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Arezzo Fiere, associazioni di categoria, Camera di Commercio: non si intravede la strategia del sindaco

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Arezzo Fiere, associazioni di categoria, Camera di Commercio: non si intravede la strategia del sindaco

La tensione tra una buona fetta del tessuto produttivo e l’amministrazione locale è palpabile. Dai gesti di rottura siamo passati agli insulti. Ma non si riesce ad intravedere quale sia la strategia, ammesso che ce ne sia una, che guida questi passaggi.

 

Si dice che quando non si abbia chiaro quale strada percorrere, ci si rifugi sui temi e sulle polemiche della campagna elettorale. Si alza il polverone e si va in battaglia lancia in resta. Ma non essendoci elezioni in vista, la sensazione di brancolamento in chi osserva, è molto forte.

I ripetuti attacchi, attraverso la gestione di Arezzo Fiere alle categorie economiche che ne hanno espresso la presidenza, accredita nei fatti una opposizione sociale ben piu’ pericolosa di quella politica. Lo stesso presidente dell’ente camerale Andrea Sereni, rischia di diventare (e soprattutto di diventarlo suo malgrado), elemento organico di una opposizione territoriale di cui la città non sente assolutamente bisogno.

D’altra parte la vittoria al secondo turno elettorale, non giustifica l’eccesso di decisionismo dell’amministrazione, ovvero il diritto di mettere bocca sulla gestione di enti e associazioni, oltretutto sovracomunali,  che nulla hanno da condividere con il livello politico e amministrativo cittadino. Soprattutto se si considera che la quota di proprietà comunale supera di poco il 10% del capitale di Arezzo Fiere e ricordando per giunta, che l’amministrazione ha sempre rinunciato a partecipare agli aumenti di capitale necessari al completamento dell’opera, mentre il parcheggio, di cui la struttura ha disperatamente bisogno e che vide per questo lo spostamento del campo scuola, è rimasto inutile e gigantesco campo di erbacce alla memoria dello sport.   

Ci si aspetterebbe al contrario, una unità di intenti e una convergenza di obiettivi, che dovrebbe prescindere dalla fazione politica che risulta vincitrice alle elezioni.

L'unico atto degno di memoria è stato quello di chiedere il pagamento dell’ICI e dell’IMU, a cui il rimanente capitale sociale ha fatto fronte direttamente, dopo aver rischiato seriemente di far saltare la mostra orafa.

Adesso che il governo si appresta per decreto, a cancellare retroattivamente gli effetti della sentenza che pose in obbligo ai padiglioni fieristici di pagare (si prevede entro 90 giorni, ma anche se fossero 180 cambia poco), sentenza che ha messo in crisi tutte le fiere del Bel Paese, la vicenda  è destinata a lasciare solo un segno sgradevole tra società ed enti del territorio e politica locale. E quel che è peggio, obbligherà l'amministrazione a restituire quanto prelevato. 

Un certo grado di frizione tra i livelli è forse fisiologico: anche Fanfani, facendosi forte però dell’appoggio della maggioranza pubblica, impose il presidente Pallini. Ma fu una stagione di breve durata, voluta soprattutto per ottenere quell’obiettivo di separazione tra proprietà immobiliare e gestione, desiderata con forza dal sindaco, che si trasformò in una battaglia durissima sul nome del presidente. Ma come lo stesso Fanfani si accorse presto, non si possono imporre strategie a prescindere dai tempi che soci attivi e partecipanti sono in grado di condividere. Il successo gestionale della fiera di Arezzo,  sta a cuore tanto al pubblico che ai privati. E’ un dato di fatto invece, che l’attuale gestione Boldi, in carica da soli 24 mesi, per attenzione e oculatezza, ma soprattutto per impegno gestionale,  sia di gran lunga la migliore che gli ultimi 20 anni hanno visto.  

La giunta e la politica locale in genere, proprio in quanto espressione vincente, deve ricordare che la campagna elettorale è finita a giugno. Mentre le opposizioni continueranno a far polemica, perché questo è in sostanza il loro ruolo, dalla maggioranza ci si aspetta strategia gestionale, idee vincenti, spinte propulsive e soprattutto la capacità di coagulare le risorse e il meglio delle capacità produttive, al fine di superare questa lunga notte di crisi che sembra non finire mai. E' pure comprensibile che chi ha fatto opposizione per 9 anni, faccia fatica a staccarsi dai ruoli polemici che sono stati propri. Ma adesso che la situazione si è ribaltata, sarà bene che si cominci a pensare finalmente come una forza di governo. 

La strategia del “va via te che mi ci metto io”, se può anche essere comprensibile, alla fine non può trasformarsi in una lunga battaglia contro il territorio. Gli oppositori bastano quelli che sono usciti dalle elezioni; crearne altri artificiosamente, aiuta solo a generare quella sindrome di accerchiamento che isola e allontana.                   

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