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La speculazione sul grano rovina 300 mila aziende agricole e 2 milioni di ettari

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La speculazione sul grano rovina 300 mila aziende agricole e 2 milioni di ettari

Dal grano al pane i prezzi aumentano del 1.400 % Ai coltivatori restano solo le briciole Scoppia Guerra del grano: “Agricoltori aretini oggi a Roma per sit-in Coldiretti contro una situazione insostenibile: rischio abbandono dei campi”

 

Blitz di migliaia agricoltori nella Capitale da tutte le regioni per difendere il grano italiano che sta affrontando una crisi senza precedenti con quotazioni più basse di 30 anni fa che rischiano di fare strage delle centinaia di migliaia di aziende agricole impegnate nella coltivazione più estesa sul territorio nazionale.

Non poteva mancare di certo una nutrita delegazione di imprenditori agricoli aretini oggi a Roma per combattere una situazione insostenibile provocata dall’aumento delle importazioni soprattutto da Paesi extracomunitari mentre i raccolti nazionali vengono lasciati nei magazzini per effetto di manovre speculative che provocano la desertificazione di milioni di ettari di terreno,  e mettono a rischio il futuro della filiera dei prodotti più rappresentativi del Made in Italy nel mondo come la pasta e il pane.

“L'Italia – spiega il Presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo, Tulio Marcelli - nel 2015 ha importato circa 4,3 milioni di tonnellate di frumento tenero, che coprono circa la metà del fabbisogno essenzialmente per la produzione di pane e biscotti, mentre sono 2,3 milioni di tonnellate di grano duro che arrivano dall’estero, le quali rappresentano circa il 40 per cento del fabbisogno per la pasta”. Ma non solo, secondo quanto emerge dal Dossier presentato dalla Coldiretti questa mattina nel corso del blitz di migliaia agricoltori nella Capitale davanti al Ministero delle Politiche Agricole in via Venti Settembre XX. – continua Marcelli - sono più che quadruplicati gli arrivi di grano tenero dall’Ucraina (+315%)  che è diventato nel 2016 il terzo fornitore di grano tenero per la produzione di pane mentre per il grano duro da pasta il primato spetta al Canada che ha aumentato del 4% le spedizioni e tutto questo grano che si riversa in Italia non è sottoposto agli stessi controlli sanitari del grano italiano e spesso viaggia per mesi e mesi. Il prezzo pagato per 1 kg di pane equivale a quello di 15 kg di grano e non è pensabile pagare 5 kg di grano per 1 caffè”.

“Complessivamente le importazioni di grano duro e tenero in Italia - sottolinea il Presidente Marcelli - sono aumentate del 14% nel primo trimestre del 2016 rispetto all’anno precedente ma la dipendenza dall’estero determinata dall’insufficiente remunerazione della produzione nazionale potrebbe ulteriormente aggravarsi”.

“Con questi prezzi gli agricoltori non possono più seminare, le quotazioni dei prodotti agricoli – insiste Marcelli - dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie speculative che trovano nel Chicago Board of Trade il punto di riferimento del commercio mondiale delle materie prime agricole su cui chiunque può investire anche con contratti derivati.. In pericolo – conclude Marcelli - non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy”.

“Per questo i coltivatori aretini sono in grande difficoltà, e hanno partecipato questa mattina in massa alla mobilitazione a Roma alla quale quindi Arezzo ha dato un importante contributo: sono in crisi soprattutto per il prezzo – spiega il direttore di Coldiretti Arezzo, Mario Rossi -  oggi il grano duro per la pasta viene pagato anche 18 centesimi al chilo mentre quello tenero per il pane è sceso addirittura ai 16 centesimi al chilo, su valori al di sotto dei costi di produzione che mettono a rischio il futuro del granaio Italia e nel nostro territorio. Un’ inaccettabile remunerazione del prodotto locale – insiste Rossi - che è collegata all’import non stop di grano dall’estero che continua ad orologeria ad invadere quotidianamente i porti con grano di pessima qualità e senza controlli sulla salubrità del prodotti”.

“La campagna 2016 si sta rilevando durissima, con prezzi insostenibili al di sotto dei costi di produzione sostenuti dagli agricoltori che mettono a rischio il futuro del granaio Valdichiana – aggiunge Rossi – dove i prezzi pagati oggi sono inferiori a quelli di 30 anni fa e dove dal campo alla tavola il prezzo aumenta del 1.400 % per il pane e del 500% per la pasta”.

“Valorizziamo la distintività delle vere produzioni italiane e locali - conclude il Direttore di Coldiretti Arezzo – e chiediamo risposte immediate per i nostri produttori e vogliamo fare chiarezza ai consumatori: serve l’etichettatura obbligatoria dell’origine del grano per la pasta, il pane e tutti i prodotti da forno e il blocco delle importazioni a dazio zero e controlli sul 100% del grano importato”.

Servono anche – continua la Coldiretti -  l’implementazione di una misura nazionale, con garanzia nazionale, in regime de minimis, che permetta agli agricoltori di ottenere l’anticipo sul prodotto conferito e l’allargamento della moratoria bancaria alle imprese cerealicole, assieme a un progetto per l’assicurazione al reddito delle imprese cerealicole con l’avvio ed applicazione dei fondi di mutualizzazione per la stabilizzazione del reddito delle imprese previsti  dal Piano nazionale dello sviluppo rurale 2014-2020 in caso di perdite causate da un drastico calo del reddito.

Con il piano cerealicolo - conclude la Coldiretti – sono necessari pure il sostegno all’innovazione e il rinnovamento dei centri di stoccaggio cerealicolo soprattutto nel Mezzogiorno, anche al fine di preservare al meglio la qualità, ma nel mirino sono anche le difficoltà di funzionamento dell’attività borsistica delle Camere di Commercio (Milano, Bologna, Roma e Foggia) che, di fatto, agevolano il fenomeno speculativo attraverso la scarsa trasparenza nella formazione del prezzo. Questo - conclude la Coldiretti - rende necessario ed urgente il riordino di tutta la materia attivando immediatamente una Commissione Unica Nazionale (CUN).

 

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