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Le paraverità, un pericolo per molti come tutelare giovani e non dalle bufale anche social?

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Le paraverità, un pericolo per molti come tutelare giovani e non dalle bufale anche social?

Recenti episodi di abuso degli strumenti di socialmedia mi hanno colpito, negativamente. Uno di essi riguarda il suicidio di una giovane donna campana, che secondo la stampa si è uccisa per le conseguenze della diffusione via web di video che la ritraevano protagonista in film porno ad uso domestico. Grande attenzione mediatica spentasi in tre giorni dal fatto.

Gli altri hanno origine locale: uno circa i commenti critici alla immagine di una donna che allatta al seno in un ristorante, un altro -che ha visto anche intervenire una rete televisiva nazionale- per la presenza, a dire della commediante, di una barriera architettonica, tema rimbalzato sui social. Sono aspetti simili della presenza del web nella vita odierna, ma con risvolti assai diversi. Il caso della donna che -a causa della irrefrenabile diffusione sul web di filmati in cui la stessa era impegnata in attività sessuali esplicite- si è impiccata per la vergogna simbolizza il pericolo insito nel farsi riprendere, pur consensualmente, in attività private. I video sono tuttora visibili -quando finiscono su server stranieri non c'è possibilità di rimuoverli-, li ho visti, nella mia opinione la ragazza era lucida e consenziente. Ma ignorava o sottovalutava le conseguenze del gesto. Chi spiega ai giovani (e non solo) che farsi filmare col telefonino può rovinare la tua vita? La scuola? La parrocchia? La famiglia? Gli amici? Mi pare nessuno, i risultati si vedono. Non so come si può intervenire, chiedo ai lettori di esprimere il loro parere. Perché solo dopo pochi giorni salì alla ribalta l'episodio della ragazza filmata dai suoi amici mentre, credo non lucidamente consenziente, veniva sottoposta ad attenzioni sessuali: video messo in rete. Gli altri episodi sono indice dell'abuso del web e delle false notizie per farsi pubblicità, confidando di suscitare una indignazione di superficie su quella massa ignorante di utilizzatori che guarda in maniera acritica, credulona e poi mette pure i like e condivide, contribuendo alla diffusione della verità artata, la paraverità. Simulazione di verità, creata a somiglianza della stessa, disinformazione. L'ondata di sdegno contro le critiche web alla immagine postata da una utente mentre allatta al seno in un ristorante rappresenta una diversa angolazione del fenomeno social. Chi si è preso la briga di approfondire, andare oltre la versione della utente? Come valutare la veridicità delle critiche, in caso fossero auto-critiche utili a creare il caso? Chi ha compreso che la nutrice sia titolare e autrice di un blog femminile che ha tratto beneficio dalla pubblicità indiretta che il popolo web le ha conferito. Indiretta, ma redditizia. Più contatti, più valore. Viva i weboccaloni! I social si sono riempiti di notizie tipo “partono le multe per chi fuma in auto”, notizie del cicci che non illustrano correttamente i contenuti della norma che riguarda casi specifici e opportuni. Ma la frenesia del condividi le ha fatte divenire verità distorte, catene di sant'antonio della disinformazione. E milioni di utenti superficiali che valutano la validità di un post in base al numero di like hanno abboccato. Masse schiave della Kim Kardashan o Paris Hilton di turno. Manifestazioni locali pubblicizzate con il presunto arrivo di 300.000 visitatori o l'afflusso di 150.000 curiosi, ma chi legge o ascolta rifletta un attimo: 300.000 visitatori sono tre volte i cittadini di Arezzo, compreso lattanti ed ultraottantenni. Anche divise in 5 giornate sono un mucchio di persone. Io non credo averle mai viste così tante persone insieme, neanche in certi capodanni d'oltreoceano. Notizie che non valgono neanche una risata, rilanciate dai media locali. Te la canti e te la suoni. Suvvia.... Inoltre c'è chi prova a montare un caso su una quasi barriera architettonica, al fine di notorietà, per alzare l'interesse sui propri libri e blog, più utenti, più potenziali vendite e raccolta pubblicitaria. Considerato che Arezzo è la terza città italiana per numero di computer zombie o “botnet” secondo Symantec, azienda leader mondiale degli antivirus, la conoscenza dei pericoli, truffe e bufale della rete dovrebbe essere aumentata. Senza riuscire comunque a mantenere il segreto epistolare, visto che molti server di posta scansionano e immagazzinano le email degli utenti. Continuiamo così, facciamoci del male: cito Nanni (Moretti) riguardo alla non conoscenza della sacher torte. Esiste la sacher, esistono le bufale ed i rischi web.

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