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Se la regione esce, la provincia sparisce, il comune snobba, quale futuro per Arezzo Fiere?

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Se la regione esce, la provincia sparisce, il comune snobba, quale futuro per Arezzo Fiere?

Si troveranno privati disposti a subentrare in una operazione poco redditizia e al contempo vitale per la sopravvivenza di interi comparti produttivi cittadini? La fase di transizione che stiamo attraversando merita da parte nostra grandissima attenzione, perché da questa dipenderà una bella parte del nostro futuro.

 

Le fiere fisiche, che hanno reagito benissimo all'arrivo di internet assimilandolo e facendone un proprio punto di forza, continueranno ad essere un canale di promozione e internazionalizzazione insostituibile, soprattutto per le piccole e medie imprese, perché garantiscono loro il massimo vantaggio in termini di costo-beneficio

In tutte le aree del mondo, la grande maggioranza delle imprese sta pianificando nuove iniziative nell'attività espositiva. I vincitori globali si confermano gli organizzatori internazionali: i top player sono le inglesi Reed Exhibitions e Ubm, nonché la francese Gl Events. A distanza inseguono le fiere tedesche e quelle italiane, con Milano, Bologna e Verona che sviluppano un business che si avvicina ai 3 miliardi di euro, a fronte di un business mondiale delle fiere a poco più di 27 miliardi di dollari nel 2013

L'Italia soffre la crisi economica che rende il nostro Paese un mercato meno appetibile rispetto a prima, in particolare per le aziende espositrici che stanno in piedi con l'export. I quartieri fieristici che stanno preparando i bilanci, indicano per molti, non per tutti, sofferenza sul fronte dei ricavi.

Il sistema fieristico andrebbe considerato un importante volano a servizio della produzione industriale, in grado di generare ricchezza e quindi posti di lavoro. Invece pare che al momento sia solo una mucca da mungere, anzi, una mucca da spremere fino a vederla stramazzare al suolo. Quando avremo macellato anche questa, scopriremo quel giorno che siamo diventati improvvisamente tutti piu’ poveri!

Al momento la politica riesce a vedere solo un grosso immobile da tassare e spremere e qualche seggiola da occupare per gli amici degli amici, senza tener in alcun conto ciò che in realtà dovrebbe rappresentare: un collettore di ordini in grado di sostenere, almeno in parte, il tessuto produttivo e con esso i posti di lavoro collegati. Stimolare la vita di queste strutture può essere solo un costo - è vero se sono gestiti male - ma può essere invece anche un grande investimento. Finchè preferiremo spendere i soldi dei cittadini per sostenere costi improduttivi, abbandonando investimenti che potrebbero riportare invece ricchezza sui territori, andremo poco lontano.  

La rinascita della città può passare forse anche attraverso i mercatini tirolesi e le fontane d’acqua, ma prima di tutto passerà attraverso il sostegno al suo tessuto industriale e le sue peculiarità produttive, alla difesa del lavoro come motore di ricchezza. Rinascere significa, prima di tutto difendere le nostre industrie come patrimonio comune. Pensare di far riprendere una città prescindendo da questa sua natura è un operazione destinata al fallimento.

Se il terziario rappresenta il 70% delle imprese, non c’è da esser felici, c’è da tremare! Il terziario esiste se sotto di esso c’è una rete che produce ricchezza vera. Altrimenti sarà solo un intermediario di aria fresca, destinato a durare quanto la brezza di una sera estiva.

La regione ubbidendo al trend nazionale, che vuole smantellare il sistema delle partecipate, ha dichiarato che intende dismettere i sistemi fieristici. Allora chiediamoci a cosa serve uno stato, se non a sostenere la sua stessa economia. Prima di ripartire la ricchezza, forse bisognerebbe cominciare a pensare che la ricchezza deve essere creata, oppure non ci sarà nulla da ridistribuire.

Il sistema fieristico avrebbe dovuto essere considerato un motore economico, un generatore di ordini, un volano della produzione, invece è trattato solo come un grosso immobile da tassare. Folli e sconsiderati. Il nostro sindaco ha detto: "Come posso chiedere ad un cittadino di pagare l'IMU, se i padiglioni delle fiere non la pagano?" E allora a cosa servono le nostre tasse? Solo a mantenere un esercito di scalzacani e non anche a far girare i volani dell'economia? Solo perchè il catasto ha stabilito questo? Il catasto!! Allora che venga pure il catasto a dettare i fondamentali. Organi dello stato senza alcuna competenza, dettano regole che sono destinate a influire sul sistema economico. E la politica? Dorme. Hanno altro a cui pensare! 

Stiamo assistendo ad un ribaltamento del senso dello stato e dei fondamentali che spaventa. Quando avrermo macellato anche l'ultima mucca, quel giorno faremo un grande banchetto. L'ultimo!  

Mentre l’Europa riparte, l’Italia stenta anche solo a riavviare il motore. Quando sarà un deserto industriale, dove prenderemo la ricchezza necessaria a far girare il welfare?

Si calcola che il mercato dell’export sostenuto degli eventi espositivi fieristici, rappresenti oggi circa 2,5 miliardi di euro all’anno. Fino a pochi anni fa si immaginava che internet avrebbe sostituito e demolito il sistema fieristico, ma oggi ci siamo resi conto che non è così.

Nel mondo il sistema espositivo continua a crescere, sostenuto e difeso dagli interventi pubblici, l'Italia dei quartieri fieristici invece, soffre molto, mentre a livello internazionale prevale la convinzione, fra gli analisti, che le esposizioni rimarranno per molti anni, il miglior strumento di marketing business to business.

Dopo l’expo 2015 luccicante di lustrini, cosa intendiamo fare in Italia per sostenere la ripresa? Chiudere e dismettere ogni cosa?

Coltiveremo il nostro cimitero industriale trasformandolo magari in un bel centro commerciale di prodotti cinesi. Dovranno costare poco e valere meno, perchè altro non potremo spendere.

E’ il futuro che ci meritiamo. 

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