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Confindustria boccia il programma regionale di sviluppo

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Confindustria boccia il programma regionale di sviluppo

CONFINDUSTRIA TOSCANA SUD: IL PRESIDENTE FABIANELLI ESPRIME PREOCCUPAZIONE PER IL RISCHIO DELLA PERDITA DI CENTRALITA’ DEL SETTORE MANIFATTURIERO NEL PROGRAMMA REGIONALE DI SVILUPPO 2016-2020

 

Il Presidente di Confindustria Toscana Sud Andrea Fabianelli esprime a nome del tessuto imprenditoriale dell’Associazione che raccoglie le imprese di Arezzo, Grosseto e Siena la sua preoccupazione e lancia un allarme in merito al gravissimo rischio di messa in discussione della centralità del ruolo dell’industria manifatturiera nel Programma Regionale di Sviluppo 2016-2020.

Con fermezza il Presidente afferma: “Che siano ancora momenti difficili nessuno lo ha mai messo in dubbio, ma togliere il manifatturiero dalle priorità delle politiche regionali è un errore. Non si può pensare di ricollocare il peso della manifattura al 20% del PIL e contemporaneamente sottrarre risorse destinate alle aziende che investono. Per evitare effetti recessivi di lungo termine e disincentivanti, è opportuno che la “spending review” nella gestione della spesa pubblica, colpisca le spese improduttive, non certo i capitoli di spesa e le risorse destinati agli investimenti produttivi.

E’ apprezzabile che la Regione si preoccupi di riservare attenzioni alle Aree di Crisi, e che siano state effettuate delle rimodulazioni a parità di risorse disponibili sui capitoli di spesa dei Fondi UE. Ma quello che ci preoccupa sono gli ingenti tagli paventati ad alcuni interventi altamente strategici: stiamo parlando di 35 milioni in meno sul PRS, di un taglio del 66% delle risorse destinate all’efficienza energetica, di risorse insufficienti per coprire gli 80 milioni di investimenti già approvati dalla Regione grazie al successo dei Protocolli di Insediamento. E’ rimasta fra l’altro inascoltata la nostra richiesta di rendere più attinenti alla realtà i criteri di ammissione ai bandi per ricerca e innovazione: non è pensabile che la diminuzione dell’importo del fatturato, magari dovuta ai tempi di produzione o di sviluppo di una commessa estera, impedisca all’azienda di partecipare ai bandi regionali”.

Parole forti, parole che esprimono un sentito e diffuso allarme in difesa del settore che ha rappresentato, rappresenta e deve rappresentare anche nel futuro la colonna portante dell’economia del nostro territorio. La speranza viva è che gli organi regionali possano rivedere queste posizioni. I tempi che attraversano le imprese hanno bisogno di comprensione e sostegno da parte delle autorità politiche per cercare di garantire insieme un futuro per tutti.

 

 

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