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Elogio della trascendenza

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Elogio della trascendenza

peccato non si possa comprare al supermercato.

 

La stirpe italica non ha mai raggiunto livelli eccelsi nel campo della pura astrazione.

Non siamo inventori, ma piuttosto innovatori incrementali; abbiamo applicato la nostra capacità inventiva al lavoro delle nostre mani divenendo così artigiani sopraffini.

Non che non avessimo le potenzialità per dedicarci al ragionamento puro, il ben fatto ci appaga di più. Resta il fatto che abbiamo donato all'umanità più santi che pensatori, privilegiando l'aspetto utilitaristico. Mestiere pericoloso, si pensi a Giordano Bruno, apprezzato in Inghilterra, arso vivo in Roma. Il numero di patroni, protettori, santi conferma questa tendenza, magari risolvendo il pratico con l'aiuto del miracolo. La necessità di riempire la panza ha il sopravvento.

La mistica è l'altra faccia della medaglia della elucubrazione. Certamente la presenza nel nostro territorio del Vaticano ha contribuito a privilegiare queste figure rispetto a quelle dei liberi pensatori.

È diventata una forma mentis ed infatti vantiamo più dottori della Chiesa che filosofi.

Lasciare correre la mente non è peccato. Permette di superare ostacoli immani, con successo. L'intuizione ha certamente beneficio da una formazione scolastica, ma questa non è indispensabile.

Il bello è completamento all'armonia, l'estetica è una virtù filosofica -non lontana dall'astrazione- che abbiamo esercitata con continuità nei secoli, ci bastava un niente per chiudere il cerchio.

Qualche giorno fa guardavo un servizio televisivo sulle autovetture ad idrogeno e sulle potenzialità e complessità legate a questo tipo alimentazione. Nessuna azienda italiana eccelle in questo settore, tedeschi e giapponesi guidano il gruppo.

Mi è venuto da chiedermi quale fosse stata l'evoluzione della teoria atomistica nel corso dell'umanità.

Il primo ad immaginare una struttura atomica della nostra realtà fu Democrito, un filosofo -termine restrittivo- dell'antica Grecia, vissuto circa 2400 anni fa. Considerati gli strumenti di indagine, la conoscenza scientifica e sua condivisione in quel periodo, questa teoria fu frutto della capacità di astrazione e riflessione. L'idea di Democrito venne censurata da un altro filosofo, Aristotele, figura che a me non piace molto non tanto per quello che aveva detto, ma per l'uso è stato fatto del suo pensiero da parte di pseudo istituzioni. La fissità del pianeta Terra al centro dell'universo in primis.

Mi viene in mente che ci volle Galileo, a sue spese, per superarne il dogma.

Oggetto della contesa Aristotele vs Democrito era il concetto di vuoto, che avrebbe condizionato il pensiero umano per i due millenni successivi. Estremizzando, Aristotele fece una semplice domanda: può esistere ciò che non esiste? Così posta, nella sua apparente banalità, porta ad una facile risposta che influenzò i secoli a venire. Vi ricorderete il classico paradosso per cui in assenza di un “mezzo” che sostenesse le stelle queste sarebbero cadute su di noi come pietre lanciate in aria. Qui la necessità di qualcosa d'invisibile e intangibile e tuttavia reale, quella sostanza chiamata etere -che nulla ha a che fare con la medicina- per contrastare l'horror vacui.

Comprensibilmente sto brutalmente semplificando secoli di storia, me lo perdonerete.

La teoria atomistica riemerse all'inizio del 19º secolo, tutto sommato ieri, grazie al figlio di un modesto tessitore di Manchester, Dalton. Costui certo non poteva essere cresciuto in un contesto favorevole all'apprendimento, eppure pose non solo le basi, con ovvi e perdonabili errori, all'indagine della costruzione più intima del nostro mondo, egli si rese anche conto che aveva un difetto visivo che non gli faceva percepire correttamente i colori. Difetto che da allora si chiamò daltonismo.

Un individuo in grado sia di totale astrazione quando applicava il suo pensiero ad talune riflessioni sia di un diverso approfondimento quando si trattava di aspetti indagabili.

In più di un testo storico troverete il nome di un italiano fra le figure che hanno dato un contributo fondamentale alla conoscenza dell'invisibile: Avogadro. Un nome quasi ignoto, ma i suoi studi sui gas gli hanno fatto meritare posto nell'Olimpo dei fuori classe. Celebrato dall'unità di misura, la sua mole.

Probabilmente un nome neanche ricordato nella toponomastica delle città italiane mentre tutt'ora campeggiano richiami alle campagne colonialiste dell'Italia fascista. Casi della vita appunto.

In passato ho sollecitato i miei figli a non porre limiti alle loro potenzialità, perché un premio Nobel si può meritare anche con una sola intuizione, non soltanto con l'applicazione che deve essere supportata da un sistema scolastico, imprenditoriale, sociale adeguati. Questi non sono facilmente disponibili in Italia, e molti giovani italiani devono trovare soddisfazione all'estero.

Grandi successi imprenditoriali del recente passato sono frutto non di un'innovazione incrementale bensì dell'invenzione, qualcosa che prima non esisteva. Idee che erano lì pronte per essere colte: pensate alle fortune economiche che si sono accumulate grazie a giovanotti statunitensi che hanno semplicemente tirato giù dall'albero dell'informatica social alcuni frutti banali e li hanno messi a reddito. Facebook ne è l'esempio evidente.

Il poro puzzone fece scrivere “Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori” sul palazzo del lavoro all'Eur. Non se l'era sentita neanche lui di definirci inventori, eppure aveva Marconi fra le mani. Quei termini “scienziati” e “pensatori” sono veramente fuori luogo, una rondine non fa primavera. Poteva metterci “burocrati”, perché sicuramente la categoria rappresenta un vanto (si fa per dire) della italianità. E abbiamo copiato, in quel caso, dai bizantini, dall'impero ottomano. Complicatori di affari semplici, assassini della individualità. Sottrattori di risorse. Forma senza sostanza.

Col risultato che vediamo oggi. Non più artigiani quasi artisti, mai inventori. Accidenti al pensiero in scatola, quello che vendono al supermercato. Dove appunto non trovi la trascendenza. O astrazione. Chiamatela come volete. Quella che ha permesso ad Einstein di descrivere il nostro universo. Immaginare 100 anni fa un buco nero? La curva spazio- tempo? Solo trascendendo.

Se la scuola ha bisogno dei contributi obbligatori per comprare la carta igienica, o se i docenti non sono pagati, allora meglio affidarsi alla astrazione. Occhio però: coi santi abbiamo fatto il pieno, solo posti in piedi. Dite ai ragazzi: fate spaziare la mente, non lo rimpiangerete.

Anche perché peggio di così non può andare.

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