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Un governo di “pochi”, con meno presidi democratici di controllo ed indirizzo e maggiori poteri discrezionali

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Un governo di “pochi”, con meno presidi democratici di controllo ed indirizzo e maggiori poteri discrezionali

E' quello che vogliamo per il nostro futuro? NO GRAZIE!

 

costituzione-copiaIl mio giudizio negativo sulla riforma costituzionale è nel merito. La banale lettura integrale e l’analisi del testo porta inevitabilmente, chiunque dotato di un minimo senso critico al rigetto ed al contrasto di un provvedimento che non realizza nessuno dei propositi che nella “narrazione” governativa dovrebbe rendere “moderno” ed efficiente il paese. A mio personale giudizio fino ad oggi nessuno di noi sentiva “l’esigenza” di un cambiamento così profondo della Carta che, con i suoi istituti di salvaguardia, ha mantenuto viva la nostra democrazia. Quello di cui, invece, tutti sentiamo un disperato bisogno è una classe politica migliore, libera da condizionamenti, che persegua realmente gli interessi generali a vantaggio dei molti piuttosto che quelli particolari a vantaggio dei “soliti” pochi. Però di questo la riforma non se ne occupa …

Visto che in economia, ma nemmeno in politica, esistono pasti gratis cosa chiede in cambio la riforma ai cittadini? La risposta è banale: cessione di pezzi di sovranità popolare in cambio di una, presunta, governabilità. Accentrare nelle mani di pochi e sempre più lontani, dai presidi del controllo democratico, importanti ruoli decisionali. Nel merito, cosa promette Renzi e come realmente stanno le cose.

Rappresentatività  – chi sono i nuovi senatori?

I nuovi senatori saranno scelti non dai cittadini ma dai consigli regionali, con elezioni di secondo livello, tra chi ricopre già un ruolo istituzionale, consiglieri regionali, sindaci. Ovvero dei dopolavoristi che per metà settimana o anche di più dedicheranno il loro tempo, ovviamente, all’attività che ha permesso loro l’elezione e solo secondariamente al loro compito non retribuito a Roma. Lo spiega benissimo Beppe Sala (PD), appunto, il quale dice che farebbe volentieri parte del nuovo Senato perché «sarebbe un altro modo per portare il contributo di Milano, […] la troverei una cosa giusta per poter rappresentare a Roma le nostre istanze». Caro Beppe, cari sindaci che comporrete il nuovo (si spera di No) Senato: stando alla lettura della riforma non si capisce cosa rappresenterete a Roma, ma siamo sicuri che avrete un occhio di particolare riguardo per la vostra città. E allora mi chiedo, da aretino: per quale motivo dovrei sentirmi rappresentato a Roma, ad esempio, dal sindaco di Firenze? Non è che il sindaco di Firenze avrà interesse a far ricadere esternamente al proprio territorio, magari dalle mie parti, cose non esattamente gradevoli; i vari tentativi di esportazione di rifiuti verso il nostro territorio vi ricordano nulla?

Semplicità – superamento del bicameralismo.

Il Senato non viene abolito ne il sistema bicamerale, infatti Il Senato ha piena competenza legislativa (cioè discute, approva e vota insieme alla Camera) su sedici (16) materie specifiche, ovvero su tutte le leggi che riguardano i rapporti tra Stato, Unione Europea e territorio, oltre che su leggi costituzionali, revisioni della Costituzione, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali, leggi sulla Pubblica Amministrazione, leggi su organi di Governo, sulle funzioni specifiche di Comuni e Città Metropolitane. Sulle leggi di bilancio, il Senato avrà sempre diritto di modifica, ma solo 15 giorni di tempo per deliberare eventuali modifiche

Il paradossale è che al senato non toccano competenze invece sull’oggetto della sua riforma; il punto decisivo sarebbe che il Senato dovrebbe avere più potere laddove si discute di articolazione periferica dello Stato, dove si parla di autonomie regionali e locali e invece quelle competenze non gli sono state date, tutto ciò che il Parlamento dovrà decidere sulle regioni viene deciso dalla Camera, assurdo.

Semplicità – Iter legislativo (che si complica …)

La Costituzione vigente prevede un procedimento legislativo sostanzialmente unico. Chiunque abbia letto il famigerato articolo 70, quello che definisce in poche parole che “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere” capisce come si arriva alla promulgazione delle leggi. Con la riforma Renzi-Boschi l’articolo si trasforma in un intricato ginepraio di rimandi ad articoli e commi che, nonostante un vivace dibattito tra esperti, non rende ancora chiaro se gli iter per formare le leggi saranno almeno nove o dieci e forse addirittura quattordici.  Non vedo come un codice che diventerà molto più complicato possa rendere semplice formulare le leggi.

