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Nidi e scuole per l’infanzia: luoghi sereni, accoglienti e sicuri, senza il “Grande fratello”

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Nidi e scuole per l’infanzia: luoghi sereni, accoglienti e sicuri, senza il “Grande fratello”

Alcuni episodi di maltrattamenti avvenuti in determinate strutture per l’infanzia del nostro Paese, hanno rilanciato l’idea di collocare telecamere negli asili nido e nelle scuole per l’infanzia.

 

Certe forze politiche ritengono, infatti, che l’unico problema dell’infanzia oggi siano le telecamere nelle strutture che ospitano i bambini, così raccogliendo l’ansia dei genitori e amplificandola per ottenere qualche voto in più, senza rendersi conto dei danni che compiono.

Danni, innanzitutto a scapito dei bambini, ingenerando in loro l’idea di essere circondati da persone potenzialmente così pericolose da essere vigilate da telecamere e non di essere in un luogo amico e accogliente, dove svolgere una vita serena; poi a scapito anche del rapporto tra bimbi e insegnanti, perché la presenza di telecamere necessariamente altera la spontanea e corretta relazione educativa insegnanti-bambini. Anni di continua formazione e affinamento di metodologie rischiano di subire una regressione proprio a scapito dei bambini che si vorrebbe tutelare.

Oltretutto la misura è di per sé inefficace se lascia luoghi scoperti all’occhio di questo Grande Fratello: a meno che non si voglia inserire una quantità enorme di telecamere anche nei posti più reconditi (bagni, cucine, corridoi, ripostigli, ecc.), non ci sarà “occhio” capace di sorvegliare in ogni istante ogni luogo. Inoltre tale opzione avrebbe un costo assai ingente, mentre i comuni negli ultimi anni stanno tagliando tutto il possibile e anche di più, sempre a scapito della qualità dei processi formativi dei bambini e in certi casi addirittura della sicurezza degli edifici.

Le alternative giuste ed efficaci ci sono: investire di più e meglio. Intanto va ricordato che gli episodi balzati alle cronache sono avvenuti principalmente in scuole private, laddove la formazione degli educatori, l’effettivo rapporto numerico insegnanti-bambini, i controlli sono minori se non scarsi, mentre molto rari sono i casi avvenuti in strutture pubbliche.

E’ importante, allora, selezionare meglio sia le strutture che gli insegnanti per asili nido e scuole per l’infanzia, soprattutto in quelle strutture private che nel tempo non si sono qualificate e sono più a rischio. Per la selezione degli educatori non è sufficiente una pur giusta laurea in mancanza di ulteriori valutazioni attitudinali per un lavoro così complesso e delicato. Occorre programmare aggiornamenti e qualificazione permanente di tutti gli educatori, sia nelle strutture pubbliche che private e rivedere il rapporto numerico educatori-bambini (che negli ultimi anni si è progressivamente alterato, con sempre più bambini con minori insegnanti) anche ripristinando il naturale turn-over degli educatori (sacrificato in nome delle scarse risorse, con un progressivo invecchiamento del personale).

E’ utile esercitare controlli frequenti da parte di personale competente e qualificato, insieme alla frequentazione delle strutture da parte dei genitori: gli uni e gli altri più di qualunque tecnologia possono percepire e prevenire per tempo eventuali anomalie nelle relazioni tra educatori e bambini.

La discussione sulle telecamere, poi, distrae ed elude altre questioni assai rilevanti, per chi ha a cuore l’interesse dell’infanzia, che oggi sono, invece, trascurate.

In Italia ci sono pochi nidi e costano troppo: solo il 25% dei bambini può frequentare gli asili nido e il costo medio mensile di un posto al nido per una famiglia è di 310 euro, con punte che arrivano ai 600 euro. Costi impossibili, specie in un periodo di crisi. Gli asili nido rischiano di tornare parcheggi: il progressivo impoverimento delle strutture pubbliche e l’allargamento di quelle private producono un generale ritorno indietro a scapito dei bambini. In Italia i fondi per l’infanzia rappresentano solo lo 0,5 del Pil: è così che si pensa al futuro?

Se si è veramente preoccupati per i bambini e non interessati ai voti che si possono guadagnare cavalcando la paura che ingenera qualche, pur preoccupante, fatto di cronaca, si dovrebbe cogliere l’occasione di questa discussione per cambiare politica, destinando all’infanzia la dovuta attenzione, progetti lungimiranti, adeguate risorse. Quindi: buona formazione e selezione degli educatori, apertura di nuovi nidi qualificati con rette eque, avvio di modelli versatili per corrispondere alle mutate esigenze delle famiglie. Tutto ciò significa anche produrre nuova e buona occupazione, favorire l’integrazione, sconfiggere la paura, costruire il futuro. Questo deve fare la buona politica.

 

SEL – SINISTRA ITALIANA Federazione di Arezzo

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