogno.

Chiedo a voi che leggete questa mia lettera di denuncia, fosse successo a vostro padre, a vostra madre, a vostra moglie, a vostro figlio, accettereste il tutto e vi rassegnereste oppure provereste ad avere giustizia? Perché le persone che hanno sbagliato paghino e perché non ripetano tali errori?

Generalmente nei lavori, chi sbaglia paga e ne subisce conseguenze andando incontro a richiami, a licenziamenti ed a esclusioni in lavori di responsabilità, ma ciò funziona solo per gli operai, per i commessi, per i dipendenti delle aziende e per la gente comune? O vale anche per queste categorie così tanto importanti dove gli errori provocano conseguenze molto più gravi delle categorie prima citate.

Finisco dicendo, che è difficile e fa male per noi familiari accettarlo, ma mio padre molto probabilmente sarebbe ancora vivo fosse stato gestito in maniera normale, attuando le necessarie attenzioni che gli spettavano.

Concludo confidandovi che è stata forte la tentazione di manifestare tutta la mia rabbia, andando dalla Professoressa e dalla Dottoressa di Siena e dagli altri che lo hanno gestito a Nottola, ma non ho voluto cedere a tali comportamenti che mio padre non avrebbe mai approvato facessi, bensì vado avanti con i suoi insegnamenti tenendo la testa alta e cercando di ottenere giustizia per mio babbo, per noi familiari e per chi in casi analoghi al nostro non ha avuto la forza e la possibilità di provarci.

Firmo accettando tutte le conseguenze che può portarmi questa mia, avendo la certezza di non aver detto altro che la pura e certa verità".

Tavarnesi Simone
Figlio di Tavarnesi Osvaldo

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