Prima Pagina | Cronaca | BANCA ETRURIA: I VERI DANNEGGIATI SONO DIPENDENTI E RISPARMIATORI. OGGI SONO L’UNO CONTRO L’ALTRO

BANCA ETRURIA: I VERI DANNEGGIATI SONO DIPENDENTI E RISPARMIATORI. OGGI SONO L’UNO CONTRO L’ALTRO

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
BANCA ETRURIA: I VERI DANNEGGIATI SONO DIPENDENTI E RISPARMIATORI. OGGI SONO L’UNO CONTRO L’ALTRO

L’avvocato Maurilio D’angelo della FIRST CISL spiega perché la Procura ha l’obbligo di verificare le motivazioni per le quali si è creata l’insolvenza. Evidentemente non causata dai dipendenti i quali non hanno avuto alcun vantaggio

 

Arezzo - Avvocato D’Angelo, Lei assiste numerosissimi dipendenti coinvolti nella inchiesta della Procura di Arezzo e riguardanti – in particolare – le vendite di obbligazioni subordinate da parte di Bancaetruria ai consumatori. Che può dirci al riguardo?

La First Cisl, che seguo al livello nazionale, ha deciso di impegnare il sottoscritto nella difesa dei dipendenti iscritti alla sigla. Ciò in quanto riteniamo vi sia a carico degli stessi una impropria valutazione del ruolo e delle modalità comportamentali presumibilmente per la mancata conoscenza da parte dell’opinione pubblica di alcuni aspetti essenziali delle attività che gli stessi esercitano.

A cosa si riferisce in particolare?

I dipendenti della Bancaetruria (ma in generale tutti coloro che lavorano all’interno di un istituto di credito) hanno – tra le altre mansioni – anche quelle di collocare i prodotti finanziari. L’esercizio del credito, infatti, rientra tra gli scopi legittimi (e protetti dall’ordinamento) di ogni Banca. I dipendenti hanno raccolto le MIFID dei clienti, i quali hanno liberamente sottoscritto un prodotto finanziario che, per come è “dipinto”, appare alla moltitudine quasi un pezzo di carta privo di valore.

Quindi, Lei sostiene che i consumatori erano al corrente di ciò che acquistavano? E, poi, che le obbligazioni subordinate siano un prodotto finanziario corretto?

Ecco, proprio su quest’ultimo punto è doverosa una specificazione. L’obbligazione subordinata ha la caratteristica di prevedere un impegno (da ciò il termine obbligazione) da parte dell’istituto emittente di corrispondere una cedola periodica e di procedere al rimborso del capitale alla scadenza convenuta. La perdita del capitale può verificarsi solo in circostanze evidentemente imprevedibili ed impreviste e cioè nel caso del fallimento della Banca poiché, solo in tale residuale ipotesi, gli obbligazionisti subordinati vengono soddisfatti dopo i creditori ordinari. Ma lei pensa sul serio che un dipendente vendesse tali obbligazioni (piuttosto che eventuali azioni) sapendo che Bancaetruria stesse fallendo? Neanche Banca d’Italia aveva previsioni similari poiché l’insolvenza si è verificata dopo un lungo lasso temporale da queste vendite ed anche dopo il commissariamento della vigilanza.

Quindi, secondo lei, la Procura non dovrebbe avviare come sta facendo indagini penali?

La Procura ha l’obbligo di verificare le motivazioni per le quali si è creata l’insolvenza. Evidentemente non causata dai dipendenti i quali non hanno avuto alcun vantaggio patrimoniale dalle operazioni e subiscono anche il rischio di esodi forzati per lo stato di crisi. So solo che, allo stato, molti dipendenti (che vivono di un normalissimo stipendio, spesso anche inferiore alle medie di altri lavoratori subordinati e che hanno sulle spalle gravosissime responsabilità connesse con l’esercizio delle mansioni, con quotidiani mutamenti delle normative di settore) stanno vivendo nel più ampio ed angosciante disagio. Moltissimi sono anche investitori degli stessi prodotti. E’ plausibile che un dipendente investa in un prodotto finanziario (unitamente ad amici e parenti coinvolti) sapendo di perdere il capitale? I dipendenti non sono analisti finanziari; e se molti esperti di finanza (nonché la stessa Banca d’Italia) non hanno ritenuto che vi fossero fondati rischi per un pregresso intervento, come poteva anche solo immaginarlo un dipendente che addirittura ha anche investito nelle stesse azioni o obbligazioni?

Sappiamo che Lei è anche membro dell’Arbitro Bancario Finanziario, organo promosso da Banca d’Italia per la risoluzione stragiudiziale delle controversie e che, quindi, conosce bene questa materia. Come ritiene finirà per i suoi assistiti?

Molto spesso la verità storica è travisata dai media o da dichiarazioni improvvide di qualcuno che ama fare “terrorismo” psicologico, magari per vantaggi personali. Un reato penale perché venga punito deve essere sorretto da coscienza e volontà nonché da un vantaggio patrimoniale (almeno nel caso della truffa). Nessuno di questi elementi sussiste. E farò l’impossibile per dimostrarlo e restituire dignità a queste persone spesso ignobilmente calpestate. Il sindacato, mio tramite, si è anche costituito parte civile nel procedimento avviato contro i dirigenti proprio perché vuole perseguire la giustizia sociale e non cavalcare il consenso. Io sto anche con i risparmiatori: devono avere giustizia. Ma da chi li ha eventualmente tratti in inganno o ha omesso di vigilare. Oggi, invece, i danneggiati (risparmiatori e dipendenti) si trovano uno contro l’altro. Ed un proverbio dice che tra i due litiganti chi gode è il (o i) terzo (terzi) che molto probabilmente costituisce il vero responsabile.

 

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0