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Antropizzazione e natura, stato italiano e calamità naturali.

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Antropizzazione e natura, stato italiano e calamità naturali.

Gli elementi vincono, gli italiani perdono.

 
 
Dopo il terremoto che nei giorni scorsi ha colpito zone a noi vicine, una volta di più si suggella il dominio delle forze naturali nei confronti della civiltà umana. Aria, acqua, terra e fuoco dimostrano con regolarità l'insignificanza dell'uomo nell'equilibrio del pianeta.
Sappiamo che alcune aree del nostro paese sono esposte alle calamità naturali: alluvioni, terremoti, tempeste; abbiamo imparato che anche il fuoco fa paura, ma dopo decenni di millantati fenomeni di autocombustione sappiamo che gli incendi sono solo opera di piromani e speculatori.
In tv, un geologo ha detto che il terremoto in quanto tale non costituisce un pericolo diretto per l'uomo, il pericolo subentra a causa dell'antropizzazione dei territori ossia della presenza dell'uomo e dei suoi manufatti, quegli immobili che in molti casi però non sono in grado di salvar salvaguardare gli occupanti. Purtroppo le conseguenze sono note.
Nei decenni abbiamo visto crescere nel nostro paese una capacità di venire a sollievo delle popolazioni colpite incentrata sulle forze del volontariato: non con questo voglio sminuire importanza, impegno, risultati dei vigili del fuoco e del resto delle poche strutture specificatamente concepite per questi casi.
Voglio soltanto rimarcare come lo Stato italiano privi di adeguate attenzioni e risorse queste importantissime strutture cui i cittadini guardano nel momento del bisogno.
Ad Arezzo, la venerazione della Madonna del conforto deriva dalla preoccupazione popolare per uno sciame di scosse telluriche che riguardava la città: la Madonna del conforto fu percepita come l'unica protezione quando la forza della natura coinvolge gli uomini. Per come stanno le cose dobbiamo continuare a invocarla, lo stato italiano nei casi di calamità naturale mostra il suo carattere. Comparsate, parole di sostegno, il classico “armiamoci e partite”.
Proposte di beneficenza demenziali come quella della Meloni, parlamentare segretaria di FdI: destinare un montepremi ai terremotati. Detto da una che busca decine di migliaia di euro all'anno suona offensivo, esprime anche la ignoranza sulle norme di quel montepremi. Gente che si fa bella coi soldi degli altri. Ci penseranno come al solito i cittadini italiani, in quel moto di solidarietà che per fortuna non è carità pelosa.
Prevenzione: ricorderemo tutti cosa accadde a San Giuliano di Puglia quando tanti bimbi rimasero intrappolati e morirono nel crollo della scuola elementare; da allora “partì” un rinnovato slancio sulla sicurezza nei luoghi pubblici con particolare attenzione alle scuole salvo poi scoprire un decennio dopo, con il crollo della casa dello studente a L'Aquila, come fossero solo parole. Una propaganda rinforzata dalla fuffa del ragazzo di Rignano, poi la scuola di Amatrice, interessata da adeguamenti antisismici nel 2012, è venuta giù ieri.
Dovrebbe sussistere obbligo di adeguatezza antisismica per tutti gli edifici aperti al pubblico, ma questi propongono la stipula di una assicurazione (chissà chi ci guadagna, eh?!).
Andreotti, Berlusconi, Renzi: cambiano facce ed accenti, ma non i risultati. Siamo soli.
Non sappiamo più se preferire il terremoto notturno quando siamo nelle nostre abitazioni oppure di giorno quando i nostri giovani sono a scuola.
Soccorso: ricordo il terremoto del Friuli 1980. Un fiume di aiuti, mani di volontari o militari di leva. Adesso che la leva non esiste più, restano solo i volontari: non abbiamo neanche l'esercito per garantire la sicurezza contro gli sciacalli. I nostri militari, spesso dotati di importanti mezzi come bulldozer, ospedali da campo, strutture mobili sono impegnati in assurde missioni di pace (così le chiamano) per un costo di 4 miliardi all'anno: sarebbe meglio spendere quei soldi in prevenzione ed avere i militari che noi paghiamo disponibili per quelle attività che talvolta la natura richiede.
L'opera di ricostruzione è forse il capitolo più doloroso: visite del capo di governo, discorsi del presidente della Repubblica, accorate parole del Papa, ma passata la festa gabbato lo santo. Popolazioni abbandonate al loro destino, qualcuno ricorderà il sisma della Valnerina 1997 dove borghi vennero distrutti e le relative popolazioni, che non vogliono abbandonare i loro luoghi di origine dove sono tutti i loro affetti, costrette a passare numerosi inverni rigidi e nevosi dentro i containers. Mentre ci preoccupiamo di dare assistenza ad una moltitudine di migranti economici che sottraggono risorse che andrebbero destinati ai nostri concittadini.
Sono razzista? Fate voi.
“Non vi dimenticheremo” dice il ragazzo di Rignano, l'epigono di Fonzie: lo ha detto poche settimane fa dopo l'incidente ferroviario della Puglia, lo disse dopo una visita a L'Aquila, una città fantasma per il terremoto del 2009, lo ha detto adesso: un cattivo presagio per migliaia di italiani che scelgono di vivere dove le loro famiglie sono sempre vissute, in quei borghi che sono la bellezza del nostro territorio e che custodiscono la storia della nostra cultura, ma dove se vuoi cambiare una finestra devi combattere con una burocrazia asfissiante che trova da ridire anche se vuoi un trave di ferro dentro una casa per aumentarne la solidità.
Un velo di tristezza, una consapevolezza di impotenza, che si assomma alla vicinanza verso tutti coloro che hanno perso qualcuno o qualcosa per quella forza della natura colla quale molti convivono, ma alla quale non intendono cedere.
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