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La TARI e la politica di Gestione Rifiuti: un po’ di didattica e qualche considerazione

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La TARI e la  politica di Gestione Rifiuti: un po’ di didattica e qualche considerazione

Dopo le affermazioni dell’Assessore al Bilancio e del Sindaco in sede di Consiglio comunale durante l’” APPROVAZIONE DELLE TARIFFE DELLA TASSA SUI RIFIUTI (TARI) PER L'ANNO 2015” ritengo opportuno un approfondimento.

 

TARI

Un po’ di didattica

1 – Il Consiglio comunale approva l’articolazione della tassa sui rifiuti (TARI), cioè la suddivisione dell’importo della TARI sui contribuenti (aliquote, sconti ecc.), ma non ne stabilisce l’importo, che il Comune ha invece ricevuto dall’ATO Toscana sud con un documento che si chiama PEF (Piano Economico Finanziario).

2 – Per inciso, i contribuenti non pagano solo la TARI, ma anche il 4,7% in più, in conseguenza di un  tributo provinciale per l'esercizio delle funzioni di tutela, protezione ed igiene dell'ambiente (TEFA)

3 – Vediamo come L’ATO  arriva alla determinazione dell’importo della TARI.

3. a La componente più importante  è ovviamente il corrispettivo del servizio (CORR) svolto da SEI Toscana, o in maniera diretta (es.: raccolta dei rifiuti) o indirettamente (es.: smaltimento in discarica o incenerimento)  come Gestore Unico dell’intero processo;  il valore totale di tale corrispettivo viene approvato dall’Assemblea dei Sindaci dell’ATO e successivamente ne viene approvata la suddivisione per Provincie e per Comuni delle singole Provincie (per inciso l’importo del corrispettivo per Arezzo è stato approvato con la Delibera  Assembleare n. 14 del 5 maggio 2015 e la suddivisione è stata effettuata con criteri già approvati in precedenza, sempre dall’Assemblea).

3.b. Il secondo elemento sono gli accantonamenti che il Comune richiede, per la svalutazione crediti legata ad eventuali mancati pagamenti (SVAL.CRE)

3.c  Il terzo elemento è il costo del servizio di riscossione (RISC), che, come nel caso di AREZZO è demandato a SEI Toscana

3.d Il quarto elemento è un contributo del Ministero dell’Istruzione (CONTR.MIN), che il Comune  può portare in detrazione.

3.e Il quinto elemento è il contributo regionale (CONTR.REG), che ovviamente va in diminuzione (assente nel 2015).

3.f Il sesto elemento, almeno nel caso di Arezzo, è l’Indennità di disagio ambientale (I.D.A.) che incassano i Gestori di impianti, che il Comune di Arezzo (delibera di Giunta n. 377 del /7/2015) ha deciso di portare in detrazione della TARI (operazione fatta anche nel 2014).

L’ATO predispone PEF, il cui totale quadra con la seguente formula:

PEF = CORR + SVAL.CRE + RISC - CONTR.MIN – CONTR.REG - IDA

Nella figura seguente si mettono a confronto le componenti 2014 e 2015

 

 

 

Alcune considerazioni

-   L’importo complessivo della TARI non è di fatto cambiato nel 2015 rispetto al 2014, ma ne sono cambiate le componenti, in particolare si sono ridotte, anche se di poco, quelle di responsabilità di SEI Toscana. Purtroppo è sparito il contributo regionale di importo equivalente.

Nell’ambito dell’atto amministrativo dell’approvazione delle tariffe della TARI, da parte del Consiglio comunale, non è possibile incidere sul valore complessivo, che richiede invece interventi più a lungo termine.

 

POLITICA DI GESTIONE DEI RIFIUTI

Premessa

Ho cercato di farmi dire dalla nuova Giunta quale sarà la sua politica sui rifiuti nei prossimi 5 anni (banalmente: estensione della raccolta Porta a porta all’intera città, potenziamento dell’inceneritore di San Zeno, organizzazione del sistema e costi del servizio), ma, malgrado un incontro molto aperto con l’Assessore responsabile, non ho avuto queste indicazioni; sono quindi costretto a ragionare su ipotesi dedotte dal Programma elettorale di ORAGhinelli e dalle affermazioni del Sindaco in Consiglio comunale.

Suggerimento di lettura: mi sono reso conto che la seguente parte di analisi è certamente lunga; per chi non avesse tempo e/o pazienza suggerisco di saltare direttamente al “COSA FARE”, nella parte finale dell’articolo.

