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Banca Etruria: la Corte si riserva la decisione sullo stato di insolvenza

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Banca Etruria: la Corte si riserva la decisione sullo stato di insolvenza

Il procuratore Roberto Rossi ha chiesto lo stato di insolvenza e l'insussistenza delle obiezioni di incostituzionalità.

 

Nella memoria difensiva dell'ex presidente Rosi, presentata dagli avvocati, sono state sollevate infatti, due questioni di incostituzionalità del decreto.

Dal verdetto dei giudici dipende l'eventuale apertura di un'indagine per bancarotta.

Protestano fuori una trentina di risparmiatori con cartelli anche di natura politica. 

Finora tutte le ipotesi di reato, risalgono all’ispezione condotta dall’11 novembre 2014 al 27 febbraio 2015.

Sette misteri balzano con evidenza dallo studio della vicenda Banca Etruria.  

Primo mistero. Perché gli ispettori non hanno segnalato alla magistratura alcuna “grave irregolarità” mentre adesso si inaugura una stagione giudiziaria a partire proprio da quella ispezione?

Secondo mistero. Il commissario Santoni, appena 35 giorni dopo la nomina, chiede al tribunale la dichiarazione di insolvenza, configurando il reato di bancarotta fraudolenta. E’ evidente che Santoni, può aver fatto riferimento solo al verbale ispettivo di cui sopra. Perché Santoni vede oggi, quello che gli stessi ispettori non videro ieri?

Terzo mistero. Perchè il commissariamento fu deciso, su proposta della Banca d’Italia, con decreto del ministro del Tesoro,  con una unica motivazione: “per gravi perdite patrimoniali”, mentre oggi, a partire dagli stessi verbali, si ipotizza il reato di bancarotta fraudolenta? Possibile che questi reati non siano stati visti da coloro i quali stavano indagando sul posto, e siano rilevati invece oggi, sui medesimi verbali da loro stessi redatti?  

Quarto mistero. Perché Visco non segnalò a Padoan  le “gravi irregolarità” di cui oggi il tribunale è chiamato ad esprimersi? 

Quinto mistero. Perché neppure il procuratore Roberto Rossi, nonostante i verbali che hanno fatto alzare il tiro al commissario Santoni, non vide alcuna ipotesi di reato? Forse perché al termine dell’ispezione del 2015, sfociata nel commissariamento, gli ispettori sottoposero al procuratore Rossi una sola irregolarità, la violazione degli articoli 2629 bis e 2391 del codice civile da parte del presidente Lorenzo Rosi e del consigliere Luciano Nataloni, omettendo di comunicare agli altri consiglieri i loro conflitti d’interessi in un certo numero di pratiche di finanziamento a società a cui erano collegati o di cui erano consulenti ?

Sesto mistero. Perché delle strategie investigative di Rossi si sta occupando in queste settimane il Consiglio superiore della magistratura, mentre nessuno si sta occupando di Bankitalia e delle sue “sollecitazioni”?

Settimo mistero. Perché il rapporto ispettivo elenca 14 irregolarità commesse da consiglieri d’amministrazione e sindaci revisori, ma solo su 13 saranno emesse nuove sanzioni da Bankitalia, mentre quello indicato a Rossi per l’apertura di un fascicolo penale, non registra alcuna sanzione?

Comincia a profilarsi la possibilità che qualche pasticcio gli ispettori di Bankitalia debbano averlo combinato. Il continuo apparire di veline, moltissime pubblicate dal Corrierone, lascia intuire che qualcuno sta passando notti insonni. Perché è del tutto evidente che nessuno, salvo palazzo Kock, ha interesse a veder circolare copia di questi documenti. Segno altrettanto evidente di nervosismo.

L’impressione, rileva il Fatto Quotidiano, è che il procuratore di Arezzo non sia stato ben orientato dalle opache segnalazioni a corrente alternata degli ispettori. La Banca d’Italia non ha voluto rilasciare commenti sulla sorprendente vicenda.

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