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La "Marcia degli Scalzi" (e dei calzati): dalla parte dei migranti a piedi nudi

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La "Marcia degli Scalzi" (e dei calzati): dalla parte dei migranti a piedi nudi

Venerdì 11 settembre, ad Arezzo, come in tutto il resto d’Italia, si è svolta la Marcia degli Uomini Scalzi che ha visto una grandissima partecipazione della popolazione aretina, di politici e delle associazioni che operano nel settore dell’accoglienza e non. La marcia delle donne e degli uomini scalzi è partita alle 18 da piazza S.Jacopo fino alla Casa delle Culture in piazza Fanfani. Centinaia di persone, scalze o calzate, hanno camminato per manifestare solidarietà a chi scappa da guerra e povertà.

La partecipazione è andata probabilmente oltre le aspettative raggiungendo una cifra che molti nel corteo stesso credevano fosse all’incirca intorno alle 400 persone. Il corteo che è partito da Piazza San Iacopo alle sei del pomeriggio, ha percorso il corso Italia passando poi per Piazza San Francesco per poi terminare alle 7 davanti alla Casa delle Culture accanto al Piazzale della Cadorna. Il corteo verso la fine era lungo quanto tutta Via Guido Monaco, la parte davanti al palazzo delle Poste. La sua diversità demografica era altrettanto stupefacente. Erano infatti presenti persone di ogni età, dai pensionati, agli adolescenti.

Presenza non trascurabile è stata quella di ragazzi rifugiati che tenevano uno striscione con su scritto: Donne e Uomini Scalzi.

In una città come Arezzo che ha visto il forte avanzamento del populismo della Lega Nord, una manifestazione di questo tipo ha certamente destato molto scalpore anche per la sua grandezza. Per il Corso Italia le reazioni sono state di vario tipo. C’erano persone che, alla vista dello striscione, scuotevano la testa e stringevano le spalle, altri che esprimevano apertamente il loro dissenso sottolineando che sarebbero dovuti tornare tutti a casa, altri ancora invece si fermavano incuriositi facevano domande ai partecipanti del perché dell’iniziativa.

Indipendentemente dall’opinione che ciascuno di noi ha sulla questione dell’immigrazione e dell’ospitalità offerta a queste persone, una manifestazione di questo tipo è stato un invito serio a smettere con la faciloneria di certi giudizi ed un invito pacifico all’apertura.

 

"Con gli occhi pieni di quello che sta succedendo in Italia ed in Europa abbiamo pensato che valesse la pena proporre quest'iniziativa anche nella nostra città" affermano gli organizzatori,

L'iniziativa ha lo scopo di chiedere con forza quattro necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:

1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature

2. accoglienza degna e rispettosa per tutti 

3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti.

4. creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino.

Alessandro Gasmann, che partecipava altrove alla marcia, ha ben stigmatizzato spiegando all’Ansa: ''L'Europa continua a dimostrarsi un'utopia e lo stesso pur generoso gesto della Merkel quando è arrivato? Quando i profughi li aveva alle porte, ai gridi di allarme italiani non hanno mai reagito. La foto di Aylan è come quella di Kim Phuk, la bambina nuda che fuggiva dai bombardamenti al Napalm. È la foto-simbolo della guerra in Vietnam, fece scendere in strada gli americani. Il bambino di Kobane che sembra dormire come i nostri figli ma invece è morto, è la foto che ci ha dato la sveglia"

L’iniziativa era aperta a chiunque ne condividesse il messaggio, ed infatti hanno risposto associazioni e partiti politici (senza simboli o contrassegni) della nostra città, numerosi….e scalzi.

 

 

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