 

Estensione del Porta a Porta

Nel programma di ORAGinelli si afferma :” Gli obiettivi di raccolta differenziata non sono stati

raggiunti con la raccolta “porta a porta” che ha fatto lievitare i costi a fronte di un netto peggioramento del servizio.“. Continuo a non poter avere dati oggettivi su questo tema, con riferimento alle attività svolte da SEI Toscana, però considerando che tra il 2014 ed il 2015 il PaP ad Arezzo è cresciuto, che è stato esteso a molte frazioni,  ed è invece calato (-2%) il costo del servizio, non mi pare che l’incidenza si possa considerare rilevante (ricordo che il confronto non va fatto sul solo costo dell’attività di raccolta, ovviamente penalizzante per il PaP, ma sull’intero ciclo di gestione, cioè considerando anche i ricavi derivanti dal recupero dei materiali) .  Va aggiunto che quando si fanno questi confronti andrebbero considerati anche i positivi aspetti occupazionali (favorevoli al PaP) ed ambientali (penalizzanti per l’incenerimento).    

 

Potenziamento dell’inceneritore di San Zeno

Cose già scritte , ma le ripeto. Al raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata fissati dai Piani Regionale ed Interprovinciale, qualunque potenziamento dell’inceneritore di San Zeno è inutile, quindi sbagliato. In questo momento però rimangono ancora aperte tutte le opzioni di ampliamento, cioè il “raddoppio” (più complesso),  e il potenziamento di +45% (quasi fatto); approfondiamo un po’ le due ipotesi.

 

- “Raddoppio”-

Come ho spiegato nell’articolo del 17 giugno, il “raddoppio” dell’inceneritore di San Zeno non è ancora scongiurato in quanto il Piano Interprovinciale dei Rifiuti è stato solo adottato e non ancora approvato. La mancata approvazione del Piano comporta la decadenza del blocco ed il ritorno alla situazione contrattuale derivata dal bando vinto da SEI Toscana, in cui la stessa ha il diritto ed il dovere di costruire un impianto da 75.000 tn/anno a San Zeno (costi per al collettività: circa 170 – 180 Ml€). Non conforta la posizione della Regione Toscana che nell’attuale Piano Regionale definisce ammissibile il “raddoppio” e quindi è possibile che mantenga questa valutazione anche nel nuovo Piano, che dovrà essere redatto sulla base della nuova Legge Regionale sui rifiuti. Non conforta nemmeno il testo dell’art. 35 della conversione in legge del decreto “Sblocca Italia”, che sembra portare a livello ministeriale la pianificazione degli inceneritori in Italia. Vale infine la pena di segnalare che la situazione impiantistica della Toscana è disomogenea, nel senso che mentre l’ATO Toscana sud è autosufficiente dal punto di vista impiantistico, l’ATO Centro (Firenze in particolare) non è dotato di capacità di incenerimento coerenti con i propri fabbisogni; forse è “pensare male”, ma l’idea che qualcuno possa pensare di soddisfare i fabbisogni di Firenze, almeno in parte, con il “raddoppio” di San Zeno, non deve essere considerata un’idea totalmente priva di fondamento a priori (oggi Firenze usa pesantemente la discarica di Podere Rota).

 

Su questo tema il Sindaco ha dichiarato “La posizione di questa amministrazione, che le riassumo come posizione personale del Sindaco non ancora condivisa in Giunta, è quella di non procedere al raddoppio dell'inceneritore di Arezzo”. Ovviamente concordo, ma sarebbe opportuna una più forte del Comune di Arezzo per arrivare ad approvare il Piano Interprovinciale.

 

- Potenziamento a +45% –

Lo studio alla base di questo potenziamento è stato presentato pubblicamente 4 volte ed è ragionevole pensare che sia alla base del Piano industriale di AISA Impianti, Piano che non mi risulta comunque abbia subito l’iter completo di approvazione da parte dell’Amministrazione comunale di Arezzo.  L’attività è definita di revamping del sistema;. ora il revamping (manutenzione straordinaria) dell’inceneritore di San Zeno è assolutamente necessario, ma, considerando gli interventi che sono stati presentati, ritengo che  sarebbe più corretto parlare di repowering. Non ho le competenze per dire che sarebbe stato possibile fare la manutenzione straordinaria senza potenziare l’impianto, ma questo non è stato precisato in sede di presentazione degli studi.

Durante una presentazione è stato detto che il costo dell’operazione si aggira sui 10 Ml€.

Qui il discorso si fa complicato, perché si è sempre parlato (Piano Regionale ed Interprovinciale compresi) di quantità di rifiuti, senza parlare di potere calorifico del rifiuto. Un impianto di incenerimento è caratterizzato da una potenza termica (limite superiore), che non può essere superata. Per esempio un impianto da 14,5 MW può bruciare (con continuità) in 310 gg circa 39.500 tn di rifiuto selezionato con potere calorifico 2.350 KCal/kg o circa 34.400 tn di rifiuto selezionato con potere calorifico 2.700 KCal/kg.

