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Il ragazzo dalla divisa azzurra

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Il ragazzo dalla divisa azzurra

Martedi 12 aprile, alle ore 17,30 presso la Sala Ducci in Arezzo (via Cesalpino, 53), il Prof.Ivo Biagianti dell’Università di Siena e il Prof. Giovanni Galli della Società Storica Aretina presenteranno il libro “Il ragazzo dalla divisa azzurra” di Gian Paolo Barbagli (Edizioni Effigi).

 

 

Si tratta di una sintesi delle corpose memorie scritte tra il 1941 e il 1944 da Guido Barbagli, il padre di Gian Paolo, mentre era militare nell’Aeronautica.

Guido Barbagli, cresciuto in una famiglia aretina piccolo borghese, dopo alcune esperienze lavorative nella sua Arezzo, viene chiamato alle armi e arruolato nella Regia Aeronautica. Siccome aveva il brevetto da telegrafista, non viene mandato nei reparti operativi, ma in fureria a ricevere e spedire dispacci, ordini, comunicazioni.

Da questo suo “osservatorio” privilegiato, Guido conosce in anteprima e meglio quanto sta accadendo nei vari fronti e le vicissitudini politiche italiane.

Queste sue esperienze, assieme alle sue considerazioni, le sue riflessioni e le sue domande, vengono annotate giorno per giorno su dei fogli, che alla fine arriveranno a costituire due grossi manoscritti di circa mille pagine.

Seppur gli scontri, le battaglie, i grandi avvenimenti, non siano stati vissuti in prima persona dal Barbagli, la loro eco gli è arrivata in maniera precisa ed è molto interessante constatare quale fosse stata la reazione del giovane aviere a quelle gravi notizie, così come dai suoi scritti viene fuori anche il segno che esse lasciarono nei suoi compagni d’arme.

Ivi Biagianti, che ne ha curato la Prefazione, scrive: “L’eccezionalità di queste memorie sta nel fatto che gli avvenimenti narrati, anche se relativi ad una persona, sono quelli che hanno riguardato un’intera generazione, coinvolta nel continuo e a volte tragico mutare degli eventi; l’altro aspetto eccezionale sta nella precisione con cui l’autore descrive la vita di ogni giorno, dagli aspetti privati a quelli legati alla guerra: gli uni si intrecciano continuamente con gli altri, senza retorica o mistificazione”.

Interessante è anche osservare quel lento processo di cambiamento di Guido Barbagli, un giovane che come tutti i suoi coetanei era cresciuto sotto il fascismo, imbevuto di messaggi retorici e falsamente patriottici. Poi, piano piano, si accorge come coloro che si riempivano la bocca di parole come Patria e Italia, siano stati gli stessi che hanno portato il Paese alla rovina. Da qui nasce l’avversione verso l’ex regime, ormai travolto dagli eventi.

Guido Barbagli non parteciperà alla Resistenza, come invece fecero tanti altri suoi coetanei e amici. Sfollerà a San Giuliano e farà domanda alla Sezione Provinciale dell’Alimentazione. Assunto alla Sepral, aspetterà l’epilogo della guerra impegnandosi nell’alleviare la fame della popolazione aretina, ma con il costante incubo di cadere in un rastrellamento dei tedeschi o dei repubblichini. Gli ultimi giorni li passerà con familiari e amici in una grotta, mentre tedeschi e inglesi si contenderanno “palmo a palmo quella terra che è nostra”.

Un interessante lavoro di un ventenne, che ha cercato di documentare, con dovizia di particolari, la sua esperienza durante la guerra, dandoci modo di seguire il suo percorso personale, alquanto simile a quello di tanti altri giovani di quegli anni.

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