Prima Pagina | L'opinione | CACCIA GROSSA AL TOPO INTRUSO NELLA SCUOLA

CACCIA GROSSA AL TOPO INTRUSO NELLA SCUOLA

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
CACCIA GROSSA AL TOPO INTRUSO NELLA SCUOLA

IL COMUNE NON COMBINA UN PIFFERO E INTIMA BASTA ALLARMISMI O SCATTA IL REATO... E NON QUINDICI TRAPPOLE MULTICATTURA

 

 

Se i fratelli Grimm rivivessero ai giorni nostri potrebbero attingere dall’Ufficio Ambiente di Arezzo un nuovo finale poco lieto (e a tratti sconcertante) con cui aggiornare,  in perfetto burocratese corrente,  la storia del pifferaio magico. E il Comune di Arezzo potrebbe godere di rinnovata fama nazionale ed internazionale grazie alla sua insperata inclusione nella versione base della famosa leggenda nata in Bassa Sassonia nel 1200 e dintorni, poi trascritta in fiaba, ma anche messa in poesia da Goethe e fantascientificamente romanzata in un episodio della saga Star Trek e musicalmente giunta fino a noi coevi grazie a cantautori italiani del calibro di Bennato e Vecchioni, rock band famose come i Led Zeppelin e pop star di successo come Eminem.

Che rèclame, ragazzi. Altro che Back in time!

Purtroppo la storia non si fa con i se soprattutto quando una leggenda come la grande leggenda tedesca del pifferaio che derattizzò la città di Hamelin, qui da noi, ad Arezzo, perde in magia e acquista in prosaicità.  I ratti non sono fameliche pantegane ma più modesti topolini di campagna, tracce della presenza dei quali non sono benvenute all’interno di una scuola , comunque.  E soprattutto il leggendario piffero non c’è  nella versione aretina. Manca il meglio: il magico strumento che sconfisse la repellente invasione. In compenso  c’è una batteria di “quindici trappole a cattura multipla” per mezzo delle quali, però,  il Comune non ha ottenuto un piffero. C’è però il castigo finale. Come nella versione tradizionale della fiaba.  Ad Arezzo, il castigo è annunciato dalla intimazione, solenne intimazione,  a “non ingenerare o procurare ingiustificato allarme nella comunità”, altrimenti “punibile ex lege”, in quanto “la presenza di un topolino, ancorché intravisto dai bambini, non appare di per sé un elemento d’incremento del rischio palesatosi a seguito del ritrovamento degli escrementi del topo”. Insomma: il plesso scolastico non s’ha da chiudere neanche temporaneamente e “se la segnalazione fosse pervenuta con tempestività”, ossia una settimana prima dell’avvio del nuovo anno scolastico, “si sarebbero evitati ogni rischio e ogni contemporaneità” con la disinfestazione dei locali.

Occhio, ordunque,  al timing:  la deiezione topesca va rinvenuta fumante e il bimbetto dev’essere degno di fede e lesto nello scorgere il topolino.

 E’ quanto in buona sostanza scrive il Comune di Arezzo, Ufficio Ambiente, alla direzione della scuola d’ Infanzia e Primaria di Quarata, dopo aver assolto a ben due interventi di disinfezione igienizzante del plesso scolastico, ambedue scattati con “carattere di urgenza ed emergenza” non appena segnalato l’inconveniente della presenza di “topolini di campagna, responsabili della violazione in argomento”, scrive testualmente l’estensore del testo, che in altre righe ostenta un certo estro revisionista della versione tradizionale del Pifferaio Magico.

Leggenda vuole che ad essere castigata fosse la spergiura gente di Hamelin che, finalmente liberata dai ratti, decide di non pagare il derattizzatore. Nella versione comunale aretina il reato contravvenzionale di procurato allarme incombe su chi dovesse vedere altri topolini di campagna in quella scuola.   

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0