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La presentazione delle nuove politiche sociali, segna finalmente la fine della campagna elettorale

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La presentazione delle nuove politiche sociali, segna finalmente la fine della campagna elettorale

Grande attenzione ai temi e spiegazioni a profusione da parte dell'assessore Tanti, che ha ben illustrato le linee guida del suo assessorato

 

Questa mattina l’assessora Tanti ha presentato le iniziative comunali a favore delle situazioni di disagio. Nulla di nuovo in realtà con quanto già annunciato nelle linee di fondo quasi un anno fa, se si esclude l’iniziativa dei vaucher, che rappresenta una forma tecnica di approccio al problema, intelligente, ma tutta da verificare nella funzionalità.

Ciò che invece mi ha colpito positivamente, è stata finalmente la fine della campagna elettorale che era durata veramente troppo a lungo. Abbandonati i toni trionfalistici e muscolari dei primi mesi di questa consiliatura, fatti piu’ da slogan che da contenuti, si è cominciato a ragionare sulla sostanza dei problemi.

Non mi scandalizza affatto la decisione di porre limiti temporali agli interventi di sostegno, rappresentati da almeno 5 anni di residenza. Quando questi interventi sociali erano sporadici, quasi eccezionali, era possibile estenderli in forma massiccia a tutti coloro che si trovavano nella nostra città. Le sempre piu’ complesse situazioni di bilancio, unite al diffondersi di una crisi sistemica di cui non si vede la fine, hanno costretto l’amministrazione a porre paletti precisi per potervi accedere.

A tutti - e son convinto che sia l’assessore Tanti che il sindaco siano fra questi - piacerebbe poter disporre di fondi illimitati per poter intervenire sempre e comunque. Siamo coscienti che non è piu' così. Bisogna fare i conti con quello che c’è in dispensa per poter distribuire il pane e un po’ di companatico.

Questi concetti banali di amministrazione pubblica, hanno un loro valore intrinseco, anche se non li si ammanta di slogan nazionalpopolari, pur comprendendo che ormai è tutto il paese che si muove attorno a questi slogan. Di fatti oggi, sia l’assessore che il sindaco, hanno ben preso le distanze dagli annunci sensazionalistici e demagogici, con cui una certa stampa ha suonato la grancassa nei mesi passati.  

Ben chiarito è stato il concetto che non c’è razzismo nella scelta di richiedere una residenza consolidata, ma soltanto – almeno così ho immaginato io - il bisogno di evitare il randagismo dei disperati, alla ricerca di quelle amministrazioni piu’ disponibili ad offrire sostegno.  

Casomai, un suggerimento mi sia consentito: i 5 anni di residenza li estenderei all’intera provincia di Arezzo e non solo al comune capoluogo. Per due motivi. Uno soggettivo: vivendo a poca distanza da un punto in cui i confini di ben tre comuni si baciano, è facile immaginare come una piccola variazione di residenza (nelle locazioni per esempio è normale) possa introdurre svantaggi notevoli.

Il secondo è oggettivo: dopo la capitolazione degli enti provinciali, il comune capoluogo deve farsi carico - almeno in parte - del peso di tutta la provincia che invece continua a guardare alla sua città come riferimento sociale, politico e culturale. Estendere i 5 anni di residenza, come diritto all’assistenza sociale, considerandoli maturati in qualunque comune della nostra provincia, come diritto acquisito di cittadinanza aretina, alla fine sarà marginalissimo come costo, ma molto importante come segnale politico: inclusivo e di attenzione al territorio, che invece sente dolorosamente la fine di quel punto di incontro che era l’amministrazione provinciale.

Adesso è il momento che lo stesso processo di maturazione si estenda al Consiglio Comunale, che invece pare ancora vissuto come una discesa in trincea di tanti bravi soldatini pronti all’assalto all’arma bianca del nemico al grido di “Avanti Savoia”.  

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