Non si è in grado di garantire il valore del potere calorifico medio dei rifiuti prodotti nella Provincia di Arezzo al raggiungimento degli obiettivi del Piano Regionale e di quello Interprovinciale, quindi non si è in grado di valutare con precisione il fabbisogno reale di incenerimento, ma solo fare ipotesi di massima. Comunque in un ottica di ATO, ritengo sia sbagliato ricercare la totale autosufficienza della provincia si Arezzo, avendo, a meno di 50 km di distanza dal Valdarno, l’impianto di Poggibonsi, sovradimensionato per la provincia di Siena; ritengo più corretto invece vedere in modo integrato i fabbisogni impiantistici delle due provincie. Proviamo a valutare questi fabbisogni prendendo a riferimento i parametri del Piano Regionale (rifiuti costanti pari a quelli del 2011, 70% di RD, 20% di incenerimento e 15% di scarto da RD di cui il 50% da incenerire) ed alcuni poteri calorifici del rifiuto.

 

 

 

La simulazione conferma in ogni caso all’impianto di Poggibonsi rimane ancora una eccedenza di capacità di incenerimento, quindi non c’è la necessità di aumentare la potenza dell’impianto di San Zeno.

Vorrei precisare che la simulazione è addirittura pessimistica, perché il totale dei rifiuti contiene anche lo spazzamento (circa il 3%), che non va all’inceneritore e si sono considerati gli scarti della RD, che invece oggi non vengono inviati a San Zeno, ma vengono gestiti da altri impianti; se si considerano anche questi elementi la situazione è ancora migliore.

 

Su questo tema la posizione del Sindaco, nell’ambito di una risposta ad un’interrogazione più ampia di un Consigliere è stata. “La posizione di questa amministrazione, che le riassumo come posizione personale del Sindaco non ancora condivisa in Giunta, è quella di non procedere al raddoppio dell'inceneritore di Arezzo, eventualmente procedere a quello che è stato chiamato un "revamping", cioè un aumento del tonnellaggio trattabile, farlo passare da 42 a 55.000 tonnellate”.  E’ una posizione che ovviamente non condivido, nella parte riguardante il “revamping”, per quanto sopra esposto.

 

Organizzazione del sistema

 

L’organizzazione del sistema è oggi gestita dall’ATO Toscana sud  (Ente regolatore), costituito dai Comuni delle Provincie di Arezzo, Siena, Grosseto e della Val di Cornia (Piombino e limitrofi). Sono tra quelli che ritengono che la dimensione ottimale per la gestione dei rifiuti sia la provincia, almeno quella delle dimensioni territoriali e di popolazione di Arezzo, però dico anche che questa è una situazione che bisogna cercare di gestire al meglio ed evitare di peggiorare.  Mi spiego meglio.

-1- Qualunque decisione viene presa dall’Assemblea di tutti i Sindaci anche se riguarda un singolo Comune. Sarebbe necessario rivedere l’organizzazione delle decisioni in modo da semplificare il processo decisionale, portandolo su tre livelli: 1 - le Aree gestionali (insieme di Comuni che SEI Toscana deve, per ragioni di efficienza, gestire in modo omogeneo; 2 - le Provincie; 3 – l’intero ATO.

-2- Operare per evitare che la probabile costituzione di un ATO unico regionale esalti ancora di più i problemi oggi presenti

In sede di approvazione della TARI, il Sindaco ha espresso il concetto che l’organizzazione era migliore quando avevamo l’ATO provinciale e che “ tutto quello che è sotteso ad un accentramento  nella Toscana meridionale dei servizi ci veda perdenti.”; condivido, ma mi è parsa però più una espressione di nostalgia senza alcuna indicazione operativa per superare il problema.

 

Costi del servizio

 

C’è la tendenza a confondere i costi complessivi del servizio di gestione dei rifiuti con i costi dell’azienda SEI Toscana.; in realtà non è proprio così. SEI Toscana gestisce in modo diretto solo la raccolta dei rifiuti e lo spazzamento; tutta la fase di riciclo della RD e lo smaltimento  vengono gestiti da altre aziende (es.: AISA Impianti), con costi che SEI Toscana ribalta (con regole approvate dall’ ATO) sui costi del servizio che vanno a costituire PEF.

Ho da sempre considerato incomprensibili gli aumenti dei costi del servizio derivati dalla costituzione di SEI Toscana (due anni fa scrissi che “qualunque aumento tariffario avrebbe dovuto essere considerato dalla direzione di SEI Toscana un fallimento della propria missione”); riporto qui alcune considerazioni già fatte.

