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La morte dello sport

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La morte dello sport

Alle Olimpiadi risuona il requiem

 
Il titolo esprime il mio disappunto per quanto viene deciso in queste ore dagli organi sportivi internazionali (federazioni, comitato olimpico etc) con l'esclusione della rappresentanza di atletica della federazione russa dalle imminenti olimpiade di Rio.
Con un ritardo ingiustificato e imperdonabile sono stati esaminati i prelievi antidoping che coprono un periodo agonistico che parte dal 2008; viene puntato il dito contro un meccanismo che avrebbe permesso la partecipazione ad eventi internazionali di atleti che non avrebbero dovuto gareggiare e che magari hanno vinto anche medaglie olimpiche
Si descrive un meccanismo di doping scientifico protetto dai vertici stessi del governo russo quale rimedio ai pessimi risultati degli atleti russi fra il 2008 e 2010 dove oltre all'utilizzo di prodotti proibiti si attivava un metodo di elusione o correzione degli esami di laboratorio.
Hanno tuttavia deciso di buttare via il bambino insieme all'acqua e quindi tutti gli atleti iscritti alla federazione russa non potranno prendere parte alle gare di atletica: decisione ingiusta che mette sullo stesso livello chi si è adeguato a questo meccanismo scorretto e chi invece non è mai risultato fare uso di prodotti proibiti. Clamorosa bischerata anche perché è venuto fuori che anche ai giochi di Pechino 2008 e Londra 2012 un numero elevato di atleti non russi dovevano essere espulsi dai giochi olimpici, a conferma che la politica regola lo sport.
Povero De Coubertin, l'importante è vincere, con qualunque mezzo, altro che partecipare.
Ma questo era chiaro anche prima, mi ricordo negli anni '80 certe atlete gettavano ombre visibili per l'intervento della chimica nell'ottenimento dei risultati; così ottenevano la supremazia molti atleti riconducibili alla zona di influenza sovietica, in special modo della cosiddetta Repubblica democratica tedesca.
Le prime olimpiadi che ricordo sono Monaco 1972, non tanto per le gare, ma per quell'atto indegno, barbaro, assassino che con la complice presupponenza della polizia tedesca portò alla morte alcuni atleti israeliani a seguito del rapimento messo in atto nel villaggio olimpico da parte di banditi, maledetti assassini, vigliacchi che sventolavano le bandiere palestinesi.
Montreal 1976, le ricordo per la fortuna di vederle anche a colori, evento rarissimo allora perché sembra ci fossero solo tre tv a colori in città: uno lo aveva l'amico Stefano che ci invitò a condividere il suo divano.
Le Olimpiadi 1980 e 1984 furono marcate da un ritorno della guerra fredda con il reciproco boicottaggio fra Stati Uniti e Russia, a dimostrare che lo sport era strumento di propaganda.
Alle edizioni successive cominciarono ad apparire atleti che gareggiavano per nazioni con le quali niente avevano a che vedere, era cominciato lo shopping dei campioni specialmente in atletica, nelle discipline di maggiore visibilità.
Scempio alle Olimpiadi 1996, quelle del centenario: furono sottratte ad Atene per essere -su richiesta della cocacola- gareggiate ad Atlanta, vittoria dei soldi e del marketing
Da lì in poi si è accentuata una valanga di eventi negativi a cui ha contribuito anche la selezione italiana con il penoso episodio di un atleta che gareggia per il tricolore, ma neanche parla italiano, salvo quando c'è da comprare farmaci proibiti, quello Schwazer che ha insozzato tutti noi.
Credo molti di noi accettino risultati magari modesti, ma puliti da parte di atleti italiani: ricordo lo sdegno per quella medaglia internazionale attribuita ad un saltatore in lungo Italiano grazie ad una misurazione che gli regalò mezzo metro.
L'idea di fare olimpiadi a Roma nel 2024 mi fa accapponare la pelle; già abbiamo idea di cosa sono capaci politica e affari quando c'è una ricca torta da spartire (i campionati di calcio Italia 90, stazioni della metropolitana mai completate e mai aperte, stadi che poi sono stati chiusi, favori e prebende a go-go) dovrebbero in verità raccomandare a tutti gli italiani grande cautela
Perché purtroppo, come ha detto Seb Coe, lo sport è morto e non c'è bisogno di farsi altro male.
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