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I due presidenti toscani, i referendum e il coraggio...

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I due presidenti toscani, i referendum e il coraggio...

 

Negli ultimi tempi il Sig. Rossi da Bientina (Pi), Presidente pro-tempore della Regione Toscana, si è di molto allineato alle posizioni espresse dal suo nuovo capo Renzi da Rignano sull'Arno (Fi) in quasi tutti i principali temi politici all'ordine del giorno: i maligni dicono che il suo avvicinamento al Segretario PD/Presidente del Consiglio è scaturito dalla "paura" di dover affrontare una/un candidata/o del giglio magico nelle eventuali primarie per la presidenza, per cui – da buon ex Assessore alla Sanità – ha preferito prevenire che curare, ma noi non vogliamo considerare così la questione...Preferiamo pensare che Rossi si sia profondamente e sinceramente "renzizzato" per convincimento interiore, maturato dopo una lunga e dolorosa militanza da comunista democratico (come il nostro ama definirsi, senza ovviamente esserlo).

Ma in questi giorni è maturata una rottura tra i due presidenti toscani, guarda caso proprio sull'avere o meno "coraggio", inteso come forza d'animo che spinge a intraprendere imprese complicate, difficili...Mentre Renzi, infatti, ha comunque lanciato la sfida referendaria nazionale sulla sua contro­riforma della Costituzione, accettando a viso aperto lo scontro e mettendosi pesantemente in gioco, il Sig. Rossi – pur di evitare il Referendum sulla sua contro-riforma della sanità toscana -ne ha inventate di tutti i colori, mettendo in moto una marea di "Azzecca-garbugli" per impedire il voto delle/dei cittadine/i: letteralmente "terrorizzato" dall'idea che le/i toscane/i possano respingere – democraticamente -la sua inguardabile legge di riorganizzazione sanitaria, egli ha spazzato via prima della scadenza il precedente Collegio di Garanzia regionale (che ricordiamo aveva ammesso il quesito) nominandone un altro che disponesse l'improcedibilità del Referendum, dopo aver approvato a velocità supersonica una legge che modificava la precedente oggetto del quesito, legge che dovrebbe essere rinominata "ammazza-Referendum"...

Insomma, almeno il fiorentino ci mette la faccia e accetta la sfida referendaria del prossimo ottobre (e noi faremo tutto ciò che è umanamente e anche disumanamente possibile per sconfiggere la sua idea autoritaria di premierato forte e di uomo solo al comando...). Il pisano, invece, scappa a gambe levate dallo scontro democratico affossando il Referendum: ma, come sappiamo e per dirla sempre con Manzoni, "il coraggio, uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare".

 

 

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