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Il mistero delle nove mummie che furono trovate nella basilica di San Francesco

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Il mistero delle nove mummie che furono trovate nella basilica di San Francesco

(In foto il prof. Fornaciari) - Il 15 aprile del 1997, Repubblica usciva con un articolo interessante, in merito ad un importante ritrovamento archeologico avvenuto ad Arezzo.

 

Nove mummie della metà del Cinquecento, furono trovate sotto il pavimento della basilica di san Francesco ad Arezzo.

Dal luogo della sepoltura e dagli abiti indossati, si capiva immediatamente che erano membri di qualche famiglia nobiliare. L’analisi scientifica spiego’ subito che non si trattava di ascendenti della famiglia Bacci, i cui rapporti con la basilica erano ben noti. Ma allora chi erano? 

Le mummie furono portate a Pisa, dove furono analizzate dal prof. Fornaciari, anatomopatologo e grande esperto di analisi su resti mummificati.

"Nel laboratorio di paleopatologia dell'università di Pisa - scrive Fornaciari - è stato effettuato, nel 1998, il primo prelievo al mondo di campioni di organi interni di mummia tramite laparoscopia, una tecnica chirurgica minimamente invasiva messa a punto all'inizio degli anni '90. Infatti la mummia naturale di una giovane donna deceduta alla fine del XVI secolo, ritrovata nella basilica di S. Francesco ad Arezzo, presentava un'enorme tumefazione addominale. La TAC e l’endoscopia virtuale, effettuate presso la sezione di radiologia diagnostica del nostro dipartimento, avevano evidenziato la presenza di una voluminosa massa uterina di incerta natura. Non essendo possibile un classico esame autoptico, in quanto il corpo appariva ancora rivestito con un prezioso costume rinascimentale, la mummia fu sottoposta a laparoscopia". (*) 

L’esame istologico dei campioni prelevati durante l’esame laparoscopico dimostrò trattarsi di tessuto muscolare e fibroso tipico della parete di un utero post-gravidico e permise di formulare una diagnosi definitiva di morte puerperale a distanza di oltre quattro secoli.

Alcuni anni piu’ tardi furono riportate ad Arezzo, presso l’analoga struttura del San Donato. Da allora se ne sono perse le tracce. Sembrano scomparse insieme alla memoria storica del loro ritrovamento.

A diciannove anni dall'articolo con cui Repubblica ne fece consocere l'esistenza, tace la Sovrintendenza, tace la direzione del San Donato.  

Questo il pezzo a firma Giovanni Maria Pace

IL MISTERO DELLE NOVE MUMMIE

Pisa Giacciono nelle casse di legno grezzo allineate in una sala del museo anatomico dell' università, una croce nera dipinta sul coperchio. Sono nove mummie della metà del Cinquecento trovate sotto il pavimento della basilica di san Francesco ad Arezzo e ora affidate alle cure del professor Gino Fornaciari, il "medico degli antichi" che già annovera tra i suoi "pazienti" personaggi quali Gregorio VII e sant' Antonio da Padova. Per il paleopatologo le otto bare (una contiene due corpi) sono altrettante astronavi giunte dal passato con il loro carico di informazioni, reso oggi ancor più straordinario dalla potenza delle nuove tecniche di indagine: nove cadaveri essiccati (ma non scheletriti), come dire un colpo di fortuna per la scienza, una testimonianza unica ora divulgata da Repubblica per la prima volta. Tra poco le nove mummie verranno adagiate sul tavolo autoptico per un esame che si spingerà ai minimi dettagli.

Sui corpi si chineranno anatomisti (come Fornaciari) per scoprire la causa di morte e i segni di eventuali altre patologie utili a disegnare la storia naturale del genere umano; storici per ricostruire un' epoca attraverso documenti più immediati di quelli cartacei; studiosi del costume per immaginare attraverso i monili e la foggia degli abiti gli usi di una società passata e il ruolo che questi defunti vi occupavano.

Chi erano dunque i nove sepolti nella basilica aretina? "L' indagine per l' identificazione è in corso negli archivi della chiesa", risponde Fornaciari, "ma il fatto stesso che fossero inumati all' interno di un tempio e in prossimità dell' altar maggiore lascia intendere una origine nobile. Dapprima pensavamo che fossero le salme dei committenti degli affreschi di Piero della Francesca che ornano la chiesa, ma una più accurata datazione basata su una medaglia di bronzo le indica posteriori di un secolo. Probabilmente si tratta di benefattori dell' Ordine francescano".

