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Cosa resterà di questa banca Etruria...

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Cosa resterà di questa banca Etruria...


Dal blog: acortodidee

Come prevedibile, i riflettori nazionali, sempre sbiechi e semplicistici, cominciano ad allontanarsi dall’affaire Banca Etruria. Lasciandoci soli con i nostri spettri e personali demoni, spesso travestiti da squallidi affaristi privi di scrupoli e alla ricerca di facili guadagni. Una cronaca mediocre e senza ritmo, priva di qualsiasi fascino.

E noi locals, che c’eravamo prima e ci saremo anche dopo cominciamo a fare i conti con una nuova realtà, la trasformazione mediatica da guerra lampo a lunga guerra di trincea. Piccole novità quotidiane, quasi mai sostanziali, conversazioni sul sentito dire nei bar ed un poderoso stillicidio di teorie macroeconomiche e filocomplottiste.

La nostra città ha davvero fatto i conti con cosa è successo? Gli impatti sono già stati assorbiti? Comincia una nuova era nel grande capitale aretino, e non abbiamo ancora deciso che abito indossare.

Politicamente e socialmente la partita sarà ancora più pesante di quella economica, inutile farsi film immaginari. L’ho detto spesso e credo sia chiaro ai più, non c’è mai stata commissione partitica, al massimo i guadagni personali di pochi singoli individui. Ma i cognomi pesano e peseranno tanto in questa storia, più di quanto ci si immagini adesso. Lasciando una eredità peggiore dei fatti stessi.

Insieme alla crisi, la disillusione della scomparsa dell’ex principale polmone di sviluppo del territorio accompagnerà come un’ombra oscura la già difficile risalita. La nostalgia dei bei tempi che furono forse lenirà lo spleen collettivo, ma non aiuterà a risolvere un granché.

La società aretina, la nostra comunità, piuttosto omertosa e colpevolmente ostile a quelle (poche) voci che sostenevano per tempo una situazione via via più insostenibile. Anticorpi che non abbiamo, forse mai avuto. E invece avremmo ancora oggi bisogno di una campagna di vaccinazione di massa, da falsi profeti di benessere facile e di scorciatoie.

E allora, mi trovo spesso a riflettere, un processo vero e profondo su Banca Etruria non ci farà certo male. Un esorcismo collettivo che avverrà solo in un’aula di tribunale semplicemente perché non siamo stati in grado di impedirlo prima, diciamoci la verità senza indulgenze.

Alla sbarra imputati noti e meno noti, ma soprattutto l’opacità e quel capitalismo relazionale e familistico in salsa etrusca il cui sordo grigiore ci ha investito in pieno. Tutti, nessuno escluso.

Ben vengano i pettegolezzi, i processi da bar, la discussione, un po’ di trasparenza. Possano regalarci un futuro più trasparente e meno accondiscendente verso poteri ombra, ormai emaciato ricordo di ere che furono.

Una catarsi collettiva, poi finalmente, una boccata di aria pulita. In fondo, ce lo meritiamo.

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