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Pokémon GO: l’inizio della fine!

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Pokémon GO: l’inizio della fine!

Un fenomeno dai risvolti antropologici interessanti

 

La nascita e la crescita di questo gioco è stata surreale: raramente capita di poter osservare gente girare per strada a frotte, con gli occhi incollati al telefonino, spostandosi nella caldi notte agostane tra l’anfiteatro e piazza G.Monaco, con qualche puntata tra piazza Duomo e villa Severi, sospinta da incredibili messaggi: c’è Charizard, Parasect, Oniz… e via, tutti alla caccia del pokemon raro.  

Tuttavia nessuno tra i commercianti aretini ha saputo cogliere l’enorme potenziale economico che vagava senza meta apparente nelle sere svogliate di chi è rimasto in città, in cerca di un caffè o di una bibita tra i vari distributori automatici.

Guardando le decine di persone, assiepate in corrispondenza dei vari pokestop, fantasticavo tra me che se avessi avuto un bar in mezzo a due di questi strani “cosi” virtuali, avrei provveduto con poca spesa a tenerli accesi io fino a tardi, anche tardissimo. Con un costo equivalente a quello di 3 o 4 caffè, sai che manna? Invece niente. Baciati da un piccolo ambo al lotto, han gettato il biglietto: tutto chiuso.

Quando l’arsura nel caldo estivo ti tormenta, vedere la serranda del bar immancabilmente chiusa davanti ad un centinaio di persone… fa uno strano effetto. Ma ormai è tardi. Tutto questo sembra arrivato ormai alle sue battute finali.

Il gioco ha finito di battere ogni record, come era accaduto per settimane e non si trova nemmeno in cima alla classifica delle app “più redditizie” nel Play Store avendo ceduto il passo ad app come Clash Royale, Mobile Strike e Game of War: Fire Age.

Alla fine chi a luglio si è avvicinato a Pokemon Go, lo ha fatto perché questo titolo ha risvegliato i ricordi di una adolescenza lontana: ma onestamente si aspettava molto, molto di piu’.

La delusione ha preso presto il posto dell’entusiasmo: chi ricordava le infinte partite con gli amici, si aspettava anche la possibilità di usare sul campo la collezione degli immaginifici guerrieri del web, catturati nel mondo reale.

Invece nulla piu’ che poche palestre virtuali, dove gruppi piu’ o meno organizzati, si sono presto assicurati il controllo assoluto, con una tecnica spartitoria pianificata. Chiunque oggi si affacciasse da neofita a questo gioco, non avrebbe altro da fare che collezionare immaginette elettroniche in un altrettanto virtuale album di figurine “Panini” del tempo che fu. Un po’ poco…

L’idea geniale del presidente Nintendo, che è morto troppo presto per vederne il compimento, di spostare il gioco dai monitor al mondo vissuto attraverso la “realtà aumentata”, si è scontrata con una trama di gioco inesistente, con una sostanza inconcludente e alla fine con una noia mortale.

In realtà non so neppure se ci sarà intenzione di continuare ad investire, col rischio magari di perdere denaro, rimangiandosi “il cacio vinto”.  Speriamo di si.

Il gioco, che è partito come un fenomeno planetario e che ha portato ad incassi record (si calcola) di almeno 500 milioni di dollari nei suoi primi 60 giorni, arricchendo troppo e troppo in fretta gli sviluppatori di Niantic Labs e Pokémon Company, si sta avviando verso un inarrestabile declino, mentre i leaders maximi delle palestre aretine, potranno sventolare al mondo la gloria delle loro conquiste: la coppa del nonno!

È un peccato, perché Pokémon GO ha regalato settimane di grande divertimento ai giocatori, facendoli tornare per un mese allo spirito di una adolescenza lontana, anche se in realtà molti erano ormai adulti e a volte anche attempati.

Sono pochi i ragazzini infatti, che avrebbero avuto la libertà domestica di spostarsi rapidamente di notte in città e oltre, in questa incredibile caccia virtuale: una caccia al tesoro planetaria realizzata per gran parte dopo il calar del sole.

Un gioco che ha visto la malizia degli adulti avvilupparsi come una piovra all’essenza stessa del gioco, ucciderne il valore ludico, trasformandolo nell’ansia del comando, nel bisogno di emergere, almeno in questo mondo parallelo.

Raggruppati in bande che si sono spartite il territorio, hanno "sigillato" le virtuali palestre rendendole inattaccabili in cambio di 10 monete/gioco.Giocatori in realtà cresciuti per gran parte barando, grazie ad applicazioni virtuali di simulazione della realtà, che i bimbi non saprebbero certamente utilizzare. Un po’ come coloro che barano al solitario… Non ci sono parole!

Metodi camorristici di controllo del territorio virtuale, applicati ad un mondo immaginario rappresentato solo da un gioco, hanno diviso il controllo della città in due parti, lato Nord e lato Sud (in realtà i gruppi sono tre, ma uno rappresenta la cosca perdente) sintomatici del bisogno costante di emergere da qualche parte, foss’anche solo nel ruolo di allenatore di pokemon che controlla il guerriero piu’ grande, grosso, raro e con tanti, tanti poteri. Piccoli caporali crescono! Anzi, son già cresciuti. La sensazione del prolungamento fallico è forte assai. Che sia questo il problema?

La “febbre da Pokémon” è ora però diventata solo un ricordo, per la sostanziale incapacità di chi lo ha prodotto di creare una trama accattivante, di impedire distorsioni nella sua natura (sarebbe bastato un limite temporale all’occupazione degli spazi comuni), ma soprattutto basandosi solo sulla celebrità del suo brand, lanciato senza alcune delle caratteristiche chiave del gioco… e i giocatori si ritrovano adesso ad essere sopraffatti dalla noia.

Forse tra un anno il gioco sarà molto piu’ completo e con le caratteristiche che da tempo Niantic e Nintendo hanno promesso, ma la smania delle prime settimane non tornerà piu’.

Anche se Pokémon GO ha avuto più utenti per più tempo di ogni altra applicazione ludica, dal momento che la Nintendo ha messo in campo uno dei suoi giochi piu’ famosi di tutti i tempi, vederla sfiorire nello spazio di una mezza estate, dispiace sinceramente.

Un po’ come la giovinezza… 

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