Prima Pagina | L'opinione | I salvataggi bancari: una gestione dilettantesca a qualsiasi livello di comando (2' parte)

I salvataggi bancari: una gestione dilettantesca a qualsiasi livello di comando (2' parte)

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
I salvataggi bancari: una gestione dilettantesca a qualsiasi livello di comando (2' parte)

Quali siano stati gli scambi epistolari tra Italia e istituzioni europee, ce lo racconta la stessa Bankitalia, in un lungo memoriale difensivo presentato per opporsi alla richiesta di annullamento del decreto avanzata dalla Fondazione CariJesi (azionista di Banca Marche) al Tar del Lazio, per il quale si è tenuta la camera di consiglio il primo marzo scorso. Attenzione: il memoriale è scritto allo scopo di scaricare da via Nazionale quante piu’ responsabilità possibili, quindi va letto con spirito critico, immaginando di poter porre contemporaneamente agli estensori del testo, le stesse domande che si vorrebbe fossero poste al MEF.

Dalla lettura di questo memoriale si capisce immediatamente che alcuni organi del ministero, erano stati informati della posizione che avrebbero preso le autorità europee fin dal dicembre del 2014. Ma si capisce anche molto bene che i rapporti tra istituzioni avvengono esclusivamente a livello di burocrati. Quelli europei aspettano di conoscere “per iscritto” le intenzioni di quelli italiani e dopo un ragionevole seppur non lungo lasso di tempo, rispondono in perfetto burocratese, anche se in burocratese inglese:  “A mio credere il burattino è bell’e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!“ “Mi dispiace” disse la Civetta “di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero“.

Un cittadino si aspetterebbe davanti ad un evento potenzialmente catastrofico (nel 2014 si parla ancora solo della crisi di Banca Marche, che è però di gran lunga la piu’ grave ed importante tra le quattro oggetto del decreto) che gli organi dello stato mettano in atto ogni possibile contromisura. In particolare la creazione immediata di una cabina di regia con la partecipazione della Banca d’Italia, della Consob e dell’ABI come rappresentanza del fondo interbancario. Invece leggendo soprattutto il memoriale “difensivo” di Bankitalia, ci si rende conto immediatamente di un approccio slegato e scoordinato, in cui ciascuno esamina il suo particolare, esercita il suo piccolo potere, senza mai connettersi al resto degli organi che hanno rilevanza in un caso del genere. Si guadagna tempo, sempre sperando che qualcun altro riesca a trovare una soluzione.

Questa situazione sembra ancor piu’ grave quando ci si rende conto, dalle dichiarazioni che vengono rese alla Procura di Arezzo, che anche all’interno dello stesso organo di vigilanza si ragiona solo per compartimenti stagni: gli ispettori di BI, sembra che ad un certo punto sentano piu’ la necessità di apparire come i segugi che hanno scoperto le mani nella marmellata, che un organo dello stato chiamato a tutelare gli interessi dei cittadini e del loro paese. Ma quel che è peggio, fanno adottare una strategia incomprensibile, adatta forse piu’ ad esaltare la loro abilità di “detective”, che a tutelare l’interesse pubblico.

La stessa Bankitalia nelle lettere che invia alla dirigenza di Banca Etruria, chiede in definitiva che il malato si curi da solo, evitando accuratamente di prendersi qualsiasi responsabilità diretta nella gestione della imminente crisi, ma sottoponendo invece il board ad un pressing equivoco e mai ufficiale, sulle strategie da adottare, creando così un perfetto parafulmine per la tempesta che sta per abbattersi sul sistema. Se il CDA di Banca Etruria non lo immaginava ancora, Bankitalia al contrario ne era certamente consapevole. L'unica cosa che a Roma non era ben chiara, ero lo stato in cui versava la Popolare di Vicenza, viscto che si è rimproverato a BE di non aver perseguito la fusione. Se ci fosse stata consapevolezza, saremmo autorizzati invece a pensare tutto il possibile e anche di piu'. Limitiamoci pertanto a considerare questo caso, solo come una gravissima carenza di controllo. 

Chi si aspettava che in via Nazionale fosse pronta in qualche cassetto una solving strategy, è rimasto deluso. Non c’era o se c’era era talmente “saballata” da essere rimasta nel cassetto in cui era stata riposta. Volendo pensare molto male (ma è solo un brutto pensiero) si potrebbe anche immaginare che questa crisi avrebbe dovuto preparare una bella portata per qualche pescecane della finanza, che avrebbe banchettato sulle macerie delle quattro banche fallite. Ma anche se sono convinto che questo pensiero ha attraversato la mente di tanti, nessun riscontro è per il momento emerso dai cassetti segreti della italica burocrazia: al momento dunque, resta solo un brutto pensiero!

In questa vicenda, al di là delle polemichette sul padre della ministra e sui “polli” dell’ultimo CDA, su cui sono state scaricate tutte le responsabilità e attraverso i quali i grandi media hanno trovato una facile preda per distrarre il popolo con le storielle, appare chiarissima invece l’assenza della Politica. Nella mania tutta italica di delegare ai dirigenti la gestione del paese, anche i rapporti tra la UE e l’Italia, sono stati per molti mesi delegati a quadri intermedi che si sono ben guardati dall’assumersi qualsiasi responsabilità che non fosse quella rigidamente circoscritta dalle regole di ingaggio. Mai tanta fiducia fu così mal riposta.

Fin dal  luglio 2014, mentre in Banca Etruria si continuano a vendere a man bassa obbligazioni subordinate a ingenui investitori e nonostante la presenza sul posto degli ispettori di Banlkitalia (ma non era compito loro controllare, si difenderanno poi),  si inizia a parlare di un intervento del Fondo interbancario nel capitale, al fianco del Credito Fondiario nella crisi di Banca Marche.  Nella lettera del 18 dicembre 2014, appare ancora evidente che i rapporti vengono tenuti esclusivamente a livello dirigenziale. “Caro Vincenzo”: così scrive al direttore generale del MEF Vincenzo Lavia, il suo omologo Koopman nelle istituzioni europee, sollevando per la prima volta dubbi sulla compatibilità con la disciplina degli aiuti di Stato di un intervento del Fondo Interbancario nel capitale. Tra i temi sollevati c’è quello che resterà costante fino alla fine, quando la situazione delle banche è diventata ormai troppo grave: il sospetto di aiuti di Stato, appunto. Contemporaneamente allo scambio epistolare di cui sopra, ci si prepara al commissariamento di Banca Etruia.

E’ l’atto finale, il De Profundis delle banche, culminato nella gestione inutile di commissari che hanno sonnecchiato (male) per quasi tutto il 2015 e che alla fine hanno determinato il crollo del sistema. (Nella prossima puntata)   

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

5.00