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I mercatini della bufala. Quanto le dicono grosse.

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I mercatini della bufala. Quanto le dicono grosse.

 

Ho ascoltato due separate interviste ad Anna Nocentini, nota ad Arezzo come Anna Lapini, presidente della Associazione commercianti aretina e regionale, sui mercatini di ottobre. Quelli internazionali, anzi mondiali come li definisce. Non come il topo amava definire il coniglio, lei intende proprio rappresentativi di tutto il pianeta, una “kermesse mondiale”. Strano approccio alla geografia. Un terzo degli stand è di operatori locali, 150 quelli stranieri, che non vengono da tutto il mondo, solo da una parte di esso. Certo mercatini internazionali, mondiali magari no, non mi sembra corretto, ma bisogna fare notizia. Abbondare è d'obbligo. Non è l'unica stranezza, la presidente ha fatto affermazioni che richiedono un approfondimento puntuale, trovate le interviste su Mercartini (è scritto così, ndr) 2016 sul web di Teletruria e su ArezzoNotizie WebTV .

Esempio, il sito del reale organizzatore, la Fiva, cioè il ramo degli ambulanti associati alla Ascom dice: ….. Esemplare in questo senso è il caso di Arezzo: il Mercato Europeo vi ha fatto il suo esordio nel 2005, e subito si è deciso che già dal 2006 sarebbe diventato un appuntamento fisso.. .. Insomma europei per il resto d'Italia, ma mondiali ad Arezzo. Forse. Oppure gli organizzatori nazionali sbagliano, come sbagliano ad indicare i numeri. Scrivono: più volte a Trieste è stata toccata la quota-record di 250.000 presenze. Ma non glielo hanno detto che ad Arezzo fanno 300.000 presenze? O non la reputano una indicazione veritiera... magari è una boutade (vocabolo francese, in italiano si può sostituire con bischerata) come altre. Quando ha parlato di maggiore attenzione alla ecologia ho avuto uno sbalzo di pressione. Rientrato, quando ha spiegato il concetto della Ascom sul tema ecologia: esso si estende a pulizia e riciclaggio di tutte le cose che potrebbero sporcare la nostra città. Infatti nel passato molte le lamentele su come veniva lasciata indegnamente l'area destinata ai banchi. Insomma adesso puliscono.

Fra le ricadute sul territorio, molto si dice circa l'immagine di Arezzo che gli operatori porteranno nel mondo (aritanga) o aiutare nel processo di integrazione fra diverse culture (affermazioni della senatrice Mattesini). Alle già opinabili motivazioni, si aggiunge Lapini che nomina i soldi derivanti dalla occupazione di suolo pubblico, forniture di energia, acqua e pulizia. Cioè pagherebbero quello che ogni operatore o famiglia paga, tutto l'anno. Dico pagherebbero perché a seguito della delibera di giunta n. 555, 11.10.2016, decidono che: la manifestazione per le finalità che si propone e per il programma di iniziative che prevede è meritevole del patrocinio comunale e della collaborazione organizzativa richiesta dall’associazione promotrice, che sarà accordata per erogazione energia elettrica ed allacciamento idrico; ma soprattutto di applicare l'abbattimento dell'80% della tariffa TOSAP del vigente Regolamento per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, in quanto la manifestazione assume una specifica valenza culturale. Non una novità, sono anni che gli fanno uno sconto che pare una gratuità.

Del resto i commercianti, i vertici associativi, sono un bersaglio elettorale importante; accontentati quest'anno anche tramite il risparmio delle luminarie, che pagherà il Comune, cioè noi cittadini. La “specifica valenza culturale” viene stimata in un quotidiano locale pari a 3 milioni di euro, manco avessero moltiplicato le fumose 300.000 presenze per una spesa media di 10 euro. Senonché gente che conosco ha speso 20 euro a testa per “mangiare” e non ha visto lo scontrino. Quindi la “specifica valenza culturale” finisce in tasca agli ambulanti, soprattutto foresti, in contanti.

Ad Arezzo le chiacchere, lontano da Arezzo l'incasso. Le paghiamo noi quelle poche ore di lavoro ai commessi aretini in temporaneo servizio negli stand. Il “panem et circensem” va forte, da anni. E la giunta del cambiamento non tradisce gli elettori. Importa assai di Piero della Francesca, dei musei aperti 3 ore alla settimana, delle difficoltà dei negozi di vicinato. Io preferirei far pagare meno a questi ultimi per favorirne la sopravvivenza invece che portare acqua colle orecchie a circuiti fieristici che ad Arezzo non lasciano altro che lo sporco. Certo occupano qualche stanza d'albergo, ma a tariffe agevolate. Mi raccomando, non facciamo lo stesso coi turisti che visitino la nostra città, quelli che davvero gli farebbero pubblicità se ci passassero anche una notte, invece che tre ore. Di solito la pubblicità si concentra fuori del territorio, si cerca di portare soldi foresti in città.

Ad Arezzo vale il contrario. Viva il cambiamento.

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