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I salvataggi bancari: una gestione dilettantesca a qualsiasi livello di comando (1' parte)

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I salvataggi bancari: una gestione dilettantesca a qualsiasi livello di comando (1' parte)

 

Premetto che sono convinto che alla fine gli investitori subordinati saranno salvati per intero, almeno sotto i 100 mila euro. Ci vorranno alcuni mesi, ma credo che chi ha comprato una obbligazione con scadenza 2018 o 2020 non mi pare abbia l'urgenza di essere rimborsato entro 30 giorni altrimenti muore di fame, ci sarebbe una incongruenza palese: se il rischio poteva non essere conosciuto, la scadenza dell’obbligazione era chiara per tutti! Capisco la paura che non accada mai (siamo in Italia, ne sono cosciente), ma calma e sangue freddo servono oggi piu' che mai. 

La volontà del governo mi pare invece sia abbastanza chiara, si tratta di trovare le forme migliori per arrivare ad una felice conclusione. Alla fine ci potrebbe stare anche un sonoro “vaffa” indirizzato all’Europa, prendendosi i rischi di una sanzione. Ne paghiamo tante per ogni genere di argomento. Al confronto delle quote latte, questa sembrerebbe un bruscolino.

Quello che invece mi preoccupa veramente, è la palese impreparazione dimostrata dalle autorità italiane nell’affrontare situazioni del genere. Abbiamo visto una armata Brancaleone che si muoveva in modo scoordinato, senza comunicare, senza avere una strategia, facendo le cose che si sono sempre fatte, senza considerare che ci si stava muovendo invece in un quadro completamente mutato. In ultimo, la cosa che lascia le maggiori perplessità, è stata la corsa allo scarico delle responsabilità. Nessuno ha sbagliato, tutti hanno seguito il protocollo assegnato. Tutti regolandosi come dei grandi burocrati. 

Questo accade quando mezze maniche, funzionari e portaborse, sono chiamati a svolgere funzioni regolatrici, diventando una tecnocrazia superstipendiata, che pretende di comandare senza assumersi mai la responsabilità delle proprie scelte. Dando ordini generici senza mai entrare nel merito delle situazioni. Ne sono una palese dimostrazione le lettere inviate a Banca Etruria da via Nazionale: "dovete diminuire le esposizioni, dovete diminuire le sofferenze, dovete aumentare le garanzie, dovete trovare un istituto di elevato standing..."

Io che non ho fatto studi economici, avrei saputo dare gli stessi consigli. Forse anche migliori. Il problema è che queste perle vengono offerte da gente che guadagna decine di migliaia di euro al mese per dispensarli. E che subito dopo nega anche di averli dati (emblematico il caso BPV, in cui in una lettera si rimprovera di non aver fatto la fusione e oggi si nega anche di aver spinto perché avvenisse).

La sensazione che ho avuto il 22 novembre - e  piu’ passa il tempo piu’ diventa riflessione maturata - è che si sia voluta giocare una guerra tra bande sulla testa di inconsapevoli cittadini. Una guerra che si pensava sarebbe stata limitata ad una scaramuccia di strada e si è trasformata invece in un conflitto armato. Le bande vanno oltre i partiti politici, rappresentano l’ascesa e l’avanzata del governo arbitrario della burocrazia nelle democrazie. Un potere che non rischia mai, men che meno rischia il proprio denaro. Pertanto può permettersi di fare tutti gli esperimenti sociali possibili, lasciando inermi cittadini a fare da cavia.  

Non è piu’ la politica che governa, è ormai il mondo della burocrazia e infatti il potere burocratico, privo di responsabilità, aumenta sempre più, insieme all’inefficienza economica permanente.

Il 22 novembre del 2015 è successa una cosa senza precedenti nell’ultimo secolo. Per la prima volta dei risparmiatori hanno perso i propri investimenti per effetto di un provvedimento del governo. Quella notte, un Consiglio dei ministri convocato d’urgenza ha salvato quattro piccole banche commissariate (ancora mi chiedo a cosa siano serviti i commissari) facendone pagare il conto, oltre agli azionisti, anche a circa 10 mila obbligazionisti subordinati che hanno perso i soldi investiti.  Mai era successo un evento del genere in Italia. Onestamente se qualcuno mi avesse chiesto un consiglio, forte di questa storia, avrei ingenuamente risposto anche io come i funzionari che hanno venduto le subordinate: ”Non è mai successo prima, perché deve succedere adesso?”. E invece è successo!  

Nel prossimo articolo cercherò di ricostruire tutti i passaggi di questa storia italiana, attraverso le dichiarazioni delle parti, le lettere della UE, i richiami di via Nazionale, nella speranza di ritrovare il filo logico e magari capire meglio chi ha sbagliato. Certamente molti errori sono stati commessi dal CDA della banca, ma questo aspetto è ormai nelle mani della magistratura. Sostituirsi agli inquirenti che in queste ore sono impegnati a fare il loro mestiere, non è compito nostro. Cercare le responsabilità in chi invece ha scagliato il sasso e poi ha nascosto la mano, è molto, molto piu' interessante.    

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