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Processi mediatici: non trasformiamo le ipotesi di reato (tutte da dimostrare) in condanne definitive

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Processi mediatici: non trasformiamo le ipotesi di reato (tutte da dimostrare) in condanne definitive

L’Italia è un paese garantista o giustizialista a "singhiozzo alternato", a seconda che l’ipotesi riguardi una parte politica o l’altra. Ma una ipotesi di reato è ciò che permette agli inquirenti di indagare, non è una sentenza.

 

 

La cosa piu’ grave delle surreali discussioni su Banca Etruria, è che possono trasformarsi in armi di distrazione di massa, distogliendo l’opinione pubblica dalle questioni fondamentali.

Ho sostenuto questa posizione fin dai processi a Berlusconi, avvitati in dibattiti assurdi e imperniati su argomenti pruriginosi. Risoltisi alla fine con una assoluzione.

Se prendiamo il caso Banca Etruria, tutto il processo penale pare si stia giocando oggi, sulla liquidazione al direttore generale. E’ bene ricordare ciò che avvenne in quei primi giorni di aprile del 2014. Bankitalia aveva inviato l’ennesima letterina al CDA. La terza o forse la quarta. Si chiedeva in termini perentori un cambio di rotta e soprattutto un cambio dei vertici dell’istituto. Il presidente Fornasari trasse le sue conclusioni e si dimise rapidamente.  

Scrissi all’epoca che l’avanzamento, come se si trattasse di un domino, della catena di comando - il vicario che diventa presidente, il vice semplice che diventa vicario, gli anziani che diventano vice ecc - era una presa per i fondelli (non in questi termini ma quasi) nei confronti di chi invece voleva vedere cambi di rotta sostanziali e non di facciata. E lo feci non senza timore di ritrovarmi  (tanto per cambiare) querelato!

Scrissi anche che la figura del direttore generale non era certo estranea alla chiamata al turn over, espressa in termini così drastici dall’istituto di vigilanza.

Sul direttore generale mi son fatto idee piuttosto precise: dopo una sequela di personaggi strani chiamati a dirigere l’istituto, alcuni assolutamente inadeguati nominati al solo scopo di non aver impiastri a fare ombra, altri finiti in manette negli anni successivi, Bronchi fu chiamato alla direzione della banca quando ormai la situazione era grave se non forse già gravissima.

A lui fu chiesto (non c’ero ovviamente, ma è così facile immaginarsi quei dialoghi) di fare ciò che poteva per raddrizzare la situazione. Il risultato furono una serie di operazione decisamente rischiose. Non so se tra queste ce ne siano state alcune andate bene (di quelle di solito non si parla mai), ma certamente quelle andate male sono ormai di dominio pubblico e se ne è parlato in ogni giornale, compreso quelli parrocchiali.

E’ evidente che, proprio a seguito della famosa letterina di Pasqua del 2014, uno degli obiettivi che si sarebbe dovuto dare il CDA, sarebbe stato di silurare il direttore generale. Qui la vicenda comincia ovviamente a muoversi nella complessa struttura legislativa italiana, che vede comunque la giurisprudenza del lavoro e la difesa del contratto stipulato con il direttore generale, opporsi alle richieste legittime della Banca d’Italia.

Poco piu’ di un mese dopo l’insediamento del nuovo CDA, furono rese note le dimissioni del DG e i termini della sua dipartita. Ci sono gli estremi per una accusa di bancarotta fraudolenta? Se questi sono i termini della questione (ma il resto è ancora nelle carte), ovviamente esemplificati, ho molti dubbi.

Ma la domanda da 1 milione di dollari è: Bankitalia avrà dato o no la sua benedizione a quest’accordo, con i suoi ispettori presenti quasi in pianta stabile dentro l’istituto? Anzi di piu’: vi furono pressioni esterne affinchè si arrivasse ad un accordo prima possibile ed a tutti i costi? La risposta arriva spontanea, ma ovviamente nessuno può saperlo con certezza e forse non lo sapremo mai. Ma la logica e la sequenza degli eventi, ha comunque una sua importanza.  

Se non fosse che il nostro territorio alla fine pagherà il conto salato di questa vicenda, oggi sarebbe quasi divertente assistere allo “sproloquiare” della politica - ben assistita dagli azzeccagarbugli della carta stampata dei giornaldi partito o comqunque schierati - soffiare sul fuoco delle polemiche.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, (mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata) scrive Tito Livio nelle Storie (XXI, 7, 1).

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