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Pasolini e gli affreschi di Piero ad Arezzo.

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Pasolini e gli affreschi di Piero ad Arezzo.
 
 
Io non leggo poesie né di poesie. Leggo soprattutto saggistica, poca narrativa, zero poesia. Tuttavia approfondendo alcuni aspetti delle opere cinematografiche di Pasolini, ascoltando o leggendo qualche intervista come autore o soggetto, alcune riflessioni critiche di spessore, sono incappato nell'accostamento fra la pittura rinascimentale ed i film di Pasolini.
Erano chiari i richiami ad alcune opere pittoriche che Pasolini inseriva specialmente nei film, vedi “Mamma Roma” e “la ricotta”: mi aveva colpito la richiesta di soccorso che Pasolini aveva elevato al noto critico Longhi nel sostenere una polemica con qualche giornalista che l'aveva fatto arrabbiare circa i tableau vivant nei film pasoliniani.
Già mi aveva intrigato abbastanza sapere che un soggetto "classicheggiante" come Longhi potesse rapporti avere con Pasolini, salvo poi scoprire che PPP aveva preparato la sua tesi con Longhi relatore, tesi poi mai discussa perché perduta durante gli eventi bellici.
In quell'approfondimento ho scoperto che Pasolini aveva scritto nella seconda metà degli anni '50 una poesia dal titolo "gli affreschi di Piero a Arezzo".
Mi sono letto questa poesia, incentrata sulla visita di un operaio, almeno così si immagina, agli affreschi di San Francesco nei giorni di quello che nella poesia viene definito palio, ma che per noi aretini suona saracino.
La foto (M. Rizzarelli) allegata rappresenta Pasolini insieme a Ninetto Davoli nella basilica di San Francesco. Visita che lasciò il segno, perché nel suo film successivo “Vangelo secondo Matteo” (secondo me il più importante e poetico) il richiamo agli affreschi del ciclo aretino è chiarissimo, basta pensare alla foggia dei copricapi indossati dagli attori. Non unico richiamo alla pittura di Piero della Francesca che viene emulato persino nella inquadratura iniziale con un omaggio alla Madonna del parto.
Piero della Francesca ha colpito l'immaginario di numerosi registi e sceneggiatori: Valerio Zurlini, Andrei Tarkovskij, persino un blockbuster hollywoodiano come "il paziente inglese" del premio oscar Minghella dedicano spazi importanti all'arte del uomo di Sansepolcro.
Troppo spesso trasferiscono la location dell'azione e privano Arezzo della riconoscibilità e della natalità di alcune opere di Piero. Forse poteva essere un tema a cui dedicare una giornata aperta al pubblico invece delle conferenze per pochi organizzate dal comune di Arezzo in occasione delle ultime celebrazioni. Assieme alla importanza che da sempre Piero riceve nei libri e corsi in tutto il mondo.
Piero della Francesca lo merita sicuramente, per esempio solo grazie a lui ho superato quel blocco che la scuola media mi ha generato, quell'avversione nei confronti della poesia che l'apprendimento a memoria de "la cavallina storna" mi ha generato

 
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