Prima Pagina | Cronaca | Un lungo filo rosso lega la maxi inchiesta per riciclaggio, con la vicenda Eutelia e con le trame oscure d’Italia, cominciando dal Vajont.

Un lungo filo rosso lega la maxi inchiesta per riciclaggio, con la vicenda Eutelia e con le trame oscure d’Italia, cominciando dal Vajont.

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Un lungo filo rosso lega la maxi inchiesta per riciclaggio, con la vicenda Eutelia e con le trame oscure d’Italia, cominciando dal Vajont.

Tra le notizie fornite ai media in relazione alla maxi inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Arezzo ed estesa a varie regioni d’Italia, appare il nome di una società elvetica: la Biochefarm. Dietro la facciata, rispuntano i soliti noti.

 

 

 

Per approfondire l’argomento, abbiamo consultato il registro camerale elvetico, che è di pubblico dominio e di cui alleghiamo immagine grande in fondo al pezzo. Ed ecco che scopriamo che la Biochefarm è stata dichiarata fallita sul finire dell’anno passato. Leggendo la storia di questa società, storia antica direi, si scopre che negli ultimi anni era controllata dalla famiglia dell’avvocato (o ex avvocato perché in Italia pare che gli sia stato ritirato il titolo) Pier Francesco Campana. In realtà l’ex avvocato ticinese è una vecchia conoscenza della giustizia italiana ed elvetica, il cui nome è comparso varie volte negli ultimi decenni in inchieste per riciclaggio e per altri reati.

Seguendo il filone dell’avvocato (sempre che non si tratti di un caso di omonimia, ma alle coincidenze crediamo poco) abbiamo provato a digitare il suo nome su Google: sorpresa! Uno dei primi articoli che abbiamo trovato, è quello firmato da Salvatore Mannino sulla Nazione e datato 28 giugno 2010

Scriveva dunque la Nazione a proposito della vicenda Eutelia: "Tra le linee che finiscono sotto controllo c’è quella di Chiasso della "Stet Holding", società con sede nella cittadina appena oltre il confine svizzero, in Corso San Gottardo [che coincidenza, cfr immagine  in fondo].

Cosa ha di particolare questa società? Che nel quadro ricostruito dagli inquirenti è uno dei lati delle triangolazioni che partono da Arezzo e attraverso giri di false fatturazioni arrivano a Bucarest e Sofia, con milioni di euro che alla fine confluiscono in alcuni conti bancari elvetici. Che sempre secondo l’accusa sono nella disponibilità della famiglia Landi o dei personaggi ad essa vicini, come l’avvocato Pierfrancesco Campana.

La "Stet" appunto, costituita il 13 ottobre 2006, ruota nell’orbita di Campana. Della compagine sociale fa parte anche Alessandro Landi, mentre delle vicende amministrative si occupa una dipendente milanese di Eutelia, Rossana R. Alla Finanza basta per ipotizzare che "la società possa rappresentare un vero e proprio serbatoio di liquidità finanziarie alimentato da ingenti capitali che vengono distratti dalle società del gruppo, a disposizione della famiglia Landi per un successivo reimpiego in attività economico-finanziarie dei medesimi".

La procura si muove e ottiene dall’autorità svizzera di mettere sotto controllo il telefono della "Stet" a Chiasso. E’ da lì che il 30 gennaio 2008 parte una delle telefonate chiave dell’inchiesta. Nella sede svizzera c’è Sauro Landi, all’altro capo, presumibilmente ad Arezzo, il padre Raimondo. Oggetto della chiamata, che comincia alle 18,47, è l’impiego di una somma di dieci milioni di dollari, con la regia dell’avvocato Campana. Il legale, che è in sostanza, nello schema dell’accusa, l’uomo di fiducia dei Landi in Svizzera, propone quella che Sauro definisce "l’operazione della vita", ossia un investimento dei 10 milioni al rendimento del 20 per cento la settimana. I soldi dovrebbero transitare su un conto bancario intestato alla Deutsche bank di Zurigo per essere succesivamente impiegati in un fondo di investimento, il "As Geoterma Technology holding foundation", il tutto col marchio "Stet". Quindi il trasferimento finale presso un’altra grande banca elvetica, l’Ubs. Garanti dell’operazione lo stesso Campana e un dirigente dell’Ubs".

Sei anni fa dunque, appare la prima richiesta di rinvio a giudizio sull'avvocato Campana, da parte del Pubblico Ministero della Procura di Arezzo Roberto Rossi sul caso Eutelia perché “provvedendo alla costituzione di molte società estere […] avviandone altresì i rapporti bancari sui quali veniva fatto confluire il denaro ricavato dagli amministratori di Eutelia SpA e provento delle illecite condotte di appropriazione indebita e frode fiscale …”. In una parola: riciclaggio.

Ma la storia era cominciata molto tempo prima. Ai tempi della ricostruzione seguita alla tragedia del Vajont.

Negli anni '80 Campana era già stato condannato a tre anni nel processo riguardante l’utilizzo illecito di fondi statali per la ricostruzione della diga del Vajont. L’accusa era quella di aver aiutato alcune imprese a trasferire denaro pubblico in banche della Svizzera, suo paese natale. Poco prima risultava incriminato per associazione a delinquere, contrabbando di merce, esportazione di valuta e riciclaggio, nell’ambito di un’inchiesta legata al riciclaggio di denaro frutto di riscatti.

