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Romizi: chi rappresenterà il comune dentro Nuove Acque?

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Romizi: chi rappresenterà il comune dentro Nuove Acque?

Nuove Acque: l’amministrazione Ghinelli propone nel cda il coordinatore provinciale di Forza Italia Pistoia e voleva aumentargli l’indennità

 

“Si è tenuta l’assemblea dei soci di Nuove Acque ed emergono questioni che intendo sottoporre all’attenzione del Consiglio Comunale con una specifica interrogazione durante la prossima seduta. Due in particolare i fatti rilevanti.

Il primo riguarda il rinnovo del cda: il Comune di Arezzo non ha riproposto Enrico Valentini, rappresentante del Comune scelto dalla precedente amministrazione, ma un tal Alberto La Penna, figura di spicco del centrodestra della provincia di Pistoia, ovvero il coordinatore provinciale di Forza Italia Pistoia.

Se la mancata conferma di Valentini poteva essere scontata, meno scontato è che questa amministrazione confermi la volontà di individuare non aretini in posti chiave. Non c’era alcun rappresentante di centrodestra proveniente dal territorio e dunque conoscitore di Nuove Acque e delle dinamiche locali del servizio idrico? Oppure bisogna pagare pegno a qualcuno? Tipo una parte dello stipendio di un funzionario del partito pistoiese?

Secondo aspetto: il Comune di Arezzo ha chiesto che La Penna assuma la carica di presidente vicario del cda, figura prevista dalla statuto di Nuove Acque ma a cui non è stato fatto ricorso in passato. E che dire dell’indennità? L’assessore Alberto Merelli ha proposto, per La Penna, 20.000 euro lordi annui, anziché 8.000 come adesso. Una proposta per fortuna bocciata dai sindaci del centro-sinistra della provincia di Arezzo ma già il fatto di averla avanzata è criticabile in un momento in cui si discute di caro bollette per l’acqua e alcuni cittadini si trovano a fare i conti con atti unilaterali a loro sfavore del gestore stesso”.


Siamo andati a cercare notizie sul futuro rappresentante della quota "pubblica" nel CDA di Nuove Acque. Ci è sembrato interessante un articolo del Tirreno del 15 aprile scorso a firma Davide Meccoli.

"Quarant'anni di politica locale raccolti in un libro (un “pamphlet”, come lo definisce lui stesso) stanno per essere presentati da uno dei protagonisti assoluti della “nostra” vita amministrativa. L'autore, Alberto Lapenna, oggi è coordinatore provinciale di Forza Italia e consigliere comunale, ma in passato è stato sindaco, vicesindaco e assessore a più riprese.

Doveva essere una strenna natalizia in salsa montecatinese, poi ha subito qualche ritardo, ma per il 7 maggio alle 18, giorno scelto per essere presentato al pubblico, Lapenna ha fatto davvero le cose in grande: al suo fianco al Tettuccio ci saranno amici di ieri e di oggi, compagni e avversari politici quali Albano, Pippo Baudo, Daniele Masala, Antonio Tajani, Deborah Bergamini, Annamaria Bernini, Alessandro Cattaneo, Riccardo Bruzzani, Giuseppe Ballandi, Stefano Mugnani, Giovanni Donzelli e Manuel Vescovi.

“Quaranta anni di impegno politico tra cronaca e storia”, questo il titolo del libro. «Ci ho messo dentro tutto quello che è stato detto di me e tutto il male che talvolta mi è stato fatto. E poi mi sono divertito a raccontare intrighi e alleanze», ci aveva detto Lapenna qualche mese fa, mentre era nel pieno della stesura del libro.

«Era il 1975 - ricordava allora Lapenna - quando per la prima volta sono entrato in consiglio comunale nelle liste del Partito Socialista Italiano. Avevo 24 anni e il sindaco Lenio Riccomi mi affidò l'assessorato alla cultura e allo spettacolo».

Da lì l'inarrestabile balzo in avanti, che lo porterà a diventare sindaco. Poi, però, il momentaneo stop del 1990.

«Mi ripresentai alle elezioni da primo cittadino uscente - dice Lapenna - e presi 2.200 preferenze, con il mio partito, il Psi, che arrivò al 35 per cento. Ma su un terrazzo di un albergo di viale 4 Novembre si riunirono i poteri forti della città, con Amedeo Bartolini e Tullio Pancioli che decisero di far fuori quel giovane socialista proponendo l'innaturale (per allora) alleanza tra Dc e Pci».

Di lì a poco arrivò Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica, che spazzarono via quella che sembrava “la vecchia politica”. Ma non Lapenna, che ancora oggi può scrivere un libro da protagonista e non da comprimario".

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