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Parliamo del centro storico...

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Parliamo del centro storico...

anche se a qualcuno dà fastidio.

 


 

Qualcuno mi vorrebbe ai giardinetti a dare da mangiare ai piccioni, qualcun altro mi vorrebbe suo alleato.

Provo a scuotere la città contro l'ideologia e gli interessi. Ce ne sono, lo so, li vedo.

Come vedo altri aretini che portano un chicco di verità. Verità non assoluta, ma indispensabile ad offrire un quadro completo della realtà. Per provarci, a spezzare queste catene; chi può faccia sentire la sua voce.

Mi è capitato di fare due parole con persona che stimo, un confronto casuale e rapido sul tema della città vecchia, quella alta. Lui vorrebbe parcheggio selvaggio in Piazza Grande: con motivazioni non lontane dalle mie, arriva ad estremizzare su un tema che, secondo i residenti, doveva essere centrale nelle elezioni 2015. Organizzarono un incontro fra alcuni candidati sindaco, io non c'ero causa inaccessibilità del locale. Secondo me, peraltro, avevano sbagliato registro, che il loro voto fosse orientabile verso la proposta più gratificante.

Il tema andava ben oltre i loro legittimi, ma miopi, interessi di parcheggiare sotto casa, ovviamente senza limitazioni. Occorreva una riflessione sullo sviluppo o non sviluppo seguito alla chiusura della città alta, alla ztl nelle sue sfumature: qualche numero sull'andamento demografico di quella zona, sulla tipologia di residenti o abitanti, sul numero di attività commerciali di ogni genere, sui flussi di traffico, sugli uffici destinati al ricevimento del pubblico.... Bastava estrinsicassero compiutamente le difficoltà introdotte dalla cecità della soprintendenza, quella delle belle arti, che rende ogni intervento costoso, lunghissimo, incerto e foriero di ulcere.

Io non sono un tecnico, le mie riflessioni sul tema erano state elaborate con altri, non parlerò della mia soluzione. La soluzione compete a chi ha vinto le elezioni. Sperando che non faccia male come i partiti che hanno guidato talune scelte dagli anni '60 in poi. Perché sino ad allora in Piazza Grande c'era il mercato ortofrutticolo. La città, da via Garibaldi in su, era viva. Certo in condizioni abitative inadeguate. Lontana dalle nascenti fabbriche. Inadatta allo sviluppo della consumistica, indispensabile motorizzazione automobilistica. Ma mi pare che abbiano buttato via il bambino insieme a l'acqua. Incapaci di prevedere cosa portasse lo svuotamento di un'area a favore delle nuove costruzioni periferiche. L'espansione della città senza le soluzioni circa qualche “problemino” (ferrovia, aeroporto, inceneritore..), i maggiori costi in termini di servizi e sottoservizi, senza politica del trasporto interno, giusto qualche esempio.

Ma Arezzo non era l'unica a vivere quel periodo e quelle sfide. Complicate dalla presenza di due poggi, quello di SanPietro e SanDonato, che naturalmente portano a strade con forte pendenza.

È abbastanza ovvio che il centro storico di Lugano sia bello, ben tenuto, vissuto: ma è in pianura e sono pieni di soldi. Bergamo alta ci somiglia forse più, come risolvevano quelle difficoltà lassù? Ma la guerra ideologica fra partiti contrapposti impediva ogni confronto costruttivo.

Oramai è tardi, ma ci sarà qualcuno al giro per l'Europa che si trova adesso ad rincorrere problemi simili! Sennò accettiamo passivamente la morte della città storica, senza godere del turismo (senza vita non c'è turismo); pensando che 50 residenti debbano contare per i restanti 8.000 residenti e che 90.000 non residenti debbano decidere per chi ci abita. E che i due ristoranti sotto le logge siano i boss delle logge e della piazza stessa. Che qualcuno dica: “allora io chiamo beppe (o gigi o paolo)”.

Ma siamo de fori?

Invece delle tavolate in piazza, delle notti dello shopping di tutti i colori, dei festival e delle sceneggiate varie, perché chi può (amministrazione, ordini professionali,etc) non organizza un convegno per ragionare su come uscire da questo imbuto?

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