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La rivoluzione delle politiche sociali

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La rivoluzione delle politiche sociali

Ghinelli e Tanti: “nell’emergenza sostegno a chi ha bisogno. Investimento sociale per i residenti da almeno 5 anni”

 

“Trova attuazione – ha specificato l’assessore Lucia Tanti – il regolamento delle politiche sociali approvato nel dicembre scorso dal Consiglio Comunale. E confermo il giudizio che diedi all’epoca della delibera: per le politiche sociali del Comune di Arezzo si tratta di una ‘rivoluzione’. Fermo restando il principio umanitario e la dignità della persona che va oltre ogni valutazione, ovvero prestare aiuto immediato a chiunque si trovi in situazioni di emergenza estrema senza guardare la carta d'identità, cambia completamente l’intelaiatura concettuale, che passa da un universalismo assistenzialistico al principio della ragionevolezza. Elemento cardine sarà la residenza nella città di Arezzo da almeno cinque anni, che permetterà di accedere agli investimenti strutturali di sostegno sociale. A parità di bisogno, fa la differenza il tempo di residenza. Questo elemento di accesso risponde a un principio di ragionevolezza e riequilibrio sociale perché ci preme dare più attenzione a chi è nato qui o ha instaurato un rapporto vero con questa comunità. Del resto stiamo parlando di risorse comunali che abbiamo il diritto di investire nella maniera che riteniamo più opportuna. D'altronde, cambiano i tempi, cambiano i bisogni, cambiano le persone che hanno bisogno”.

Il sindaco Alessandro Ghinelli: “questo risultato è uno dei più importanti che l'amministrazione ha conseguito nel primo anno di mandato nell’ambito del sociale. Viene da un impegno preso in campagna elettorale sul quale mi sono messo a lavorare anche prima della nomina della Giunta. Infatti, ricordo che a pochi giorni dal mio insediamento rilasciai una dichiarazione: nelle politiche sociali riteniamo di premiare innanzitutto gli aretini. Il concetto di residenzialità, declinato nei 5 anni che abbiamo individuato, ci pare un parametro di ragionevolezza e anche di equità: parliamo infatti di un limite di modesta entità in un mondo come l'attuale caratterizzato da una diffusa mobilità delle persone tra una città e l'altra. Fra sei mesi tireremo il bilancio di questa impostazione: contiamo di avere un riscontro positivo”.

La voce di bilancio di riferimento è: Contributi a persone in stato di disagio economico. “È da tale voce – prosegue Lucia Tanti – che ricaviamo i contributi da destinare ai residenti da almeno 5 anni. Questi potranno usufruire sia di un sistema di voucher, novità assoluta per il Comune di Arezzo, sia di contributi per le spese non coperte da voucher. Gli acquisti vengono generalmente voucherizzati: il soggetto riceverà, previa valutazione dell’assistente sociale, un pacchetto di 25 buoni che potranno essere spesi per libri, abiti, prodotti farmaceutici, alimenti primari e pulizia della casa. Si tratta di buoni nominali, spendibili in esercizi convenzionati e non possono essere scambiati con denaro. L’assistente sociale potrà erogarne, a seconda del bisogno, anche più pacchetti oppure predisporre un piano temporale di erogazione. Il fatto che non possano essere scambiati con denaro comporta un controllo maggiore della spesa dei soggetti beneficiari, i quali a loro volta, con il pacchetto di voucher, non saranno costretti a recarsi ogni volta presso i servizi sociali comunali, una situazione oggettivamente mortificante che creava un rapporto sbagliato tra chi dava e chi riceveva.

Inoltre, come sopra accennato, possono essere riscontrate spese che non sono coperte dai voucher stessi. La voce suddetta di bilancio, Contributi a persone in stato di disagio economico, si ‘spacchetta’ dunque in un’ulteriore direzione con contributi il cui effettivo bisogno sarà valutato sempre dall’assistente sociale.

E non dimentichiamo che è già partita da un anno un’analisi a tappeto sui beneficiari ‘storici’ di contributi sociali. Contiamo di arrivare presto a una banca dati che ci dica concretamente quanto il singolo soggetto ha avuto negli anni, se oggi la sua situazione è rimasta immutata o se il contributo può essere rivisto. Insomma, il nostro intento è razionalizzare il sistema ed evitare che anche in un ambito delicato, da cui dipende la dignità e la vita delle persone in difficoltà, si annidino i furbetti a scapito di troppe persone dignitose e spesso silenziose”

Volontariato e cittadinanza attiva: siglato protocollo d’intesa tra Comune e Cesvot

Sottoscritto protocollo d’intesa tra l’assessore alle politiche sociali Lucia Tanti e il presidente della delegazione aretina del Cesvot, Leonardo Rossi.

Così l’assessore Tanti spiega la natura del documento: “si tratta di un progetto congiunto che ha l’obiettivo di sostenere il volontariato e la partecipazione dei cittadini, anche quelli in difficoltà, alle attività delle associazioni del terzo settore. Il Comune di Arezzo, mediante il Servizio sociale integrato, individua, tra gli utenti in carico che seguono un progetto assistenziale personalizzato, quelli propensi a svolgere attività di volontariato e li indirizza alla delegazione Cesvot di Arezzo, previo contatto con l’operatore territoriale. La motivazione di questa scelta è duplice: restituire alla comunità l’aiuto che si ottiene attraverso un’azione di appropriata generosità che fa bene a chi riceve e a chi fa, ma soprattutto far incontrare il grande mondo del volontariato a chi vive il rischio della marginalità”.

Il Cesvot, attraverso il proprio operatore territoriale, si impegna poi a svolgere un colloquio motivazionale e verifica, tra le diverse associazioni di volontariato, quelle disponibili ad accogliere il soggetto, supportandolo fino al primo incontro con il referente.

“L’idea non peregrina del Comune di Arezzo – ha aggiunto Leonardo Rossi – è quella di favorire l’inclusione sociale delle persone che vivono situazioni più o meno prolungate di difficoltà economiche attraverso un loro inserimento nel mondo del volontariato. Per quello che riguarda Cesvot ci assumiamo una responsabilità non di poco conto in questo percorso perché saremo noi a individuare le associazioni nelle quali il diretto interessato potrà svolgere attività di volontariato. È opportuno ricordare inoltre che queste persone saranno messe nella condizione di poter aiutare gli altri e rendere quindi alla comunità un loro impegno sociale. Attività di questo tipo rientrano nei fini statutari del Cesvot per favorire la cittadinanza attiva ed è importante che il Comune lo abbia riconosciuto come interlocutore principale rappresentativo del mondo del terzo settore”.

 

 

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