Ci raccontano le cronache, per inciso, che nel suo studio dell’epoca risiedessero 400 società. Nel 1987, invece, risulta latitante assieme ad un siriano in un processo istruito per traffico internazionale di armi, in cui venne coinvolto l’attore Rossano Brazzi.

Nel 1996 è coinvolto in un altro scandalo legato al fallimento di una banca svizzera, la Inter Change Bank di Lugano, in cui ricopriva il ruolo di commissario. La procedura fallimentare della banca ebbe una durata di 22 anni, dal 1967 al 1989.

Nel 2014 ritroviamo nuovamente l’avvocato Campana alla testa di un cordata pronta ad assumere il controllo dell’areoporto di Rimini, ma sappiamo che gli è andata buca. La cordata si chiamava “Consorzio per l'aeroporto di Rimini-San Marino”.

Ma perché tanto interesse per un piccolo aeroporto del Centro-Italia? Anzitutto, perché il "Federico Fellini" di Rimini non è poi così piccolo come si crede: sulle sue piste possono atterrare gli A380 e i B747. Il motivo vero, tuttavia, risiede nel protocollo italo-sammarinese che assegna alla Repubblica del Titano una sorta di zona franca all'interno dell'aeroporto, per la logistica e lo sbarco di merci.

(Fonte Sole24ore) Con l'atto sottoscritto il 16 settembre 2013, San Marino ha infatti ricevuto dall'Italia, in concessione per quarant'anni, due vaste aree demaniali dello scalo riminese, da realizzare a proprie spese, dove potranno atterrare voli privati, voli charter e aerei merce. San Marino potrà creare un proprio registro aeronautico e far battere bandiera bianco-azzurra a flotte private che potranno trovare nell'aeroporto servizi di manutenzione a prezzi molto competitivi. Le merci provenienti dall'estero che faranno scalo nell'Aeroporto Rimini-San Marino potranno proseguire il loro viaggio verso la destinazione finale senza passare per la dogana. Fantastico!

Infine arriviamo al 2015, quando al centro dell’attenzione arriva la crisi della Cantarelli. Sembra manifestare grande interesse all’operazione, proprio la Biochefarm di Chiasso, anche se ormai sostanzialmente fallita.

Nelle retrovie, stando alle indagini, c’erano appunto Carboni e Mureddu. Un affare che voleva riciclare l’utile occulto e illecito di cui l’Agenzia delle Dogane e la procura di Perugia accusavano una società che orbitava nel medesimo ambiente: la Geovision con sede a Badia Al Pino. La società si occupava di vendite di materiale di imballaggio da una società all’altra, senza che nessuno ci pagasse sopra l’Iva. Fino a creare una provvista da reinvestire. Facile intuire il meccanismo: la Geovision produceva denaro sporco, la svizzera Biochefarm avrebbe fatto da lavatrice. 

Per questo nell' ottobre scorso il procuratore aretino Roberto Rossi e il comandante del nucleo di polizia tributaria Giuseppe Abbruzzese sono partiti alla volta di Perugia per incontrare gli inquirenti umbri.

Ma le rivelazioni del quotidiano “Libero”, mai smentite, lasciano di stucco: presso gli uffici della Geovision srl di Civitella in Val di Chiana (Arezzo) vengono rinvenuti in una stanza, una quarantina di dossier su persone e società varie, un' attività di spionaggio effettuata dalla Sia srl senza licenza e senza incarichi ufficiali dei clienti. Una specie di struttura investigativa parallela che ha suscitato più di un allarme negli inquirenti. Nel computer sequestrato presso l' agenzia è stata trovata una copiosa corrispondenza elettronica con indirizzi di un provider statunitense coperti da misteriose sigle. Il nome del dominio era "Aisii", lo stesso dei nostri servizi segreti con una "i" in più.

All' interno della corrispondenza un coacervo di report decontestualizzati su processi in corso, magistrati da fermare, notizie su movimenti e attività dei militari della Guardia di finanza e altre news apparentemente sensibili attualmente al vaglio degli inquirenti. Nello stesso pc i doganieri hanno trovato anche email indirizzate all' imprenditore sardo Flavio Carboni, attualmente sotto processo come ispiratore della cosiddetta loggia P3, e ai suoi famigliari.

Tra i personaggi destinatari dei messaggi di posta anche un imprenditore campano già arrestato dalla procura di Napoli, un Gran maestro dell' ordine dei templari ed esponenti dell' Opus dei.

In Umbria nel frattempo le investigazioni per associazione segreta, avviate a settembre sul conto di diversi indagati (almeno cinque), procedono verso la scadenza del primo termine di sei mesi di indagini. Per verificare il contenuto dei dossier e della posta elettronica sono stati incaricate la Squadra mobile di Perugia e la Polizia postale. Contemporaneamente su Mureddu indaga anche la procura di Arezzo. L' uomo è stato segnalato alla Guardia di finanza per alcune sue intemperanze e per l' abitudine a spacciarsi come agente dei servizi segreti.

Dopo questo racconto, c’è solo da chiedersi se siamo di fronte ad una piovra finanziaria o alla banda del corpo sciolto. In  ogni caso, una pagina buia che speriamo si chiuda al piu’ presto. 

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