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Banca Etruria: il passato appartiene alla giustizia ma per il futuro dobbiamo lottare!

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Banca Etruria: il passato appartiene alla giustizia ma per il futuro dobbiamo lottare!

 

Quando tutta la stampa nazionale e locale si chiedeva come si era potuti giungere a una simile catastrofe, quando si facevano il pelo e il contropelo alle delibere, ai fidi concessi, ai magheggi costruiti ad arte, quando si parlava solo del Boschi, del Rosi, del Guerrini e del Fornasari, scrivevo che tutto quello che aveva portato la banca al crack, apparteneva ormai alla giustizia ed era nelle mani del tribunale.

Quando si scrivevano sciocchezze a ruota libera, si inventavano articoli tratti dalla fantasia dei tanti prezzolati con la penna in mano, si immaginavano situazioni mai accadute facendole apparire reali, si scriveva senza conoscere nulla e restando a 400 chilometri di distanza, pochi capivano che ancora non era accaduto nulla e che ancora doveva abbattersi sulla nostra città, un uragano finanziario di proporzioni epocali.

A noi non restava e  non resta, che lottare per difendere la banca. Non quella costruita attorno a quei pochi uomini che, come la rana raccontata da Fedro, pensando di essere grandi banchieri e uomini di successo, si son gonfiati il petto fino a scoppiare. Non quella nelle mani dei poteri che si credevano forti, ma che in realtà forti non erano: erano solo incapaci!

Noi dobbiamo fare ciò che possiamo per difendere invece quella istituzione che in 130 di storia ha contribuito alla industrializzazione del nostro territorio. Quella attorno a cui sono cresciute migliaia di aziende orafe e manifatturiere dell’abbigliamento. Quella che ha contribuito al piccolo boom industriale che ha permesso una rivoluzione economica per una città fino al ‘60 a vocazione quasi esclusivamente agricola.  Questo è ciò per cui dobbiamo lottare.

Sappiamo ormai con quasi certezza che i risparmiatori prima o poi saranno certamente risarciti, ciò che nessuno invece risarcirà, è la città da una lacerazione profonda, da uno strappo doloroso che i nostri figli ci rimprovereranno per sempre e di cui ancora non abbiamo reale consapevolezza. Ed avranno ragione!

Al punto in cui siamo non è possibile tornare indietro. E’ come se il decreto del 22 novembre avesse deciso di prendere un salvadanaio di coccio a martellate. Ritirate il decreto, chiede qualcuno. Ma anche se fosse, il salvadanaio di coccio ridotto in mille pezzi non torna insieme per questo. Ormai il giochino s’è rotto e indietro non si può tornare. Ormai quel che è fatto è fatto. A noi ci resta solo da lottare per salvare il salvabile. A futura memoria.

Buona giornata

Una volta una rana vide un bue in un prato. Presa dall'invidia per quell'imponenza prese a gonfiare la sua pelle rugosa. Chiese poi ai suoi piccoli se era diventata più grande del bue. Essi risposero di no. Subito riprese a gonfiarsi con maggiore sforzo e di nuovo chiese chi fosse più grande.
Quelli risposero: - Il bue.
Sdegnata, volendo gonfiarsi sempre più, scoppiò e mori.
Quando gli uomini piccoli vogliono imitare i grandi, finiscono male.

(Fedro)

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