Prima Pagina | L'opinione | La nostra gioventù: di male in peggio.

La nostra gioventù: di male in peggio.

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
La nostra gioventù: di male in peggio.

dammene un che me n'è morti due

 
 
Qualche sera fa mi è capitato di ascoltare, involontariamente, un gruppetto di giovani aretini, maschi e femmine, 25-30 anni. Dopo ho dovuto ammettere che mia moglie ha ragione circa le aspettative sulla nostra gioventù, anche se lei dice che io non ero meglio.
Come genitore vorrei di più, ma se questa è la media della nostra gioventù vale il famoso detto: tra tanti orbi, beato chi ha un occhio.
Infatti è venuto naturale di pensare alla mia generazione -ci si trovava al bar, all'angolaccio poi in piazza Giotto-, a più recenti occasioni di conversazioni conviviali a tema figlioli, e a questi giovani: ignoranti, immaturi, maleducati, ubriaconi, razzisti.
Un bel casino, a me non pareva essere così malconci.
Il risultato dello sfilacciamento della scuola, dello sgretolamento delle famiglie, della pressione dei social media, e chissà quant'altro. Forse a 55 anni sono già divenuto vecchio, come lo erano quelli di 55 anni quando io ne avevo in una ventina. La ruota della vita?
Sono cresciuto nel bar sotto casa, malvisto dai miei genitori, un luogo di perdizione.
Ricordo che in estate c'era la consueta battaglia di gavettoni fra il nostro bar -quello della Maria-, il barrino di San Michele ed il Magi di via Trasimeno. Stupida, ma innocente. Non andavamo certo a strappare i colonnini e a sfondarci il parabrezza delle automobili.
Stavamo in ambienti fumosi, dove c'era il flipper, il gioco delle carte e talvolta il biliardo. Sì, sono anche cresciuto nelle sale gioco, top dei peccati, ma devo dire che proprio in quegli ambienti forse ho imparato i primi rudimenti della vita. Compagnia esclusivamente maschile, certo la bestemmia era molto diffusa, qualcuno la utilizzava anche come intercalare, mai come questo gruppetto, presente una ragazza, dove s'alternavano una parola e una bestemmia.
Bacco, Tabacco e Venere: tabacco sì, di monopolio, altri tipi non ne viaggiavano, ma forse il fumo è il minore dei mali ai giorni d'oggi e effettivamente sarebbe opportuno depenalizzare, rendere legale ed affidare allo Stato la vendita della marijuana.
Bacco era sconosciuto (Venere poi..), nessuno di noi giovani beveva, e i pochi che lo facevano -ben più grandi di noi- venivano già allora guardati con compassione: questi ragazzi odierni parlano soltanto della prossima cena del Saracino, dell'opportunità di ubriacarsi e di stordirsi con il bere, ricordando le volte avevano esagerato producendosi in comportamenti (che esaltavano) di incoscienza, vandalismo e maleducazione.
Il saracino, per noi un solo appuntamento annuale, allora faticava a uscire dalle mura (v'arcordate de quando quelli del barrino rapinno el buratto?) e non era il trampolino politico che è diventato, il business di alcuni. La giostra non era l'unico argomento delle nostre conversazioni: musica, motociclette, politica. Certo superficiali, non avevamo molti libri nella nostra formazione, ci affidavamo al confronto con quelli più preparati (e magari più politicizzati), ma non formavamo le nostre menti alle bufale webbiane che invece regolano la vita di questi ragazzi. Stupisce sentire la notizia per cui in Italia per la prima volta dal 1945 cala il numero di laureati -sembra che la laurea non porti alcun beneficio economico in ambito lavorativo; se uno vede la laurea soltanto come mezzo per un maggior beneficio economico forse ha un orizzonte limitato: la cultura è il cibo della mente, non lo strumento per la pancia.
E poi il clou, in una frase di questi ragazzi: “negri di merda”, ripetuto.
Utilizzato a sproposito, la ciliegina su un dolce andato a male.
Usato in contesti impropri, simbolo di un razzismo inacculturato. Il più squallido. Privo di conoscenza, esperienza e confronto. Si può trovare chi è in grado di argomentare sulla superiorità di una razza, gruppi o classi sociali, ma gli occorrono argomenti. Questi non ne hanno. Ipocriti poi, come tanti di quelli che appaiono in tv, microfonati: rifiutano lavori “umili” e necessari, poi se la prendono cogli stranieri che li accettano.
Mancanza di rispetto per l'individuo che si avvia colla mancanza di rispetto per sé stessi. Antipasto e digestivo di un percorso di abbrutimento, dove si finisce magari con accoltellare la ex compagna, quella “troia di merda”, dopo averla stalkingata.
E stiamo freschi.
  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0