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Arezzo si appresta a perdere un pezzo strategico della sua economia nell’indifferenza generale

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Arezzo si appresta a perdere un pezzo strategico della sua economia nell’indifferenza generale

 

Mentre discutiamo di mercatini, sagre e recuperi edilizi, lontano da Arezzo si stanno tirando i fili per la cessione prossima, che con grande probabilità, provocherà lo spacchettamento e lo smantellamento definitivo di Banca Etruria. Gli effetti di questa operazione, peseranno sulla città in modo definitivo e senza appello per i decenni a venire. 

Non considerare “strategica” per il territorio di cui è espressione Banca Etruria, significa affossare definitivamente qualsiasi idea di ripresa del nostro fragile tessuto economico, come dimostra quello che è già successo dove le banche locali sono sparite, con conseguenze negative sui rapporti con l’economia locale e sull’occupazione.

Saranno proprio le conseguenze occupazionali a rappresentare la prima ed immediata catastrofe, se si considera che circa 1.000 persone oggi lavorano nella sola nostra città. Ma il seguito sarà ancor piu’ grave, quando assisteremo impotenti alla perdita, prima dei servizi fondamentali nel distretto industriale e artigianale e poi alla progressiva assenza nelle piccole comunità, già fortemente penalizzate dalla razionalizzazione prevista degli Uffici di Poste Italiane.

Quale grande banca nazionale, sarà interessata a mantenere agenzie nei piccoli centri e nelle frazioni? Anche se in un primo momento saremo blanditi dal nuovo padrone, sarà sempre lui a decidere nel tempo cosa fare di questa rete. Quanto tempo passerà prima di vedere vane promesse evaporare come nebbia al levarsi del sole? I beni immobili saranno dismessi. Qunato tempo prima di vedere la scritta “multisala” in quella che fu la sede di Banca Etruria?

Riprendendo un commento di un anonimo ma ben informato lettore, è giusto rammentare che stiamo parlando di una città-provincia dove il 70% delle aziende è del terziario, dove la produzione ha subito negli ultimi 20 anni un drastico ridimensionamento e dove nonostante questo c'è chi esulta. Senza capire che è un “disastro economico anche per loro, senza rendersi conto che le loro politiche totalitarie, li hanno costretti a forzature ed accordicchi elettorali” pur di mantenere una egemonia sostanziale, mantenuta anche a costo di segare il ramo dove erano seduti.  Senza capire “che essere costretti a far ciò, vuol dire che le politiche fino ad oggi portate avanti hanno saturato, che nel deserto la sete val per tutti, che non conviene piu', che durerà comunque poco se non riparte il resto, che uccidere il vicino per aver più campi da coltivare andava bene 20 anni fa. Stolti loro e chi gli ha dato retta prima e gli da retta ora”.

E’ giusto essere affranti e preoccupati per i soldi nostri e dei nostri vecchi, divorati da una gestione scellerata, ma non dimentichiamoci dei nostri figli. Quale futuro gli stiamo preparando? Non preoccupiamoci solo di ciò che accadrà domani o tra un mese, pensiamo anche al prossimo anno... e magari anche alle prossime generazioni.

 

 

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