Semplicità Riforma titolo V – Rapporti Stato regione (falsa eliminazione competenze concorrenti)

Le competenze concorrenti ritornano sotto un’altra forma anche nella riforma Renzi. In alcune materie di esclusiva competenza dello Stato, infatti, la riforma specifica che lo questi si dovrà occupare solo di “disposizioni generali e comuni” oppure “disposizioni di principio”, gli stessi termini che in precedenza venivano utilizzati per definire proprio il ruolo dello stato nelle materie a legislazione concorrenteLo stato avrà questa competenze “limitata” simile alla vecchia competenza concorrente su: salute, politiche sociali e per la sicurezza alimentare, istruzione, formazione professionale, forme associative dei Comuni, attività culturali e sul turismo, governo del territorio, sistema nazionale e coordinamento della protezione civile. Se anche si volesse accostare queste nuove disposizioni statali a una celata potestà concorrente, anche banalmente l’uso di questi nuovi lemmi potrebbe richiedere un lavoro interpretativo da parte della corte costituzionale con l’elevazione del tasso di quei conflitti che si volevano invece ridurre.

Velocità – produrre leggi più rapidamente i continui rimpalli Camera Senato bloccano il paese.

Il parlamento italiano è bloccato, semplicemente falso! Da inizio legislatura fino al 18 ottobre camera e senato hanno discusso e approvato 252 leggi. Di queste, 50 hanno richiesto la navetta parlamentare a causa di modifiche da parte di un ramo: solo il 19,84% del totale. Le leggi di iniziativa governativa subiscono meno modifiche. Per esempio delle 203 leggi di iniziativa governativa, 31 (il 15,27%) hanno subìto modifiche e si possono perciò definire leggi navetta. Di queste, oltre la seconda approvazione (iter normale Camera + senato),  solo il 4,15% ha subito più di tre letture.

In presenza di una chiara volontà politica, anche con il nostro attuale sistema bicamerale, i tempi possono essere rapidi. In questa legislatura, In media, le 36 leggi economiche  sono state approvate in 90 giorni. In questo gruppo ci sono alcune leggi, per un totale di sette, che sono state approvate in meno di cinquanta giorni. I decreti-legge governativi 60 giorni quelle di iniziativa parlamentare 200. La quantità non fa qualità e il vero problema italiano è che il flusso continuo della legislazione è una continua correzione e aggiustamento di legislazione già approvata ma evidentemente carente. Non si può dare la colpa di ciò all’elevato numero dei parlamentari perché l’80% delle leggi approvate sono di iniziativa governativa. Questo secondo dato corrisponde ad un progressivo rafforzamento degli esecutivi rispetto alle camere legislative di cui ormai si parla in tutti i manuali di scienza politica e che è dovuto ai vincoli esterni, soprattutto derivanti dall’Unione Europea.

Alcuni provvedimenti sprint: legge sul finanziamento dei partiti, 3 giorni, Lodo Alfano 20 giorni, legge Fornero 16 giorni, Job Act 90 giorni, Fondo risoluzione bancario 13 giorni. Nel corso della XVII legislaturasono state approvate finora 243 leggi, ovvero una ogni 5,3 giorni, Come si vede, la legislatura in corso sta tenendo ritmi di approvazione leggermente inferiori alla precedente, che in circa 1.780 giorni approvò 391 leggi con la media di una ogni 4,55 giorni.

Risparmio – taglio degli stipendi della “Ka$ta”

Secondo la Ragioneria dello Stato il risparmio previsto, invece degli sbandierati 500 milioni, annunciati da parte del premier, saranno, al massino, 49. Chi obietta che trattasi strettamente degli emolumenti tagliati e, comunque, a questi vadano sommati ulteriori importi possiamo ragionevolmente pensare che questo importo si attesti intorno agli 80/100 milioni. Considerando che da gennaio 2014, quando si è insediato Renzi e l’ottobre di quest’anno il debito pubblico italiano è aumentato di 122 miliardi capisce immediatamente la portata della riforma. Ancora, le uscite generali dell’anno 2015 sono state pari a 570.383 milioni si comprende, in rapporto soprattutto a quello che ci viene chiesto di rinunciare, che questo risparmio rappresenti lo zero virgola niente. Se veramente il fine fosse stato quello sbandierato, ovvero il taglio dei costi, sarebbe bastato cancellare vitalizi e pensioni d’oro per avere economie di scala, nell’ordine dei miliardi, enormemente superiori.

Conclusioni

A questo punto è interessante chiedersi a chi giova questa progressiva smobilitazione dei diritti dei cittadini? Lo spiega benissimo JP Morgan, la banca d’affari USA, protagonista della crisi finanziaria che ancora stiamo subendo: l’argine alla grande finanza mondiale, quindi un nemico da abbattere sono le idee “socialiste”, difesa dei diritti individuali, insite nelle costituzioni. Grazie a questi ancora residui argini non si riescono ad applicare le necessarie misure di austerity. “I sistemi politici e costituzionali del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo.

Pare chiaro adesso chi sia il mandante. La necessità di “rafforzare l’esecutivo” è dunque sentita da chi sta al governo perché il potere non basta mai, ma non dai cittadini per i quali si sente invece quella di migliorare la necessità, la proporzionalità e la pertinenza agli obiettivi delle misure adottate. Un governo di “pochi”, con meno presidi democratici di controllo ed indirizzo e maggiori poteri discrezionali è quello che vogliamo per il nostro futuro? NO GRAZIE!

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