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Stato etico, unioni civili, obiezione di coscienza e le fregnacce della politica politicata

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Stato etico, unioni civili, obiezione di coscienza e le fregnacce della politica politicata

Riflessione dopo la sentenza del Consiglio di Stato n. 01352/2016: dobbiamo aspettarci una raffica di obiezioni dei primi cittadini?

 

 

Come alcune associazioni propongono (vedi Pro Vita) sostenute da alcuni partiti politici come la Lega Nord (una risata ci starebbe benissimo) dichiarano di porre “la legge naturale  al di sopra della follia che si incarna in leggi umane come quella sulle unioni civili: folli in quanto completamente sconnesse dalla realtà”.

In parole semplici, dichiarano che la loro coscienza deve valere anche per gli altri cittadini. E’ la porta che si apre sullo stato etico, assimilandosi così ai guardiani della rivoluzione islamica, che misurano la lunghezza delle gonne, controllano se nel viso c’è del trucco o quale musica si ascolta nella propria camera.

Attenzione: per quanto le distanze sembrino abissali, è solo apparenza: tra i due concetti non vi è alcuna differenza. Sarebbe come rifiutarsi di trascrivere una sentenza di divorzio sui registri di stato civile: anche il divorzio infatti, urta con la stessa fonte etico/teocratica.  

Una democrazia che perde di vista il valore della libertà individuale, sperando di rifondare uno stato etico, alla lunga può produrre solo l'opposto: anarchismo sociale oppure il ritorno del dispotismo, del capo a cui delegare le infiacchite coscienze.

In realtà l'obiezione di coscienza, così come intesa da alcuni sindaci sulle unioni civili, è solo una foglia di fico. E’ inutile infatti che il sindaco non partecipi alla cerimonia: chiunque sia presente materialmente, lo fa sempre come ufficiale dello stato civile, rappresentando cioè il sindaco. Che non sia sempre il sindaco in persona a svolgere questa funzione, ma altri che però fungono da suoi delegati, è assolutamente normale: lo fanno sempre in suo nome e per suo conto.

Se un sindaco sostiene di fare obiezione di coscienza perché si rifiuta di celebrare un'unione civile personalmente, dice comunque una fregnaccia, perché chi provvederà lo farà comunque agendo da suo delegato, cioè come se fosse lui: celebrare un'unione civile di persona o delegare un altro sono esattamente la stessa cosa, perché quando un sindaco delega un altro ad adempiere a tale compito è come se lo svolgesse lui.

Affermare di praticare l’obiezione di coscienza in tema di unioni civili, significherebbe allora rifiutarsi, non solo di celebrare le unioni civili, contratto tra le parti e quindi negozio giuridico, ma anche di delegare altri a farlo.

Un sindaco che considera inaccettabile questa norma alla propria coscienza, può sempre decidere di fare l’unica obiezione civile che abbia senso: dimettersi o affrontare un processo per omissione d'atti d'ufficio!

Se fossi animalista, non sceglierei la professione del macellaio, se fossi contrario alle armi, non mi arruolerei nell'Esercito e non farei il poliziotto. Semplicemente cercherei di evitare di trovarmi in situazioni sgradevoli, nelle quali la vita mi pone, o mi potrebbe anche solo potenzialmente porre, di fronte ad un conflitto, fra le mie convinzioni e le azioni che sarei chiamato a svolgere.

Alcune norme permettono sottrarsi agli obblighi per ragioni etiche: questa soluzione si chiama "obiezione di coscienza" ma nel nostro ordinamento non esiste un generico diritto a questa possibilità. Ciò a voler dire che il mancato rispetto degli obblighi imposti dall’ordinamento giuridico non è lasciato al libero apprezzamento dei singoli cittadini, ma ad una riserva di legge che individua caso per caso quegli oneri verso cui obiettare. Nel nostro ordinamento si contano solo tre casi in cui è possibile eccepire l’obiezione di coscienza: le pratiche abortive, quelle legate alla fecondazione artificiale e le sperimentazioni sugli animali. In tutti e tre i casi però, manca il valore del sacrificio, legando l'obiezione alla semplice facoltà di lavorare di meno. 

La legge sulle unioni civili tuttavia, NON prevede l’obiezione di coscienza: il rifiuto è impugnabile in sede giurisdizionale e reiterando il rifiuto, potrà procedersi alla denuncia per rifiuto/omissione di atti di ufficio ai sensi dell’art. 328 del codice penale.

Il Consiglio di Stato lo ha sancito in un modo molto chiaro: parlando di “ufficiale di stato civile” si evita il principio che attraverso “dichiarazioni di coscienza individuale” si possa avere la facoltà non costituire l’unione. La categoria “ufficiale di stato civile” non comprende solo il sindaco, che può facilmente delegare ad altre figure che rivestano quella stessa qualità, come accade per il matrimonio. Parlando quindi di “ufficiale di stato civile” da un lato si estende a tutti la facoltà di celebrare l’unione, dall’altro si impedisce in modo sostanziale che venga attuata l’illegale obiezione di coscienza.

Seguendo il ragionamento promosso dai sindaci presunti obiettori, è dunque impossibile allargare i casi di obiezione di coscienza a tutta una serie di incombenze formali che possono essere propedeutiche al realizzarsi dei fatti per cui si obietta.

Un tempo chi aveva una coscienza che lo costringeva ad obiettare (grande concetto) sapeva bene quello che rischiava: spesso la galera. Ci sono stati casi, a volte eroici, di persone che pur di restare fedeli al proprio credo o alla propria coscienza, sono stati disposti a subire il carcere, ma anche l’umiliazione e la gogna.

Adesso chi obietta rischia solo... di lavorare di meno, di offrire un servizio di minor livello. Che valore dunque può avere una obiezione che non costa nulla, se non una diminuzione del carico di lavoro accompagnata da un po’ di pubblicità sulla carta igienica da rotativa?

Che valore ha dunque per un sindaco l'obiezione di coscienza? Quanto è disposto a sacrificare del suo potere, per restare aderente alla sua coscienza? Se la risposta sarà nulla, allora cari sindaci obiettori sarà insignificante anche la vostra obiezione.

Dal momento che avete estratto il dardo dalla faretra, ci aspettiamo adesso la coerenza delle conseguenze. 

Credo infatti sia profondamente ingiusto utilizzare concetti così elevati, come l’obiezione di coscienza, se non si accompagnano a concreti spunti di sacrificio civile. 

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