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CANNABIS TERAPEUTICA: SUBITO UNA LEGGE, PER FAVORE!

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CANNABIS TERAPEUTICA: SUBITO UNA LEGGE, PER FAVORE!

 

Fabrizio Pellegrini è stato recluso nel carcere di Chieti. La sua colpa, aver coltivato cannabis nel suo balcone, come palliativo ai dolori cui da anni lo condanna la sua brutta malattia, una fibriomalgia. Della sua triste storia hanno parlato Luigi Manconi (Presidente della Commissione Diritti Umani) e Antonella Saldo, ne Il manifesto del 27 luglio scorso. Sulla sua storia, ha preso posizione anche Roberto Saviano. Io non conosco questo signore. Se, però, il suo problema penale e giudiziario è solo l’uso della cannabis terapeutica, siamo di fronte all’ennesima inqualificabile vergogna italiana. E il problema non è del solo Fabrizio.

Il tema cannabis divide, e il Parlamento, nelle ultime settimane, ha cercato di rinviare ogni decisione. Ma una decisione politica non è più differibile: sulla cannabis terapeutica, i nodi sono giunti da tempo e tragicamente al pettine.

Massimo rispetto, sia chiaro, per tutti coloro che in Parlamento, nella Società Civile nutrono sinceri dubbi, perplessità sul difficile e spinoso problema delle droghe. Io stesso vengo dalla cultura se non del proibizionismo tout court, quantomeno del dubbio e della diffidenza verso facili e ottimistiche prospettive di liberalizzazione delle cd “droghe leggere”. Serve, però, concretezza e realismo. Quando, infatti, è in gioco il fondamentale diritto alla salute di un cittadino, malato e tormentato dal dolore, le remore proibizioniste devono cadere: e non in nome di baudeleriane attrazioni per i fumi della droga, ma in nome della Scienza e del Buon Senso.

Perché non liberalizzare subito la coltivazione e il consumo di cannabis a fine terapeutico? Liberalizzare, ovviamente, con i dovuti controlli, razionali e adeguati (es. consentendo la coltivazione a piccole cooperative legalmente riconosciute)! Perché esitare quando le più che documentate e consolidate evidenze scientifiche attestano il grande beneficio della cannabis in svariate applicazioni terapeutiche, segnatamente a favore delle spasticità?

O deve forse il cittadino bisognoso, onesto, tranquillo trasformarsi in pusher, per procurarsi i soldi sufficienti a far fronte al servizio di “somministrazione legale” della cannabis, nelle Regioni dove è timidamente avviato? Manconi e Saviano ci ricordano che in Abruzzo (al cui Servizio Sanitario anche Fabrizio Pellegrini si è rivolto) questa “somministrazione” costa € 500 per un mese di terapia. Senza contare l’odissea burocratica, variamente documentata nei giornali, nel web.

Sulla coltivazione personale a scopi terapeutici, il Ministro Lorenzin pare non voler cedere; il minimo cenno di liberalizzazione sarebbe, secondo Lei, un inaccettabile cedimento. Ma il gioco (del proibizionismo) vale davvero la candela? Personalmente, credo proprio di no!

Il fronte anti-proibizionista deve osare, deve insistere, deve cogliere l’occasione del rinvio del disegno di legge “complessivo” sulla cannabis per trarne una legge ad hoc sulla “coltivazione terapeutica”. Sarebbe, infatti, politicamente molto intelligente accantonare (momentaneamente) la discussione sull’uso “ricreativo” della cannabis (su cui si registra ancora divisione) e tenerla aperta sull’uso terapeutico (su cui si registra maggiore consenso). Su questo tema, tra l’altro, si sono pronunciati favorevolmente, in linea di principio, sia il Ministero della Sanità (2007) sia il Parlamento (da una mozione del 2014 in Commissione Difesa è partita la sperimentazione per una produzione “statale” di cannabis terapeutica). Sarebbe, questa, certo una “legge stralcio”, non la Grande Liberalizzazione della cannabis vaticinata da Pannella fin dal 1974; ma sarebbe almeno una improcrastinabile sanatoria e un doveroso risarcimento di tante ingiustizie, di tante inefficienze della Sanità Pubblica a danno di cittadini deboli e bisognosi. Le leggi servono anche a questo, no?

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