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“Alla minoranza dico: cambiate disco. Non siete credibili”

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“Alla minoranza dico: cambiate disco. Non siete credibili”

A ogni Consiglio Comunale il disco è sempre il solito. Siccome, senza presunzione, di dischi un po’ me ne intendo, potrei suggerire all’opposizione di cambiarlo perché comincia a essere rigato.

Cosa c’è scritto in copertina? Lo svelo subito: nei 10 anni di centrosinistra, Arezzo ha realizzato il sogno settecentesco, da Voltaire a Leibniz, del migliore dei mondi possibili. Quando c’erano loro, quando c’erano loro… progetti, finanziamenti, cultura. E ciò che ha fatto l’amministrazione attuale, da 10 mesi a questa parte, è solo frutto del lavoro impostato dalla precedente.

Certo: la chiusura della vertenza PM, l’inversione di tendenza sulle tariffe Tari, la fine della costosa politica sui rifiuti portata avanti dal centrosinistra, l’obiettivo 2017 impostato per la gestione dei servizi scolastici, l’altro progetto della cittadella degli uffici, il presidio del centro lasciato prima al degrado, la manutenzione stradale e dei parchi, i grandi eventi gestiti alla perfezione, Giro d’Italia, o in rampa di lancio, come le mostre in Fortezza e alla Galleria Comunale.

A ben guardare, un pizzico di verità c’è nel loro refrain: è il lavoro impostato, male, da chi ci ha preceduto a fare la differenza. Costringendoci spesso a rimettere i cocci a posto. Come faceva quel disco? “I migliori anni della nostra vita…” (di Fabrizio e Morra, 1995) eseguito da Renato Zero. Di sicuro non lo pensano gli aretini ricordando l’attuale opposizione quando governava.

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