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L’allarme di Coldiretti: importazione selvaggia e contraffazione minacciano i prodotti tipici aretini

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L’allarme di Coldiretti:  importazione selvaggia e contraffazione  minacciano i prodotti tipici aretini

A rischio il settore dell’olio, del miele e dei trasformati Apprezzamento per i blitz dei Nas contro le sofisticazioni Coldiretti Arezzo: assolutamente necessario istituire anche in Italia l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti

 

Continua sempre più massiccio l’attacco ai prodotti simbolo della dieta mediterranea che coinvolge l’olio di oliva, il miele, il pomodoro a causa delle agevolazioni accordate dall’Unione Europea per l’importazione di prodotti che fanno concorrenza sleale a quelle nazionali.

Ma il problema è più generale e assume dimensioni mondiali - vedi il problema dei lavorati italian sounding -   che però hanno pesanti ricadute anche sui territori come il nostro: “Per questo denunciamo il rischio concreto – spiega il presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo, Tulio Marcelli - che vengano poi spacciati come made in Italy sui mercati nazionali ed esteri prodotti che di italiano e toscano non hanno nulla, semplicemente  per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza”.

“Sono positivi allora, i recenti blitz dei Nas in Toscana – analizza Marcelli – che confermano il trend che vede provenire dal gigante asiatico il 13% di tutti gli allarmi per irregolarità sul cibo segnalati in Europa, ben 386 sui 2967 complessivi. Gli ottimi risultati dell'attività dei Nas italiani confermano l'efficacia del nostro sistema di controlli  contro un crimine particolarmente odioso perché - prosegue - si fonda sull'inganno e colpisce soprattutto quanti dispongono di una ridotta capacità di spesa a causa della crisi e sono costretti a rivolgersi ad alimenti a basso costo dietro i quali spesso si nascondono ricette modificate”.

A questo punto, se si aggiunge che due prosciutti su tre venduti come italiani sono provenienti da maiali allevati all'estero, che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri e senza indicazione in etichetta, come pure la metà delle mozzarelle e il concentrato di pomodoro dalla Cina, “occorre assolutamente introdurre senza esitazione anche in Italia, come appena accaduto in Francia - conclude Marcelli - l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti come ha chiesto il 96,5 per cento degli italiani sulla base della consultazione pubblica on line sull'etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole”.

Anche perché un’altra minaccia gravissima arriva dal Nordafrica, indica Coldiretti, con l’aumento record delle importazioni di olio di oliva e riduzioni dei prezzi pagati agli agricoltori, con il rischio di taglio delle superfici: “Uno scenario molto preoccupante – spiega il direttore di Coldiretti Arezzo, Mario Rossi -  per quello che è forse  il prodotto simbolo della dieta mediterranea  e che resta decisivo e contrale per le aziende agricole aretine che stanno già cominciando a soffrite  i problemi della concorrenza sleale causati dall'extra-quantitativo: dalla Tunisia sono già arrivati nel 2015 novanta milioni di chili di olio di oliva, a fronte di una produzione tricolore che si attesta sui 300 milioni di chili”.

Importazioni selvagge e frodi che rischiano di mettere in ginocchio anche un altro settore importante per l’agroalimentare aretino qual è quello del miele:  “Nonostante la ripresa della nostra produzione  -  spiega ancora Rossi - c’è il rischio di portare in tavola miele spacciato per Made in Italy, ma provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità e per questo occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. Il miele prodotto sul territorio nazionale, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina e in Romania, è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti”.

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