Prima Pagina | Cronaca | E’ morto il partigiano Ezio Raspanti detto “Mascotte”, combattente con la leggendaria Squadra volante “Teppa”, comandata da Licio Nencetti.

E’ morto il partigiano Ezio Raspanti detto “Mascotte”, combattente con la leggendaria Squadra volante “Teppa”, comandata da Licio Nencetti.

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E’ morto il partigiano Ezio Raspanti detto “Mascotte”, combattente con la leggendaria Squadra volante “Teppa”, comandata da Licio Nencetti.

 

Cresciuto in una famiglia di tradizione antifascista, Ezio era nato ad Aosta il 21 aprile 1927 e durante la guerra era uno studente della scuola tecnica e “schiaccino” (schiacciasassi) per contribuire al bilancio familiare. Era appena sedicenne quando si aggregò alla formazione di Licio Nencetti e andò con gli altri ragazzi di Foiano e Lucignano a combattere tedeschi e fascisti sui monti del Casentino.

Ferito ad una mano fu operato clandestinamente e con mezzi di fortuna dal dottor Enrico Petrina, “il dottore dei partigiani” e la sua mano destra ne restò segnata. Dopo la cattura e la fucilazione di Licio e la divisione della “Teppa” si aggregò al gruppo che andò a combattere nel cortonese, nella zona di Cantalena e fu a Cortona nel luglio, nei giorni della liberazione.

Già all’indomani della liberazione, Ezio aveva in mente un’idea favolosa: raccogliere la testimonianza di più persone possibile sulle vicende della Valdichiana e in modo particolare sull’origine del fascismo, sulla clandestinità e sulla lotta di liberazione per lasciare a futura memoria un Archivio di notizie e documenti al quale attingere per conoscere la storia della Valdichiana che, ormai, considerava sua.

Armato di registratore raccolse per anni i racconti dei più anziani e via via quelle dei suoi compagni di resistenza. Trascriveva i racconti e tornava a rileggerli agli interessati, ai quali chiedeva una firma di conferma. Quasi un lavoro notarile, che affiancava alla sua attività di bidello della scuola media di Foiano e alla sua costante attività politica. Nacque così l’Archivio della Sezione ANPI “Licio Nencetti” di Foiano della Chiana. Il materiale accumulato andava al di là dell’immaginazione, ma era difficilmente consultabile. Ezio ne aveva utilizzato una parte per una produzione editoriale vastissima nella quale attivava ogni volta contributi diversi, da Giovarni Verni a Ivo Biagianti, da Giorgio Sacchetti al sottoscritto. Basta scorrere un catalogo di biblioteca per capire la vastità del suo impegno editoriale.

Contribuì (e questo lo rivendicava sempre) alla individuazione del fondo fotografico di Furio del Furia, che forse è grazie a lui se è stato poi salvato dal Comune di Foiano della Chiana.

Quindici anni fa il suo Archivio presso l’ANPI fu oggetto di una sistemazione scientifica curata dalla Soprintendenza Archivistica Toscana, venne prodotto un catalogo e il vecchio archivio ANPI si trasformò nel 2003 in “Istituto storico dell’Antifascismo e della Resistenza in Valdichiana”, il suo lascito più prezioso, intitolato a Bernardo Melacci, “spirito gentile”, uno degli anarchici condannati dal fascismo per i “Fatti di Renzino”.

Ezio era sempre disponibile a recarsi nelle scuole a parlare con i più giovani della sua vita di combattente inesausto e negli ultimi anni aveva anche riscoperto la sua abilità di disegnatore. Nonostante l’impedimento della sua mano destra, ha prodotto centinaia e centinaia di tavole grafiche che illustrano gli episodi di lotta partigiana e scorci della sua Valdichiana. Proprio di recente Aveva rilasciato una lunga intervista-memoria che è stata trasmessa da Telesandomenico di Arezzo.

Con Ezio se ne va uno degli ultimi partigiani della nostra provincia, che mai aveva ceduto di un passo dal suo impegno passato e presente e che per la sua attività partigiana era stato decorato con Medaglia d’argento al Valor Militare.

 

 

 

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