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Le proteste a Laterina, le prospettive, le possibilità di successo: nessuna!

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Le proteste a Laterina, le prospettive, le possibilità di successo: nessuna!

 

Voglio ribadire la mia vicinanza a coloro che sono stati defraudati in buona fede dai loro soldi, attraverso la vendita di obbligazioni subordinate.

Non so proprio quanti siano: uno, nessuno, centomila. Anche se  a naso, credo siano piu’ di quanti si immagini. Non tutti certamente. Ma per ottenere giustizia, servono strategie serie. Occorre coinvolgere nelle responsabilità, enti e istituti che hanno qualcosa da perdere. Una società fallita, è come una scatola vuota. Inutile scrollarla: non ne esce nulla. 

Manifestare è una cosa bella, è una forma partecipata di democrazia. Ma immaginare che serva ad ottenere qualcosa… è dura!

Eppure la puzzetta della strumentalizzazione politica, si sente da lontano. Non si capisce perché infatti nessuno sia andato a protestare sotto casa di Fornasari, di Rosi o di Bronchi e di tutti i suoi predecessori. O sotto casa di certi ex vicepresidenti, che le mani in pasta le hanno avute in modo ben piu’ grave e profondo del Boschi.

La puzzetta sembra allora diretta ad ottenere dal governo il rimborso, tramite la ministra, dei danari persi. Rimborso a carico dei contribuenti italiani, ovviamente.  

E’ normale che l’opposizione abbia cercato di scaricare sulla ministra, la carica emotiva di chi è stato defraudato. Che questo possa servire a rimediare al problema, ho molti dubbi.  Attendo invece con ansia che il tribunale vero, quello che sta indagando sulla bancarotta, ci racconti come siamo arrivati a questo punto. Ci spieghi di chi sono state le responsabilità: quelle vere!   

Nutro anche altri dubbi. Alcuni sulla strategia fin qui tenuta dagli ex azionisti, che hanno deciso di affidarsi alla speranza che la Corte Costituzionale censuri il decreto del 22 novembre. Per il momento credo nessuno abbia coinvolto la suprema corte, ed anche qualora accadesse, quando questa si esprimerà i giochi si saranno conclusi da tempo, si saranno spente le luci e fatte pure le pulizie. Quel giorno con grande probabilità, Banca Etruria sarà solo un nome da studiare nei libri di storia locale.

Nel frattempo infatti Nicastro continua a dichiarare che si privilegeranno le offerte che prevedono l’acquisto delle 4 banche in blocco. Scartando subito anche la remota possibilità di ricostituire intorno alla Nuova Banca Etruria SPA, un azionariato locale.  Dovrà essere venduta invece, o almeno questo sperano in via Nazionale, insieme a Banca Marche, che ha un fatturato almeno doppio. Le conseguenze sul territorio non saranno divertenti. Pur comprendendo la rabbia di chi è stato defraudato, lasciare ai nostri figli una economia locale peggiore di quella che  abbiamo trovato, non è una grande soddisfazione.

Sperare che la Nuova Banca Etruria sparisca, insieme a tutti i dipendenti, è come tagliarsi i cabasisi per far dispetto alla moglie fedifraga. Alla fine si resta comunque cornuti e castrati!   


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