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Rai & Rio: Rip.

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Rai & Rio: Rip.

La copertura televisiva dei funerali dello sport.

 
 
La Rai (radiotelevisione italiana) si dimostra fucina di fatti sbalorditivi: una pletora di stipendi da 300.000€ all'anno comprese persone che non fanno niente (specificatamente trombati politici in panciolle), consueta occupazione e gestione politica di un servizio pubblico, magica l'operazione di addebito del balzello denominato canone attraverso le bollette della luce.
Sottolineo il fatto che il ragazzo di Rignano abbia venduto l'operazione di addebito del canone nelle bollette elettriche come l'occasione per una riduzione dello stesso: pagare tutti, pagare meno. Scherzava, l'anno prossimo ci sarà un aumento del 17%, così riusciamo a mantenere questo branco di mangiapane a tradimento.
Qui parlo di una orribile copertura televisiva degli appuntamenti sportivi, evidentissima durante la edizione olimpica di Rio de Janeiro.
Ricordo di aver atteso inutilmente la messa in onda di gare di finale che vedevano coinvolti atleti italiani (pe, pallavolo maschile), sostituite da eterne e noiose dirette delle gare di qualificazione per i tuffi, commentatori ignoranti e presuntuosi (pugilato), esperti insopportabili (Lucchetta, pallavolo), giornalisti impegnati a tifare ogni atleta italiano oltre la decenza, fino ad augurare che gli altri atleti sbagliassero: totale assenza dei veri valori sportivi olimpici, una vergogna come lo è la riedizione di programmi del passato come “rischiatutto” condotto da quell'insopportabile imbonitore di Fabio Fazio. Poro Mike Bongiorno, adesso pare un gigante.
Un ingiustificabile ardore pseudo giornalistico, degno del peggior gossip, circa una sola nuotatrice, manco che le altre fossero lì per caso: chi si è guadagnato una qualificazione olimpica dovrebbe aver diritto ad una adeguata copertura televisiva, una ricompensa. Perché come al solito le Olimpiadi riescono ad offrire la visione di campioni e di sport poco noti.
Micheal Phelps, lo squalo di Baltimora, è secondo me il personaggio di questi Olimpiadi, senza trascurare l'impatto emotivo che le gare di velocità di atletica, dominate da Bolt, hanno offerto.
Uno sport fra i tanti mi affascina, la ginnastica ritmica femminile; pensare che quando da ragazzo a scuola all'ora di ginnastica si vedevano comparire le ragazze con nastri e palla, clavette e cerchi ci mettevamo a ridere come gonzi. Vedere l'armonia che sprigionano queste ragazze mi emoziona e mi conferma di essere stato assai bischero anni fa.
Ma lo sport è malato, l'esclusione degli atleti russi denuncia l'incapacità degli organi internazionali di svolgere il proprio ruolo verso uno sport pulito. Anzi arrivano sino alla discriminazione: gli atleti para-olimpici russi non saranno ammessi alle Para Olimpiadi che inizieranno fra poco. Gareggiano per la stessa federazione quindi, secondo la giustizia sportiva, devono essere penalizzati al pari degli altri: roba da matti. Effettivamente sono dopati, anche io metà dei farmaci che prendo reca quella X propria dei farmaci dopanti. Ma lo facciamo tutti, il dolore picchia.
Lo spirito della Rai è lo spirito della mediocritas ossia gufare contro gli altri, ricorrere all'aiutino, tifare per i raccomandati e gli incapaci. In uno: non eccellere .
La Rai non è un posto dove vince il merito bensì l'essere semplicemente meno peggio degli altri: con lo stesso spirito questi signori affrontano gli avvenimenti sportivi.
Io preferisco un atleta italiano che si batte, dà il suo meglio e non sale sul podio piuttosto che rimediare una medaglia sulle disgrazie altrui: ma questo è lo spirito di una certa Italia della quale facciamo fatica a liberarci. Dove il sacrifico e l'impegno sono segno di debolezza.
Quanto è bello lo sport!
Meriterebbe gente migliore di quelli che lo governano (uno dei cinque massimi dirigenti del comitato olimpico internazionale è stato arrestato durante le Olimpiadi) e soprattutto di servizi televisivi adeguati per portare altri giovani verso lo sport, una disciplina che fa bene al corpo, all'anima ed al paese.
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