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Visti turistici: schizofrenia o malafede dei nostri governi?

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Visti turistici: schizofrenia o malafede dei nostri governi?

 

 

Il Partito Comunista d’Arezzo, pur partecipando al dramma umano che ci investe quotidianamente attraverso televisioni e internet, si è sottratto, per principio, al dibattito tra ‘buonisti’ e ‘cattivisti’ a proposito dell’immigrazione. Per giudicare un fenomeno, occorre conoscerlo: e ben pochi, tra quanti parlano o scrivono, anche qui ad Arezzo, di globalizzazione, di integrazione o di società multiculturale, si sono chiesti cosa determini i flussi migratori e, soprattutto, quali concrete scelte politiche e amministrative abbiano incentivato quest’autentica invasione dal mare, che non conosce pause dal crollo dello Stato libico nel 2011.

Per prevenire facili liquidazioni della nostra domanda, è opportuno tener nettamente distinta dalle altre la situazione di chi giunge da luoghi afflitti dalla guerra civile – come la Siria o il Darfur (Sudan del sud), o, per altre ragioni, dall’Eritrea – e, dunque, i rifugiati ‘politici’ dai migranti. A chi vuole scappare dalla violenza o dall’oppressione è, ovviamente, quasi sempre interdetta ogni via d’accesso alle ambasciate o ai consolati dei paesi dell’UE. Ma per gli emigranti provenienti dal Senegal, dalla Nigeria (la misteriosa Boko Haram devasta soltanto alcune aree di questa vastissima federazione), dal Mali del sud (che, a differenza del nord, appare pacificato) sarebbe certamente preferibile – piuttosto che mettere a rischio la vita in lunghi viaggi attraverso il deserto e in paesi devastati dalla guerra – rivolgersi alle nostre autorità consolari e chiedere un visto turistico, che li autorizzi a entrare e a soggiornare “temporaneamente” in Italia e, di conseguenza, in Europa.

Perché, allora, tutto questo non avviene? Non è una domanda bislacca dei comunisti aretini, perché, in fondo, già oggi ciò accade per i migranti di tanti paesi: dal Pakistan, al Bangla Desh, dall’India allo Sri Lanka, dalle Filippine ai paesi dell’America Latina (mentre dell’emigrazione irregolare cinese si sa davvero poco e niente, in realtà, si vuole sapere). In effetti l’opinione pubblica generalmente ignora quel che le forze dell’ordine (come ci è stato confermato da un dirigente del Ministero degli Interni) e qualche giornalista d’inchiesta sanno perfettamente: le barche cariche di immigrati, almeno fino a tutto il 2013, non hanno mai rappresentato il principale canale di ingresso dei migranti irregolari. Invece lo è stato e, in percentuali ancora notevoli, lo è tuttora il nostro sistema aeroportuale, attraverso l’escamotage dei visti turistici. Insomma buona parte degli sconfinamenti avviene via terra, con gli autobus, o attraverso gli aereoporti. Per scoraggiare l’immigrazione irregolare dal Pakistan, dal Bangladesh o dall’India, basterebbero, se solo volessero, le nostre ambasciate e i nostri consolati. Evidentemente o non lo si fa o lo si fa nei confronti dei migranti di alcuni paesi e non di altri. Ciò equivale a dire che il “traffico dei cosiddetti clandestini” è, oggi come in passato, non soltanto attivamente incentivato (senza distinzioni tra destra e sinistra) dai nostri governi, ma perfino regolato, sebbene a fini distorti, non conformi ai principî del diritto internazionale umanitario.

Perché non permettere a un nigeriano (con qualche eccezione per le “nigeriane” che dà adito a più d’un sospetto sull’integrità di certi funzionari), a un senegalese o a un maliano quel che di fatto, invece, si consente a un filippino o a un bangladese? Paradossalmente un comodo passaggio aereo gli costerebbe molto meno dei “viaggi della disperazione” attraverso il Sahara e il Mediterraneo tante volte descritti da giornalisti coraggiosi o dai racconti dei sopravvissuti. Da una sommaria ‘inchiesta’ tra i ‘profughi’ maliani ospitati in alcuni piccoli comuni del Lago di Como, abbiamo avuto conferma di quanto, in fondo, anche le nostre TV non nascondono: il costo complessivo di un “viaggio” non è mai inferiore ai cinquemila dollari, una cifra enorme, se si considera il livello medio dei redditi di alcune tra le economie più povere del mondo. I vantaggi di chi opera illegalmente in quelle realtà (la polizia confinaria del CIAD o gli “scafisti”) o agisce al confine della legalità, come le imprese di Money Transfert (tra le quali spicca la Western Union, che, chissà perché, lavora indisturbata a Tripoli e in altre città libiche) appaiono fin troppo evidenti.

Nessun guadagno, così parrebbe, per gli italiani. Non di meno – ripeteva un famoso leader politico della prima repubblica – a pensar male si fa peccato, ma si indovina. La cronaca giudiziaria degli ultimi mesi dimostra a sufficienza come questo fenomeno, nel suo complesso, dalla gestione dell’assistenza di chi chiede, fondatamente o meno, asilo a quella dei CPT, rappresenti una ghiotta occasione di arricchimento per i gruppi affaristici contigui al PD o al centrodestra. Non è un dato trascurabile, dal momento che la rete delle imprese (a partire dalla Lega delle Cooperative) interessata a questo lucroso business costituisce una lobby potente, capace di oliare costantemente gli ingranaggi della politica. Eppure, a nostro modesto parere, questa spiegazione da sé sola non basta. Se migliaia e migliaia (forse milioni) di persone sono mandate allo sbaraglio e, talvolta, sacrificate, lo si deve anche, probabilmente, a un disegno strategico più ampio, che non tiene conto degli interessi dei modesti teatranti di provincia della politica italiana.

Non è arduo individuare chi lo ha concepito. Chi ha interesse a dividere l’Europa dalla Russia e dai paesi arabi rivieraschi? Chi ha distrutto le strutture statuali dell’Iraq e della Libia e vorrebbe annichilire totalmente anche la Siria? Tutti, probabilmente, hanno compreso qual è il vero nome dell’Impero del caos.

P.S. A scanso d’equivoci, vogliamo chiarire che il Partito Comunista d’Arezzo non propone, né, tanto meno, auspica un’indiscriminata apertura delle frontiere attraverso qualche espediente di dubbia legalità. Ci siamo semplicemente interrogati su un solo aspetto del complesso fenomeno dell’immigrazione e, in particolare, sulla contraddittoria gestione governativa della delicata materia dei visti turistici. Quel che si consente agli irregolari di certi paesi, lo si vieta ad altri e, stranamente, proprio lì dove, per ragioni di contiguità geografica, è più facile alimentare, in tal modo, il traffico illegale degli esseri umani tra le due sponde del Mediterraneo.

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