-1- Noi non siamo “terzi” rispetto a SEI Toscana. Siamo presenti nel Consiglio di amministrazione con un consigliere, che in questo momento è anche Presidente, quindi possiamo e dobbiamo incidere sul governo di questa azienda, almeno nel senso di garantirne l’efficienza.

-2- Una componente importante del costo del sevizio è lo smaltimento, che per quanto ci riguarda è effettuato da AISA Impianti, azienda di cui abbiamo il pieno controllo. Qualunque variazione dei costi di smaltimento è di piena responsabilità dell’Amministrazione comunale di Arezzo, che quindi può e deve operare per ridurli.

Su questo tema il Sindaco, in sede di approvazione della TARI ha fatto un paio di affermazioni assolutamente condivise:

-  “Ma la mia posizione è quella di avere in ambito di Ato la posizione del censore nei confronti della formulazione del servizio, badando a che cosa? A far sì che tutte le scelte che si fanno vengano fatte solo ed unicamente per ridurre la tariffa. Solo ed unicamente per ridurre la tariffa!

 – “Perché l’unico modo per uscire da questa nassa è stringere veramente Sei Toscana a lavorare in maniera ottimale” – “Avevano una società che si chiamava Aisa, che tuttora si chiama Aisa, che era una società virtuosa”.

Nella stessa sede ne ha fatte altre in contrasto con quanto ho appena affermato. Ne analizzo un alcune.

-“.. di avere affidato il servizio a una società privata” – SEI Toscana è certamente un’azienda di diritto privato, ma è a maggioranza pubblica (58%), almeno per ora, quindi dovrebbe essere questa maggioranza pubblica a stabilirne la politica.

- “Questo spostamento di ciò che era virtuoso per Arezzo,stemperato in un'area più vasta, con costi maggiori per il trasporto, con non uniformità di strutture per lo smaltimento nell'area vasta, e con un capitale da remunerare, ha comportato un inevitabile aumento della tariffa” – Non capisco a quali costi di trasporto ci si riferisca, visto che lo smaltimento dei rifiuti aretini avviene sempre a San Zeno e le aziende destinatarie della RD sono le stesse di prima; la remunerazione del capitale investito, stabilita per legge, era applicata anche da AISA. Non è quindi da qui che arrivano gli aumenti tariffari.

-“ Il rifiuto di Arezzo costava non mi ricordo più quanti euro a tonnellata di smaltimento, oggi costa una volta e mezzo quello che costava tre anni fa” – Questo è un dato che assolutamente non mi torna; nel 2013 il corrispettivo del servizio offerto da AISA era di 15.991.809€ mentre nel 2015 è il corrispettivo del servizio offerto da SEI Toscana è di 16.947.508€ con un aumento del 6%.

- “ma certamente il processo è sfuggito di mano, perché un aumento del 9, del 10% annuo sui rifiuti non è accettabile nell’Italia del 2015” – Vale quanto detto sopra.

 

 

COSA FARE

Giunta

Suggerisco di predisporre al più presto delle linee organiche di politica dei rifiuti per Arezzo, in modo che si possa sapere con precisione la posizione di chi governa questa città almeno sui temi che  ho indicato all’inizio ( estensione della raccolta Porta a porta all’intera città, , potenziamento dell’inceneritore di San Zeno, organizzazione del sistema e costi del servizio); ovviamente mi aspetto che i principi guida siano la trasparenza, l’efficienza e nessun utile sulla gestione dei rifiuti, ma queste sono solo le mie aspettative.

Ricordo che si sta parlando di un tema che vale più del 11% delle entrate del Comune, essendo peraltro una di una “partita di giro” in cui il Comune deve certamente pagare e non è certo di incassare tutto.

 

Opposizioni.

Suggerisco la stessa cosa alle opposizioni, in quanto questo tema non è stato trattato in modo organico da nessuno in campagna elettorale; in particolare ritengo indispensabile che il PD aretino espliciti la propria posizione in modo chiaro, perché si possa capire se è in grado di rappresentare gli interessi della città o se invece è semplicemente lo strumento di attuazione di politiche definite altrove.

 

NOTA: in passato i suggerimenti erano molto operativi e  possono essere sempre ritrovati negli  articoli che ho scritto ( in parte sono anche in questo), ma oggi ritengo sia necessario ripartire dalla visione politica.

 

Franco Romagnoli

 

P.S.: i leoni non ascoltano i colibrì, ma non per questo il colibrì smetterà di fare la sua parte

 

 

 

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