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Unioni Civili, una battaglia di diritti, una conquista di civiltà

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Unioni Civili, una battaglia di diritti, una conquista di civiltà

 

 


Unioni civili, Arezzo c’è. La manifestazione organizzata in piazza San Jacopo ha visto un successo incredibile, forse insperato. Un territorio, il nostro, troppo spesso accusato di becero bigottismo che invece ha saputo dare una risposta magnifica, aperta e progressista che lo pone come avanguardia nella lotta per i diritti civili. 

L’Italia, unica in Europa, ad oggi, non ha una legge sulle unioni civili nonostante siano state presentate molte proposte e le coppie di fatto (eterosessuali ma anche omosessuali) godano di diritti e doveri.

Ho aderito e partecipato convintamente all’iniziativa perché credo che la crescita culturale di una nazione passi anche dalla capacità di mobilitazione, di interesse e, perché no, di indignazione dei propri cittadini. In tempi bui come quelli che stiamo vivendo,  in cui, ad una ad una, molte delle conquiste dei nostri padri vengono depotenziate se non completamente cancellate constatare che ancora esiste una società civile, un’opinione pubblica, capace di mobilitarsi a sostegno delle proprie aspirazioni è fonte di speranza e fiducia nel futuro.

La mia personale riflessione è che l’amore non possa essere costretto nel recinto dell’ideologia. Un bene talmente prezioso e raro che ovunque e tra chiunque nasca deve essere difeso e protetto. L’amore è quel sentimento che aneliamo fin dalla nascita, che matura e si evolve nel nostro cammino nella vita, per chi ha la fortuna di incontrarlo è giusto e legittimo che possa viverlo nella completezza dei propri diritti.

Già i diritti, una parola talmente abusata e strumentalizzata che alle volte viene da chiedersi se abbia ancora un senso compiuto. Personalmente ho difficoltà a vivere in una nazione che crede di difendere diritti collettivitogliendone in realtà ad alcuni gruppi sociali. Nessuno nota la contraddizione in questo?

Per tutto questo chiedo che di fronte alla legge, alle tasse ed all’ordinamento giuridico tutto non esitano più cittadini meno cittadini di altri ma che ogni orientamento sessuale abbia la facoltà di essere riconosciuto da uno stato laico, quale l’Italia si professa, onde garantire diritti e doveri a quel nucleo familiare che si riconosce nel vincolo affettivo supremo: l’amore!

 

 

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