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Come stai?

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Come stai?

Classica ma non banale domanda da cento pistole.

 

Chi mi conosce mi domanda come sto. La domanda non è formale, chiedono come procede la mia salute.

Non tutti, alcuni sono in imbarazzo davanti a taluni problemi.

Non diminuisce la mia considerazione per loro, so che molti mi sono vicini, pur silenziosi.

La mia risposta tende ad essere relativa, anche se un po' di riferimento assoluto non può mancare: non per scomodare Einstein e la sua relatività (generale e ristretta), semplicemente la disponibilità di informazioni e la rete di contatti interpersonali odierne -grazie alla tecnologia- ci fornisce una diverso ambito di riferimento, immensamente più ampio del passato. E molte situazioni di cui sono a conoscenza portano a valutare diversamente gli eventi, costruiscono una classifica diversa.

L'egoismo, pur utile in talune situazioni (come il dolore), deve lasciare spazio a compassione e conforto. Sentimenti talvolta annichiliti dalle urla di programmi televisivi o polemiche politico- elettorali.

Troppo spesso vedo e sento persone, forse più donne che uomini, coscienti dalla propria drammatica situazione, comportarsi con una dignità che mi colpisce, persone cui io non sarei degno di allacciare le stringhe. Quando tiro le orecchie a taluni personaggetti (come direbbe DeLuca), essi mi accusano di invidia. Come posso provarne  nei confronti di marchettari militanti o di ruffiani di carriera? Frequentassero certi posti invece che salotti e buffet. Ben altri sono i miei termini di riferimento.

Non misuro le persone per il loro presunto prestigio, frutto dell'alcova. O per il loro benessere, troppo spesso all'origine del malessere di molti. Mi inchino piuttosto dinanzi alla forza d'animo di altri.

Sì, ho perso la mia indipendenza, talvolta il dolore mi vince, un ombra di tristezza mi svolazza intorno, ma come cazzo faccio a lamentarmi?

Oggi la notizia di una coetanea stretta in una battaglia senza pietà e senza respiro, dall'andamento tremendo e dal finale presagibile, ieri un bimbo piangeva, quel dolore che non è conseguenza di una banale caduta, un dolore che faceva male perché non posso essere d'aiuto. Come sto? Boh. Doloroso confronto con creature in difficoltà e famiglie in pena, anziani soli e con pochi soldi, gente che accetta di essere maltrattata pur di scappare dalla guerra. Qualche settimana fa, una signora in un reparto ospedaliero fiorentino era al telefono col veterinario per far fare la puntura ai suoi gatti, malandati. A me la voglia di far due parole non la cavano neanche a cannonate, neanche in una camera d'ospedale; e fra persone vicine e attaccate alla flebo viene facile. Poi parlava di gatti con Aids e da “felinaio” mi interessava. Mi ha confidato che stava mettendo a posto le cose: secondo i medici, non arriverà ad aprile. Porca troia.

Not a piece of cake, dicono negli USA.

Come sto? Stavo meglio prima, non sono contento del miei limiti, ma non sono solo (chi conosce mia moglie sa cosa intendo), dormo sotto un tetto al caldo e mangio due volte al giorno. Sono ben accolto e trattato in un sistema sanitario dove vedo molti operatori trottare, casomai mi incazzo perché non si lesina su chi è in prima linea.

E se posso dire due parole e dare un segno di conforto lo faccio con piacere, ho imparato che l'attenzione a queste qualità arriva un po' tardi nella vita, ma sto cercando di recuperare il tempo perduto.

Cattiva abitudine maturata negli Usa, fare la domanda senza neanche aspettare risposta.

Se posso essere utile a chi sperimenta difficoltà quotidiane, ci provo. Era un sogno vincere le elezioni contro due corazzate, ma sono contento di aver portato attenzione sui meno fortunati. Perché la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede bene, lo sapete tutti. La vita è una ruota, viverla signorilmente anche quando altri se ne approfittano non è un comportamenti da gonzi. Trovarsi dalla parte buia è un baleno, agire bene non ti fa male anche se ti fregano. Confrontarsi con chi non ha coscienza è inutile: io non li perdono, non sono abbastanza cristiano per farcela. Spesso li maledico, anzi. Come mi incazzo quando vedo qualcuno che soffre, vorrei il meglio per loro. Per altri non ho lo stesso spirito. Politici che fregano, amministratori di società pubbliche e private che se ne approfittano, criminali importati dall'est, dal sud o nord o ovest: non come certi partiti politici o commentatori che vedono gli uni e non gli altri. Per me, tutti in mare. 

Non so se Cristo mi perdonerà. Però, quando posso dare sollievo a chi sta messo male, ci provo.

Mi vergogno per non aver iniziato prima, accidenti a questa stupida società dei consumi.

Sta ai singoli agire e reagire. Anche fermarsi a scambiare due parole è un buon inizio.

Chiamatela umanità, solidarietà, fratellanza, scegliete voi. Ma provateci.

Non volgete lo sguardo altrove. Mica l'hanno già detto?

 

Ps:  pistole, ossia un tipo di monete d'oro

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