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“Profughi: Arezzo è satura. Anche i sindaci rivendicano un ruolo”

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“Profughi: Arezzo è satura. Anche i sindaci rivendicano un ruolo”

Nota dell’assessore Barbara Magi

 

Negli ultimi quindici giorni il territorio comunale è passato da 270 a 318 stranieri richiedenti asilo o con lo status di rifugiato. Confermiamo che siamo il Comune che ha superato ampiamente il numero di cittadini stranieri che avrebbe dovuto ospitare per quota sulla base di quanto stabilito dalle circolari del ministero dell’Interno.

L’Anci sottolinea come ‘il principio dell’equa e sostenibile ripartizione delle accoglienze sui territori’, ‘il primato del sindaco nelle decisioni che riguardano il territorio che egli amministra’ sono principi incontrovertibili. Ma la gestione dell’accoglienza è fatta dal ministero dell’Interno e dalla prefettura con percorsi non concordati con i sindaci che subiscono tale politica. L’annunciato decreto per un piano per la sicurezza proclamato ad aprile da attuare entro maggio, che prevedeva un accordo fra sindaco e prefetto per strategie comuni e azioni condivise e integrate con le forze dell’ordine e la polizia locale, non è stato emanato. Per cui se non si trovano le strutture, si rileva che questa situazione va avanti dal maggio 2011, la prefettura manda i profughi in quelle che si dichiarano disponibili, indipendentemente dal tipo di concentrazione, dal periodo di tempo e dalla concertazione. Il territorio ha fino a oggi reagito ‘bene’ ma non possiamo continuare su questa strada. Ancora ci sono nove Comuni che non accolgono e altri che hanno numeri bassissimi.

Altro problema da affrontare: la velocizzazione dell’iter per il riconoscimento da parte della commissione dello status di rifugiato, durata media due anni o anche più, poiché in caso di mancato riconoscimento la quasi totalità dei richiedenti fa appello al giudice ordinario. Da notare che in nove casi su dieci, ossia nel 90 per cento dei ricorsi, l’esito è negativo, cioè non viene riconosciuto lo status di rifugiato.  

Per questo occorre organizzare valide modalità di rimpatrio con corridoi internazionali o incentivi per il ritorno nei paesi di origine altrimenti il rischio è che buona parte degli immigrati finisca per nascondersi in circuiti irregolari. E non possiamo permettercelo. Anche l’Anci dice ‘dobbiamo essere disponibili a occuparci anche di chi non avrà diritto a tutela umanitaria o asilo, con percorsi di accompagnamento e anche progetti di cooperazione internazionale’.

 
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