La luce impietosa di un faretto viene accostata alle bare. Ecco i volti in primo piano, quello di un uomo alto che in assenza di un nome viene chiamato "il prelato" per via della tunica cerimoniale, da prete; quello di una dama in lungo, polsini e collare ricamati, e preziosi anelli sulle dita che stringono il rosario; quello di un bimbo di circa tre anni, il corpicino avvolto in un sudario con dei nastri alle caviglie, mentre una ghirlanda di fiori gli avvolge il capo, qualche traccia di verde tuttora visibile. Due segni, l' abbigliamento e la sepoltura, di indubbia distinzione pensando che all' epoca la morìa di bambini rendeva la dipartita di un infante evento consueto e in qualche misura trascurabile.

Accanto, un' altra bara di dimensioni minori conserva il corpo di una ragazzina di circa dodici anni, i capelli elaboratamente acconciati in uno chignon. "Queste mummie", spiega Fornaciari, "sono naturali e dunque tanto più preziose per chi le studia". "Naturali" significa che si sono formate spontaneamente, senza opera di imbalsamatori, come invece le mummie egizie o quelle, poniamo, ottocentesche del Gorini. Il fenomeno, alquanto raro, si è verificato nella chiesa di Arezzo per il fatto che l' inumazione avvenne, più che sotto il pavimento, sopra un soffitto. La basilica di San Francesco, completata nel 1377, sorge infatti su una chiesa romanica del Milleduecento, che le fa da cripta. In sostanza, la volta della chiesa inferiore funge da pavimento di quella superiore ed è nell' intercapedine molto secca che ha avuto luogo la sepoltura.


La mancanza di umidità, che ha invece degradato ad esempio i resti di Vespasiano Gonzaga a Sabbioneta, tanto per citare un' altra necroscopia di Fornaciari, ha consentito il prosciugamento dei corpi e la conservazione delle vesti. Lo stato dei reperti fa sperare in una buona messe di Dna, cioè nel recupero, da tessuti e ossa, di frammenti di codice genetico ancora decifrabili. E' esaminando il Dna estratto dalla mummia di Ferrante I d' Aragona, o meglio dal tumore che infiltrava la piccola pelvi del sovrano di Napoli, che Fornaciari e il suo gruppo sono arrivati a una interessante conclusione. Hanno dimostrato la presenza di una mutazione nel gene K-ras che si riscontra anche negli attuali malati di tumore all' intestino, a conferma che i processi molecolari che portano al cancro sono vecchi quanto l' uomo. Non solo. Poiché la mutazione del gene K-ras pare indotta da agenti alchilanti assunti con la dieta, l' individuazione dell' oncogène nel sovrano morto nel 1494 significa che la ricca alimentazione oggi responsabile del crescente numero di tumori colo-rettali doveva essere abituale anche nelle corti del Rinascimento. Conversando tra una cera anatomica e un cadavere "caramellato" a scopo didattico,

Fornaciari fa l' elogio delle mummie. "Con l' avvento della biologia molecolare sono diventate ancora più prodighe di notizie", dice, "ma purtroppo sono rare, rappresentano una minima frazione dei reperti necroscopici, i quali consistono quasi del tutto in ossamenti". Rare, ma nondimeno presenti nel nostro paese. A parte le mummie egizie conservate nei musei (all' incirca trecento), questi prodigi della natura (o della sapienza manipolatrice dell' uomo) si trovano un po' dappertutto, nella Sacra di San Michele alle porte di Torino come nella chiesa dei Cappuccini della romana via Veneto o in San Domenico Maggiore a Napoli (undici mummie eccellenti, tra cui il ricordato Ferrante). Senza dimenticare quelle celeberrime del convento dei Cappuccini di Palermo che ispirarono a Ippolito Pindemonte I Sepolcri. Da sempre fonte di leggende horror e di antiche maledizioni, le mummie rimangono nell' immaginario collettivo come raccapriccianti espressioni del culto del cadavere. Ma ora la scienza rivolge loro uno sguardo diverso.

 (*) Fonti.

Fornaciari G: 
Italian mummies.  
In: Cockburn A, Cockburn E: Mummies, Disease & Ancient Cultures, Cambridge, Cambridge University Press, pp 266-281. 1998.

Fornaciari G:
Renaissance mummies in Italy.  
Medicina nei Secoli 11: 85-105. 1999

Aufderheide AC:
The scientific study of mummies.
Cambridge University Press. 2004

 


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