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Governo, BCE, Consob e Bankitalia: si ode sempre piu’ distintamente il rombo del cannone

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Governo, BCE, Consob e Bankitalia: si ode sempre piu’ distintamente il rombo del cannone

E’ di ieri un articolo sulla Stampa equivalente ad un obice ben puntato su palazzo Koch. Qualche giorno fa invece, un colpo di mortaio ben mirato, aveva centrato palazzo Chigi passando per il TAR del lazio. Solo un paio di mesi fa il Capo dello Stato aveva con fatica fermato la commissione parlamentare di inchiesta, ma…

 

Anche Bankitalia era consapevole degli ostacoli di Bruxelles all' utilizzo del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) per i salvataggi degli istituti in crisi. Ma nonostante questo, fino al novembre scorso il Fitd è stata l' unica strada percorsa prima della risoluzione di Banca Marche, Carife, Banca Etruria e CariChieti - con la partecipazione di azionisti e obbligazionisti - a quel punto inevitabile. Questo il tenore dell'articolo sulla Stampa di ieri. 

Qualche giorno fa invece, è circolata (anzi non è proprio circolata) una notizia che è sostanzialmente sfuggita al grande pubblico, guidato in questi giorni soltanto a battere il tamburo e la gran cassa: la Banca d'Italia ha presentato una memoria difensiva al Tar del Lazio, nell'ambito della causa intentata da Carispa di Jesi, azionista di Banca Marche, con cui sostiene che Bruxelles aveva, sin dal novembre 2014, avvertito il ministero dell'economia che avrebbe considerato aiuto di Stato il coinvolgimento del Fondo interbancario di tutela dei depositi nella crisi che aveva coinvolto alcune piccole banche e, segnatamente, Banca Etruria, Banca Marche e la casse di risparmio di Chieti e di Ferrara. Un attacco tra organi dello stato, di cui non se ne ricorda di così eclatante e significativo.

Un sostanziale rottura della tregua imposta al governo e al parlamento dal PDR, dopo l'annuncio di una commissione parlamentare d'inchiesta sul caso delle quattro banche, che si sarebbe trasformato in un'inchiesta sulla Banca d'Italia e sull'esercizio della funzione di vigilanza, dopo i recenti casi delle quattro banche, ma soprattutto dopo la vicenda MPS, che non ha termine di paragone in ordine alla grandezza.

La memoria presentata al TAR, non è tuttavia solo un attacco al ministero dell'economia, ma al governo tutto. L’odore dell’utilizzo politico di vicende bancarie, sacrificando senza scrupoli migliaia di risparmiatori, da la misura dello scontro che ormai è in corso tra poteri finanziari e potere politico. Scontro senza esclusione di colpi e senza alcun riguardo per il popolo italiano. Riuscirà il governo a recuperare il primato della politica sulla finanza, chiarendo a tutti in quali mani è il governo del Paese? Se i mezzi sono solo quelli di utilizzare la S(s)tampa per alzare polemiche, andiamo poco lontano. 

Qualche tempo fa invece, in un articolo Domenico Capocardo (www.capocardo.it), ci raccontava una situazione diversa. Se non è stato possibile salvare gli azionisti e gli obbligazionisti, s'era difesa Bankitalia dalle minaccie di querela da parte del primo cittadino di Ferrara, la colpa è dell'Unione europea che non ce l'ha permesso.

Ma la risposta europea non si era fatta attendere: Jonathan Hill e Margrethe Vestager avevano subito dichiarato infatti che limitare (l'intervento pubblico) non significa escluderlo del tutto e quindi il pubblico poteva intervenire: «Nel caso in cui le banche siano in difficoltà e il supporto pubblico in qualsiasi forma sia necessario, la direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) in combinazione con le regole sugli aiuti di Stato, è disegnata per assicurare che il principio della condivisione degli oneri tra i privati sia applicato e che il costo per il pubblico sia il più possibile limitato». Quindi nessun veto e in ogni caso la responsabilità è in loco e non a Bruxelles, ovvero si poteva agire diversamente dal decreto che cancellava i risparmi: «Se gli attori privati decidono in accordo con i propri obiettivi e con i propri fondi, senza mandato dello Stato, di supportare le banche in difficoltà, non emergono problemi nell'ottica degli aiuti di Stato... Le regole Ue forniscono diversi strumenti agli Stati membri per far fronte ai fallimenti delle banche e mantenere la stabilità finanziaria... È stata una decisione delle autorità italiane quella di ristrutturare le banche usando il Fondo di risoluzione».

Intanto il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone vestiti i panni del pompiere sociale, ha annunciato che il decreto per il rimborso agli obbligazionisti delle banche coinvolte nel salvataggio dovrebbe arrivare entro poche settimane. «Il lavoro procede molto bene», assicura Cantone, «sono molto soddisfatto. Noi lavoriamo per avere il decreto entro fine mese». Occorre soprattutto trovare un meccanismo che non rappresenti un rimborso diretto, che potrebbe esser bloccato da Bruxelles. Gli arbitrati che si apriranno, sotto la regia di Cantone, godranno di un canale preferenziale rispetto alla via processuale in sede civile. Il rimborso dovrebbe essere pressoché totale per chi aveva investito più del 50% del proprio portafoglio in quegli strumenti

Ma la verità e che non era la prima volta che Bankitalia cercava di giocare a scaricabarile.

Intervistato dal Corriere della sera l'11 dicembre, il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, aveva dichiarato a proposito delle obbligazioni subordinate: «Non possiamo vietare di vendere questo o quel prodotto. Non abbiamo poteri così ampi. E ricordo che a vigilare sulla sollecitazione al risparmio è preposta un'altra autorità». Un chiaro riferimento alla Consob, che senza aspettare, immediatamente restituiva il colpo, sempre sul Corriere appena due giorni dopo.

Giuseppe Vegas presidente Consob: «Se una banca è commissariata da circa 900 giorni come la CargiFe, o 768 come Banca Marche, o da 443 come la Carichieti, o 285 come Banca Etruria, non viene il dubbio che qualcosa non va? Quando una banca è commissariata, si entra in una sorta di black out informativo». Ovvero: la Banca d'Italia non ha fornito nessuna informazione utile, tanto è vero che la Consob ha scoperto con tre anni di ritardo una lettera in cui Bankitalia descriveva le pessime condizioni di bilancio di una delle quattro banche (indovinate quale?)

Oltre a scambiarsi accuse reciproche, nelle due interviste Rossi e Vegas hanno poi giocato insieme a scarica-barile sul governo Renzi, accusato di non avere varato una legge che vietasse di vendere agli sportelli le obbligazioni subordinate, o altri prodotti complessi. Ma se ne erano così convinte, come mai Bankitalia e Consob non hanno vigilato per impedire che almeno le quattro banche commissariate continuassero a farlo?

In una situazione del genere, la destituzione dei vertici di Bankitalia e Consob sarebbe stata inevitabile.

Se ciò non è accaduto, è solo per la strenua difesa da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Difesa probabilmente dovuta alla paura di destabilizzare il sistema bancario italiano. Da qui la scelta del governo di ripiegare su Cantone. Ma non c’è dubbio che il sistema della vigilanza è da ripensare e rifondare, facendo tesoro del disastro recente. Una riforma vera, se si vuole restituire agli italiani una rinnovata fiducia nelle banche, è a qusto punto fondamentale per la tenuta e la credibilità del sistema finanziario.

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