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Il mestiere del giornalista in Italia: il Ghana e il Burkina Fasu ci sorpassano!

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Il mestiere del giornalista in Italia: il Ghana e il Burkina Fasu ci sorpassano!

In Italia pare che a 70 anni dalla fine del fascismo, non riusciamo ancora a liberarci dalla sua pesante eredità. Nonostante le enunciazioni di principio della Costituzione "piu' bella del mondo", stiamo scivolando anno dopo anno, nelle parti basse delle classifiche mondiali sulla libertà di stampa.

Il nostro Paese perde 24 posizioni nell'annuale classifica mondiale di Reporter senza frontiere. Scrive il Fatto Quotidiano: colpa delle violenze contro i cronisti, ma anche delle cause per diffamazione "ingiustificate" intentate soprattutto da "eletti".  

Il primato delle cause per diffamazione contro i giornalisti, spetta però ancora (per poco) ai magistrati, ma i politici stanno risalendo la classifica molto velocemente.  Peggio di noi in Europa: Ungheria, Bulgaria, Croazia, Serbia, Romania e Grecia

A far precipitare l’Italia tra Moldavia e Nicaragua, il rapporto conta 129 cause di diffamazione “ingiustificate” contro i cronisti, sempre nei primi 10 mesi del 2014, mentre nel 2013 il dato si era fermato a 84. La maggior parte delle cause di questo tipo sono intentate da personaggi politici, e costituiscono una forma di censura.

Come riporta un editoriale di Giorgio Mulè, direttore di Panorama, l'Italia è un Paese sempre meno libero. Ora, noi poniamo come "condicio sine qua non" alla Turchia, per un suo ingresso nell'Unione Europea, un miglioramento dei diritti civili, questo mentre l’Italia continua ad accumulare condanne da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo per via della libertà di stampa troppo spesso censurata.

L'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, continua ad invitare l'Italia ad allinearsi e fare sì che i giornalisti, possano compiere il loro mestiere. In una classifica di "Report senza frontiere" stilata nel 2015, l'Italia risulta essere al 74° posto su 180 Paesi, perdendo ben 24 posizioni rispetto all'anno precedente. Paesi come Romania, Ghana e Burkina Faso ci surclassano.

Ci riempiamo la bocca della espressione "libertà di stampa" ma qui in Italia si va verso la direzione opposta. Stiamo diventando un Paese a democrazia ridotta. Per esempio, criticare i magistrati può costare caro.

Scriveva Bracalini nel 2012: Occhio a scrivere di magistrati, moderare il tono, calibrare bene gli aggettivi, misurare ogni sillaba, omettere critiche al loro operato, attenersi rigidamente al fatto, non esprimere valutazioni se non generiche, sennò arriva la querela e si rischia il carcere come un delinquente abituale.

Sono loro la categoria che querela di più in Italia, dove peraltro la citazione per danni ai giornali è sport nazionale e una speranza di introiti facili per parecchie migliaia di presunti diffamati (a cui poi viene dato torto una volta su due).

Una inchiesta condotta presso la Corte d’Appello di Milano nel periodo 2013- 2015 ha appurato che i più colpiti da querela per diffamazione sono gli articoli di cronaca (nel 44% dei casi), quindi gli articoli di critica (40%) ed infine le interviste (per il restante 16% dei casi).

Percentuali accoglimento/rigetto: nel 31% dei casi è stata dichiarata l’improcedibilità del giudizio per prescrizione del reato / decesso dell’imputato (25%) o per avvenuta remissione di querela (6%); mentre nel restante 69% la Corte ha provveduto sul merito della fattispecie, per la maggior parte, rigettando l’appello e confermando il  I° grado (41%) e, solo in misura minore (28%), accogliendo l’impugnazione con riforma del I° grado (per riforma si intende la modifica delle statuizioni, che in qualche occasione si è concretizzata nel loro inasprimento, in altre nella loro riduzione oppure, nella loro revoca integrale)

Con riguardo alle condanne al risarcimento dei danni (morali) la media delle somme liquidate a favore di ciascun singolo danneggiato è risultata pari a euro 6.975,56 (campione 30 sentenze): si noti che escludendo dal campione una sentenza contenente statuizioni di condanna a favore di ben 56 parti civili (vigili urbani), la predetta media potrebbe calcolarsi in euro 14.339,27.

Intanto nè il governo nè il parlamento stanno facendo nulla per sollecitare l'approvazione di una legge che cancella il carcere per i giornalisti: il testo fa la spola tra Camera dei Deputati e Senato in un ignobile rimpallo. D’altra parte, se sono gli stessi politici ad usare la querela come arma di intimidazione di massa, è evidente che il parlamento difficilmente riuscirà a censurare se stesso.

La legge sul reato di diffamazione è in Italia molto restrittiva. Per esempio, negli Stati Uniti d'America, perché una persona che si sente diffamata possa avere ragione in tribunale non si deve solo dimostrare la falsità della notizia pubblicata ma anche che essa sia stata pubblicata con l'intenzione di diffamare. Qui in Italia, invece, si condanna e basta, a prescindere da tutto.

Nel 1984 i giudici della suprema corte, dettarono delle regole talmente restrittive sulla libertà di stampa, che qualcuno osservò che per attenersi a quelle regole, avrebbero dovuto pubblicare solo i testi della Gazzetta Ufficiale.

Spesso mi chiedo se lo scandalo Watergate, che portò alla richiesta di impeachment e alle dimissioni dell'allora Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, in Italia sarebbe mai stato possibile.  

I reporter del Washington Post, Bob Woodward e Carl Bernstein, ricevettero il prestigioso Premio Pulitzer, per aver rivelato i retroscena dello scandalo che fece dimettere il presidente degli Stati Uniti. 

In Italia con molta probabilità, avrebbero ricevuto una condanna penale e sarebbero stati chiamati al risarcimento delle spese legali. 

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